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Expo'2015, ma quale occasione per tutti?!!! case, diritti, spazi sociali.Expo'2015, ma quale occasione per tutti?!!! case, diritti, spazi sociali.
Rho-Fiera, 11 giugno 2008. Oggi, in un centinaio, nonostante il tentativo della sicurezza privata di bloccare e chiudere i cancelli, siamo entrati all' interno della fiera di Rho-Pero dove era in corso l'eire (expo italian real estate) la fiera degli immobiliaristi.
Colorati e determinati abbiamo fatto sentire la nostra voce agli speculatori che in vista dell' expo 2015 si sono riuniti per decidere i prossimi investimenti.
Da tempo ci raccontano che l' esposizione universale, così come ci hanno detto per la Fiera, sarà un occasione per il territorio e per le persone che ci vivono, ma in realtà i fatti dicono tutt'altro: aumento dei valori degli immobili e degli affitti, precarietà, lavoro nero, espulsione dei rom, dei senzatetto e dei migranti,e devastazione di intere aree agricole.
Non accettiamo che si decida per noi e su di noi.
Oggi l' abbiamo ribadito entrando in fiera e montando un muro di mattoni dorati, simbolo delle speculazioni e cementificazioni, da consegnare agli artefici di questa devastazione: Moratti, Formigoni e Zucchetti, che presentava in anteprima il Piano d'Area del Rhodense, peraltro mai presentato al Consiglio comunale.
Lor signori non hanno accettato il "gentile omaggio" facendo schierare polizia e carabinieri, ancora una volta pronte, in tenuta antisommossa, a difendere gli interessi dei grandi poteri economici.
Oggi è solo l' inizio.vogliamo decidere delle nostre vite, a partire da noi, dai diritti, costruendo dei territori partecipati e attraversabili, difendendo gli spazi sociali, come quello della Fornace, che non sarà certo uno sgombero a fermare.
Ci faremo sentire, presto e tanto, da qui al 2015.
Cs Fornace, cs Cantiere
Autore: CSA Barattolo Inserito: 12/06/2008 - 09:25
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Zinasco: no "Bio"Etanolo: articolo Provincia Pavesedalla Provincia pavese:
Bioetanolo a Zinasco, arriva il no di tre sindaci
Sommo, Villanova e Carbonara ora si sono schierati Tutti gