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Barattolo deve vivere!
Il pezzo in sostengo del centro sociale prodotto in 3 giorni da dj milidanz e mr. rootical. Grazie ragazzi.
Inserito: 18/02/2010 - 14:54
Autore: C.S.A. Barattolo

RISPOSTA al vicesindaco Centinaio
Prima di tutto dobbiamo far notare che nessuno dell'Amministrazione ha ancora risposto alle questioni che abbiamo posto.Centinaio, nonostante affermi che non gli importa, rilascia un'intervista perchè sa che l'amministrazione ha evidenti responsabilità ne
Inserito: 15/02/2010 - 10:23
Autore: CSA Barattolo

Indovina a chi da fastidio il cinema popolare!
Sono passate appena due proiezioni ed il cineforum popolare è già sotto attacco: abbiamo infatti ricevuto diffide da case di distribuzione che ci intimano di non procedere oltre.
Inserito: 01/12/2009 - 00:12
Autore: C.S.A. Barattolo

Scontri al Barattolo, come proseguono le indagini...
SCONTRI AL BARATTOLO, UN ACCUSATO Riconosciuto solo l’ex segretario Di Sopra Per gli altri neofascisti sarà archiviazione....
Inserito: 05/05/2009 - 08:39
Autore: La Provincia Pavese

25 APRILE
Corteo
Inserito: 20/04/2009 - 01:10
Autore: Antifa

News in archivio: 77


Barattolo deve vivere!

Qui potete trovare il file mp3.
Per ascoltare altre canzoni di dj milidanz:
http://www.myspace.com/djmilidanz

Scarica il file [5157 Kb]

Autore: C.S.A. Barattolo
Inserito: 18/02/2010 - 14:54


RISPOSTA al vicesindaco Centinaio

Prima di tutto dobbiamo far notare che nessuno dell'Amministrazione ha ancora risposto alle questioni che abbiamo posto.Centinaio, nonostante affermi che non gli importa, rilascia un'intervista perchè sa che l'amministrazione ha evidenti responsabilità nella gestione inesistente delle politiche giovanili e degli interessi comuni. Hanno finora privilegiato grossi interessi speculativi, come le concessioni edilizie dentro al parco della Vernavola, il mega parcheggio sotto il castello Visconteo, la spartizione dei poteri nell'ospedale e negli altri enti cittadini. Hanno abbandonato invece le promesse fatte durante la campagna elettorale di una città più vivibile e vivace.

-Finalmente hanno scoperto le carte e pare (dopo le parole del vicesindaco) evidente che la questione della musica è pretestuosa e senza fondamento.Non hanno prove del nostro disturbo acustico e la questione è tutta politica..altro che rispetto delle regole e necessità di tutelare i residenti.Il fantomatico comitato che protesta è di 4 gatti e cavalcato dalla Lega Nord che (come afferma Centinaio) da più di 12 anni cerca di "chiudere il Barattolo".

Facciamo politica?SI! Ma non quella dello scambio di favori, interessi e confronto sulle percentuali di voto.Facciamo una politica indipendente dai partiti e che con un confronto orizzontale tra le persone cerca il bene della città e del mondo in cui viviamo.E' sbagliato?O forse solo scomodo ai governanti con qualcosa da nascondere? Quello che il comune spaccia come atto da responsabili amministratori è invece un puro atto politico finalizzato a censurare ogni voce di dissenso e ogni spirito critico. Ce la fanno pagare per aver osato praticare la libertà di pensiero.

Sono decine le associazioni che utilizzano e frequentano ogni giorno il Centro Sociale Autogestito.Il confronto e la pluralità presenti al Barattolo spaventano perchè rispecchiano il consenso di buona parte della città.E' questo il vero disturbo che creiamo e il vero motivo per il quale questa giunta vuole fermare l'esperienza CSA Barattolo.
Invitiamo la cittadinanza a partecipare al corteo cittadino che partirà sabato 20 febbraio dal piazzale della stazione alle ore 15.00.Informazioni e commenti sul sito http://www.csabarattolo.org

Autore: CSA Barattolo
Inserito: 15/02/2010 - 10:23


Indovina a chi da fastidio il cinema popolare!

Indovina a chi da fastidio il cinema popolare!
Sono passate appena due proiezioni ed il cineforum popolare è già sotto
attacco:
abbiamo infatti ricevuto diffide da case di distribuzione che ci intimano
di non procedere oltre.

A Pavia, città universitaria con un'importante tradizioni di studi
cinematografici, i cinema semplicemente sono stati chiusi nel silenzio
generale. La distribuzione, il mercato, dominato dal modello
"multisala-blockbuster", che vende il comodo pacchetto completo
"parcheggio-pop corn-shopping-fastfood-cinepanettone", fa circolare
solo pellicole che assicurano facili successi al botteghino, mentre i
film che si allontanano da questo schema annaspano nel circuito dei
festival.
E tutto questo accade senza che le case di distribuzione si preoccupino
di lanciare allarmi o diffide.

Se ogni tanto qualche film d'autore, indipendente, di ricerca...insomma,
qualche film che valga la pena di vedere riesce a salvarsi da questo
condanna al silenzio è anche e soprattutto grazie al passaparola, alla
circolazione in rete, alla passione gratuita di centinaia, migliaia di
cittadini-spettatori.

L'industria del cinema conosce bene e sa sfruttare i meccanismi di
diffusione e condivisione della rete, solo che quando si tratta di
pubblicità gratuita la chiama "marketing", quando invece si tratta di
colmare i vuoti del mercato si chiama pirateria.

Abbiamo deciso di lanciare il cinema popolare proprio per dare la
possibilità di vedere quei film che a Pavia semplicemente "non possono
arrivare": senza alcun profitto, motivati esclusivamente dalla voglia
di creare e diffondere cultura e socialità. Ma questo dà fastidio a chi,
evidentemente, vuole solo difendere il proprio profitto,
disinteressandosi del diritto alla cultura.

"Tropa de elite" è un caso significativo: il successo del film è stato
sicuramente alimentato dalla enorme circolazione clandestina, che ha
anticipato addirittura di mesi l'uscita della pellicola nelle sale,
capace di creare un interesse tale da rendere il film campione
d'incassi dell'anno.

Non abbiamo nulla da spartire con chi fa della pirateria un commercio, ma
nemmeno con chi, pur avendoci costruito sopra il proprio profitto, non
dimostra rispetto per la genuina passione del pubblico"

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Autore: C.S.A. Barattolo
Inserito: 01/12/2009 - 00:12


Scontri al Barattolo, come proseguono le indagini...

SCONTRI AL BARATTOLO, UN ACCUSATO
Riconosciuto solo l’ex segretario Di Sopra Per gli altri neofascisti sarà archiviazione

PAVIA. Nessuno di loro è stato riconosciuto con precisione dai testimoni. Nessuno, tranne uno. La Procura ha chiuso le indagini sugli scontri al Barattolo, avvenuti lo scorso autunnno tra esponenti del centro sociale e militanti di Forza Nuova, e ha chiesto l’archiviazione per tutti, ad eccezione di Diego Di Sopra, ex segretario cittadino del partito di estrema destra. Secondo il magistrato, non ci sono elementi per dire che gli altri siano stati protagonisti di un’aggressione. Gli avvocati dei ragazzi di sinistra - che non escludono iniziative di protesta - si sono opposti alla richiesta della Procura.
A questo punto si attende la fissazione dell’udienza da parte del giudice. Che dovrà decidere se accogliere la richiesta del magistrato oppure chiedere che venga formulato il capo di imputazione nei confronti degli attivisti di Forza Nuova. In nove furono denunciati a ottobre, per lesioni e detenzione di armi, dopo una notte di follia, che aveva trasformato via Dei Mille in un campo di battaglia. E ricreato un clima da anni Settanta, con poliziotti e carabinieri a dividere i giovani di estrema destra da quelli di estrema sinistra.
In sette, tutti del Barattolo, finirono all’ospedale. Secondo i loro racconti furono colpiti con mazze chiodate e tirapugni. Ma la perquisizione all’interno della sede di Forza Nuova da parte della polizia (dove i militanti neofascisti si erano asserragliati, dopo che la sede era stata circondata dai giovani del Barattolo) non aveva confermato questa versione.
Furono trovate comunque armi improprie, che potevano essere utilizzate, secondo gli investigatori, per offendere. Così le denunce scattarono per Diego Di Sopra (l’unico per cui potrebbe essere avviato un processo), Daniele Spairani, Giacomo Francesco Artuso, Daniele Morelli, Matteo Cantù, Antonino Musolino, Antonio Simone, Pietro Folino Gallo e Christina Roselli.
Quella notte è stata ricostruita attraverso le testimonianze dei giovani feriti (assistiti dagli avvocati Ferrari, Sommariva, Arrigo, Bertoni, Giambelluca), ma i loro racconti non hanno permesso di stabilire con certezza se effettivamente i denunciati, che erano quasi certamente presenti quella sera, abbiano anche partecipato a quella che i militanti del Barattolo hanno da subito definito come «un’aggressione».
Qualche lacuna nelle loro versioni, troppe facce che nei ricordi si sono sovrapposte, nella concitazione e la tensione del momento. I racconti combaciano solo sul riconoscimento di Diego Di Sopra. Che ieri abbiamo provato a contattare, ma senza esito.

GIOVEDÌ, 30 APRILE 2009, di Maria Fiore


BARATTOLO, UDIENZA FISSATA

PAVIA. E’ stata fissata per il 14 luglio l’udienza sugli scontri al Barattolo. Il giudice Fabio Lambertucci esaminerà, in quella sede, la richiesta di archiviazione per otto dei nove militanti di Forza Nuova (il processo potrebbe aprirsi per un solo indagato), che erano stati denunciati per lesioni dopo una notte di scontri in via Dei Mille, a ottobre dello scorso anno, con esponenti del centro sociale.
L’udienza è stata fissata dopo che gli avvocati difensori dei militanti del Barattolo si erano opposti alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura.

VENERDÌ, 01 MAGGIO 2009

Autore: La Provincia Pavese
Inserito: 05/05/2009 - 08:39


25 APRILE

h. 9,30 piazzale Ghinaglia
PARTENZA DEL CORTEO
H. 10,30 piazza del Carmine
COLAZIONE PARTIGIANA

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Autore: Antifa
Inserito: 20/04/2009 - 01:10


Milano ama la libertà - Milano ripudia il fascismo

Domenica 5 Aprile i neo fascisti di Forza Nuova intendono organizzare un incontro a cui parteciperanno negazionisti, xenofobi, omofobi e razzisti da tutta Europa.
Il copione l'abbiamo visto a Bergamo, dove la parata fascista e le cariche contro gli antifascisti, oltre a evidenziare la reale natura di questi soggetti hanno anche dimostrato, per l'ennesima volta, di quali appoggi godano. Quello che intendono fare a Milano è quindi l'ennesima provocazione ad uso e consumo di chi tenta di attaccare i diritti e le libertà di tutti noi, di chi foraggia questi personaggi soffiando sulle paure e sulle insicurezze diffuse per seminare odio, paura e politiche securitarie.
A Milano non c'è spazio per i fascisti.
Il sostegno o il tacito assenso che le istituzioni milanesi stanno dando a questa iniziativa, per quanto venga presentato come rispetto della democrazia, non è casuale.
La città che questa giunta vuole costruire ha necessità dell'azione devastante dei fascisti: differenze azzerate, pattugliamento di ronde per tutelare l'ordine degli affaristi d'ogni risma, dei redditieri e del profitto.
La città di De Corato e Moratti è una città impaurita e blindata, una città vuota e infelice.
E che nessuno ospiti il convegno di Forza Nuova dieventandone quindi complice, che si rifiuti la cittadinanza ai negazionisti e ai razzisti, come già fatto dalle Stelline che in seguito alle pressioni della milano antifascista stanno facendo marcia indietro.
Ma Milano non è solo odio e paura. E' fatta anche da chi rifiuta chi semina odio per la diversità e cultura autoritaria. E' fatta di medici che non vogliono essere delatori, di studenti, insegnanti e genitori che rifiutano le classi separate, migranti che non vogliono più essere merce, di donne e uomini liberi che non sopportano più chi vuole decidere delle loro vite.
E' una città plurale, una città antifascista.
Milano ama la libertà.

Domenica 5 aprile ore 15.00 piazza della Scala.
Happening culturale, performance teatrali, reading, musica, interventi davanti palazzo marino, una giornata di mobilitazione cittadina, di riappropriazione di spazi ,di libertà contro i fascisti e i razzisti e le politiche securitarie che legittimano questi utili idioti

Firma la petizione
http://www.petitiononline.com/nofn5apr/petition.html

Autore: Rete antifascista milanese
Inserito: 31/03/2009 - 09:09


Raid notturni razzisti-Domani ore 15.00 presidio antifascista in Piazza Vittoria

MARTEDI’ 17/3
Raid razzista, orientali nel mirino
Gomme bucate e scritte naziste contro il pizzaiolo di viale Campari La vittima sorpresa: «Mai ricevuto minacce, sto bene con tutti»

PAVIA. Gli hanno tagliato le gomme della sua automobile e gli hanno scritto con la vernice spray «cinesi raus» con tanto di svastica. Tang Le, comumque, non è di origine cinese. E’ solo un vietnamita che da vent’anni vive a Pavia e, attualmente, gestisce una pizzeria in viale Campari, vicino all’incrocio con viale Sicilia. Il gesto di razzismo è avvenuto in via Dondi, vicino a casa sua. L’uomo non ha potuto far altro che chiedere l’intervento della polizia. Gli agenti della squadra volante hanno eseguito un sopralluogo ma, per il momento, non ci sono tracce dei responsabili.
I teppisti sono entrati in azione nella notte tra domenica e lunedì. Tang Le, domenica sera, ha parcheggiato la sua Panda vicino all’abitazione di via Dondi. I teppisti sono entrati in azione in piena notte: nessuno li ha visti. Si sono avvicinati alla vettura e l’hanno imbrattata con la scritta contro i cinesi ma, non soddisfatti, hanno causato un danno piuttosto ingente. Hanno infatti tagliato le quattro gomme della Panda. Poi si sono allontanati senza lasciare tracce.
Nessuno, dalle parti di via Dondi, si è reso conto di quello che stava succedendo. E così il gesto di razzismo è stato scoperto, ieri mattina, dallo stesso Tang Le.
«Sono uscito in strada - racconta al telefono il pizzaiolo vietnamita - e ho visto la mia automobile imbrattata. Non ci volevo credere. Ma chi poteva aver fatto una cosa simile? Abito in città da vent’anni e non ho mai avuto problemi. Ho fatto un giro intorno alla mia automobile e ho scoperto che mi avevano anche tagliato le gomme. Ho subito chiamato la polizia. Ma ripeto: non ho proprio idea di chi possa essere stato. Non ho nemici».
Gli agenti della squadra volante della questura sono intervenuti in via Dondi dove hanno eseguito un sopralluogo sulla Panda. I responsabili, comunque, non avevano lasciato tracce ma è stata aperta un’inchiesta. Tang Le, da qualche tempo, gestisce la pizzeria che si trova all’inizio di viale Campari. «Da quando sono in Italia ho sempre fatto il pizzaiolo - conclude - ma non ho mai avuto avuto fastidi». La polizia, per il momento, ha avanzato l’ipotesi di un banale gesto di teppismo. Ma non ci sono certezze e sono in corso accertamenti. (a. a.)

MERCOLEDI’ 18/3

Presa a sassate la sede del Pdci
Il segretario dei comunisti: «Spero resti un episodio isolato»

PAVIA. Una sassata contro la vetrata dell’ingresso delle sede dei comunisti italiani. Qualcuno l’ha lanciata la scorsa notte e ha mandato in frantumi l’ingresso della sede di via Ferrini. I danni sono piuttosto ingenti ma l’episodio è preoccupante soprattutto da un punto di vista politico. Nelle ultime settimane infatti sia in città che nei paesi vicini, Bereguardo e Torre d’Isola in particolare, sono apparse svastiche e segni neonazisti. Gli uomini della Digos stanno indagando e non si esclude ci sia una matrice comune.
«Siamo preoccupati per quello che è successo - spiega Paolo Fornelli, segretario provinciale dei comunisti italiani - e spero resti un caso isolato. Ma ho dei dubbi dopo quello che è successo in città negli ultimi giorni. Martedì sera abbiamo tenuto una riunione elettorale con Rifondazione e abbiamo lasciato la sede all’una e mezza. Non c’era nulla. Sono ritornato alle dieci e mezza di questa mattina e ho trovato il vetro rotto».
Durante la notte qualcuno è arrivato in via Ferrini a bordo di un’automobile e ha lanciato un sasso (che è stato recuperato dalla polizia) contro la vetrata dell’ingresso. I teppisti sono fuggiti a tutta velocità. Ieri mattina gli agenti della Digos hanna cercato testimoni tra i vicini ma nessuno aveva assistito a quello che era successo. Le indagini sono in corso ma, per il momento, non ci sono tracce dei responsabili. (a. a.)
VENERDI’ 20/3

IERI LA MANIFESTAZIONE
Tutta la sinistra unita contro il razzismo Tanti pavesi vicini al vietnamita minacciato

PAVIA. Tutti insieme contro la stupidità del razzismo. Ieri Pd, Pdci, Rifondazione, Verdi, Italia dei Valori, Sinistra democratica, Cantiere hanno dato vita a un breve corteo di solidarietà. Partenza alla sede dei Comunisti italiani vandalizzata in via Ferrini, arrivo al negozio di Tang Le, il vietnamita che ha trovato sulla carrozzeria della sua utilitaria la scritta “Cinesi raus” affiancata a una svastica. Tutti insieme per dimostrare che, al di là della dialettica politica, nessuno cederà di un millimetro di fronte al pericolo del razzismo.


Autore: C.S.A. Barattolo
Inserito: 20/03/2009 - 15:46


Siamo tutti coinvolti

Pavia. Dopo alcuni recenti raid razzisti contro gli stranieri, questa notte i fascisti hanno attaccato la sede dei Comunisti italiani

Tang Le è un tranquillo vietnamita; da vent’anni vive a Pavia e gestisce una pizzeria in viale Campari. La notte fra domenica e lunedì hanno tagliato le quattro gomme alla sua auto e imbrattato la carrozzeria con svastiche e scritte come «cinesi raus». In vent’anni Tang Le non aveva mai ricevuto minacce, ma ora ha paura. Poco distante, in via Ferrini, c'è la sede dei Comunisti italiani: questa notte i teppisti hanno distrutto il vetro d’ingresso. Nei giorni scorsi, Il parrucchiere Khaled di via Riviera ha avuto l'insegna distrutta e la saracinesca marchiata con una svastica e il digramma delle SS. Era molto amareggiato, ha detto «Sono qui da anni e ho sempre lavorato. Non do fastidio a nessuno». Anche Khaled ora ha paura. Semplici atti di teppismo?

Il razzismo e l’antisemitismo tracimante alimentati dalla crisi, la guerra tra poveri che si traduce nell’avversione per chi sta sotto nella scala sociale, vedono la corresponsabilità morale e culturale di politici miopi, giornalisti pennivendoli, comici irresponsabili come beppegrillo, gente comune che insieme ignorano le svolte epocali annunciate dall’arrivo dei nuovi migranti e inseguono gli umori della piazza, la stessa piazza che in una allucinante e pervasiva circolarità loro stessi sobillano. Il terrorismo delle parole vuote, la «mutazione della classe dominante», come l’ha chiamata Pasolini, la sistematica irrisione delle norme civili, a partire da quelle elementari, è oggi moneta corrente: scarti minimi che sfilacciano il tessuto democratico fino a dargli progressivamente scacco. Hanno tragicamente alterato l’etica pubblica al punto da elevare a cultura prevalente il nuovo fascismo e il suo portato di razzismo e xenofobia, che senza ostacoli o freni inibitori si riversa dalla politica populista al senso comune: il terreno di coltura per un nuovo sovversivo «regime reazionario di massa».

Non è come negli anni Trenta, non è come durante il fascismo: è peggio! Tornano gli spettri del recentissimo passato, perché l’impoverimento del ceto medio europeo – in corso – può avere come esito il fascismo sotto altre forme. Sono gli stessi spettri che – da Auschwitz a Mauthausen, da Dachau a Treblinka – settant'anni fa (e cioè l'altro ieri!) hanno portato l’umanità al punto zero della sua storia. Oggi viviamo lo stesso clima che, negli anni Trenta, favorì l'ascesa dell'uomo forte con i baffetti e la "soluzione finale", quella che vide passare per il camino zingari ed ebrei, due popoli "di troppo", insieme a omossessuali e diversamente abili, un clima oggi come allora alimentato dalla crisi economica che esplode e diventa crisi morale.

Questo nuovo fascismo, il razzismo e la xenofobia vanno combattute senza se e senza ma, prendendo le distanze anche da chi è «di sinistra, ma i Rom... » o da chi è dichiaratamente di destra «e dunque i Rom...», così come settant’anni fa per gli ebrei. Siamo tutti coinvolti, saremo tutti responsabili.

www.sconfinamenti.splinder.com

Autore: Giovanni Giovannetti
Inserito: 19/03/2009 - 10:24


Festival sociale delle culture antifasciste

Festival sociale delle culture antifasciste
Dal 29 maggio al 2 giugno
– Parco delle Caserme Rosse - Bologna

“L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità,
incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi
in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il
fascismo”. (Pier Paolo Pasolini, 1962)

Sono tempi difficili, e lo scenario odierno e', per quanto possibile,
persino peggiore di quanto descritto da Pasolini.

Il neofascismo si manifesta con nuove forme, alcune evidenti altre
molto più subdole e mascherate, tutte aggressive e violente. Cerca di
ricostruirsi una legittimità sociale, utilizzando immaginari e slogan,
presi a prestito dal linguaggio politico-istituzionale che semplifica,
nasconde, mistifica, propaganda idoli e indica il nemico.

L'incredibile aumento degli episodi di violenza in Italia nei
confronti di migranti, omosessuali e di quanti si oppongono alle
politiche di governo sono solo la punta dell'iceberg di una diffusa
cultura dell'intolleranza. Questi episodi, trovano terreno fertile nel
cortocircuito tra politica e società che fa dell'egoismo,
dell'omofobia, dell'arroganza e della sopraffazione i valori culturali
della “modernità”.

La reazione della società civile diventa più difficile e complessa e,
certamente, molte delle forme note della contestazione e
dell'attivismo sono superate dall'evolversi del panorama sociale.

Diventa forte il bisogno di confrontare percorsi e condividere risorse
e saperi con tutti coloro che sentono la necessita di opporsi ad una
delle peggiori derive razziste, xenofobe e sessiste della politica e
della società italiana.

Portiamo nel cuore e nella mente l’impegno e il sacrificio di ieri dei
nostri partigiani, i valori di giustizia e libertà che hanno animato
la loro resistenza.

Da qui il desiderio di rispondere, con le armi della cultura e della
ragione, alla violenza predicata e praticata delle parole, delle
leggi, dei cancelli dei CPT, dei bastoni delle ronde e delle sempre
più frequenti aggressioni ad opera di gruppi neo-fascisti.

Sentiamo forte la necessità di non rimanere in silenzio in un clima
generale di smobilitazione dei valori della Resistenza, dei diritti
fondamentali dell'uomo e delle stesse basi della convivenza civile.
Vogliamo ri-affermare nella società che la casa, la salute, la
cultura, l’ambiente, la dignità nel lavoro, sono diritti di TUTTI e di
TUTTE senza distinzioni di sesso, di religione o di nazionalità.

Pensiamo che delegare il progresso politico, sociale e culturale della
nostra realtà sia un grossolano errore. L'autodeterminazione
rappresenta per noi uno strumento privilegiato da cui partire per
ricostruire una sensibilità comune forte, capace di indignarsi di
fronte alla prepotenza, l'esclusione, l'ingiustizia.

Per questo, invitiamo fin da ora singoli, gruppi, associazioni e
movimenti a collaborare alla costruzione di questo Meeting. Un grande
momento di condivisione per socializzare percorsi, condividere e
confrontare idee, proposte e risorse; l’occasione per sperimentare
nuovi linguaggi e ridisegnare immaginari collettivi; per stimolare la
nascita di nuove relazioni e dotarci di una “scatola degli attrezzi”
per analizzare e agire nei confronti del fascismo che pervade il
nostro tempo.

I 5 gg del meeting saranno attraversati da tavoli di discussione
tematici, seminari, workshop tecnici, presentazioni di libri, video,
progetti, concerti e spettacoli teatrali, rassegne di fumetti e mostre
fotografiche, e quant’altro riusciremo a costruire grazie agli stimoli
e alla disponibilità di coloro i quali vorranno contribuire alla sua
realizzazione. Vogliamo sperimentare un metodo nuovo già nella
costruzione dell’evento, decentrato e partecipato, aperto ai
contributi di quanti si riconoscono nella cultura e nei valori
dell’Antifascismo.

La centralità dell’iniziativa sarà data ai diversi contenuti,
espressione di una cultura che amiamo definire antifascista, che
affonda le sue radici nei concetti di giustizia, eguaglianza e
solidarietà.

per contatti e info: info@fest-antifa.net

Autore: CSA Barattolo
Inserito: 06/03/2009 - 17:23


Rioccupato il COX 18

MILANO - Il centro sociale Cox 18 di via Conchetta a Milano, sgomberato dalla polizia il 22 gennaio, è stato rioccupato intorno alle 20 di venerdì da circa 150 militanti, che attraverso un tam tam telefonico e via internet stanno contattando amici e sostenitori. «Ci siamo ripresi un posto che è nostro di diritto», hanno spiegato i militanti del Cox 18. La decisione di tornare nel centro è arrivata dopo aver partecipato venerdì mattina all'udienza davanti al giudice civile in cui si discuteva il ricorso degli esponenti del centro sociale, che chiedevano il reintegro nel possesso dell'immobile. «Stamattina l'avvocato del Comune ha spiegato che lo sgombero non è stata una decisione loro - ha spiegato Stefano - e a questo punto c'è qualcosa che non va: noi avevamo un contenzioso con il Comune e invece è stata la Polizia a sgomberarci. Allora abbiamo deciso di riprenderci i nostri spazi, la nostra libreria e il nostro archivio». Al momento, è in corso una festa con alcune centinaia di persone e nei prossimi giorni verranno organizzate altre iniziative all'interno del centro sociale. «È nostro e non ce ne andremo», spiegano i militanti del Cox 18 ai quali la Digos ha chiesto per ora solo di non creare problemi al quartiere. «Ma noi - spiegano - non abbiamo mai fatto nulla per disturbare il quartiere dal quale abbiamo sempre ricevuto grande solidarietà». DUE VERTENZE IN CORSO- Poche ore prima i legali del Comune di Milano, nell'udienza davanti al giudice civile in cui si discuteva il ricorso degli esponenti del centro sociale che chiedono il reintegro nel possesso dell'immobile, avevano spiegato che lo sgombero «è nato da esigenze di pubblica sicurezza» e che «l'azione è stata disposta dalla Questura di concerto con la Prefettura, non dal Comune che non ne è l'autore». La decisione del giudice sarà nota tra alcuni giorni. Tra i testimoni citati dal Cox 18, l'ex sindaco di Milano Paolo Pillitteri e l'attuale prefetto del capoluogo lombardo Gian Valerio Lombardi. Davanti a un altro giudice è in corso un'altra causa riguardante l'occupazione dell'immobile. Gli esponenti del centro sociale, in questo procedimento, sostengono che sia già intervenuta l'usucapione ventennale. DE CORATO E FINAZZER - «Lo sgombero del centro sociale Cox 18 deciso dal prefetto e dal questore è stato un atto dovuto che ha semplicemente tutelato un bene pubblico - ha commentato il vicesindaco Riccardo De Corato -. Non dimentichiamo che quel locale era stato sgomberato già due volte dalla polizia nel 1989 e poi rioccupato. Una situazione di reiterata violazione della legalità, cui lo sgombero dello scorso gennaio ha posto fine». In difesa del patrimonio culturale del Cox 18 (l'archivio Primo Moroni) è intervenuto l'assessore alla Cultura milanese Massimiliano Finazzer Flory: «Bisogna difendere i libri e l'archivio del Cox 18, perché sono un grande patrimonio culturale e quindi appartengono a tutti. Si dovrebbe parlare di cultura e invece si vede la questione solo dal punto di vista politico». Occupato di nuovo il Conchetta. Nessun incidente, nel centro si fa festa Il centro sociale Conchetta è stato rioccupato e all'interno è stata organizzata una festa. Pino, componente dell'associazione Cox 18- Milano 2000, racconta della nuova occupazione. "Da tempo aspettavamo il momento giusto per farlo ed è stato possibile grazie a un passaparola via Internet e sulle radio". Lo storico luogo d'incontro milanese era stato sgombrato il 22 gennaio sorso fra le polemiche. I ragazzi sostenevano il valore storico dell'archivio di libri contenuto al suo interno e si erano opposti con una manifestazione alla quale avevano partecipato circa diecimila persone. Il vicesindaco di Milano, Riccardo De Corato, aveva espresso il proprio apprezzamento per l'operazione di sgombero sostenendo che "non ci possono essere strutture che vivono nell'illegalità". "Ci siamo ripresi un posto che è nostro di diritto", hanno spiegato i militanti del Cox 18. La decisione di tornare nel centro è arrivata dopo aver partecipato all'udienza davanti al giudice civile in cui si discuteva il ricorso degli esponenti del centro sociale, che chiedevano il reintegro nel possesso dell'immobile. "L'avvocato del Comune ha spiegato che lo sgombero non è stata una decisione loro - ha spiegato Stefano - e a questo punto c'è qualcosa che non va: noi avevamo un contenzioso con il Comune e invece è stata la polizia a sgomberarci. Allora abbiamo deciso di riprenderci i nostri spazi, la nostra libreria e il nostro archivio". Nei prossimi giorni saranno organizzate altre iniziative all'interno del centro sociale. "E' nostro e non ce ne andremo", spiegano i militanti del Cox 18, ai quali la Digos ha chiesto per ora solo di non creare problemi al quartiere. "Ma noi - spiegano - non abbiamo mai fatto nulla per disturbare il quartiere, dal quale abbiamo sempre ricevuto grande solidarietà". (13 febbraio 2009)

Autore: CSA Barattolo
Inserito: 16/02/2009 - 08:49

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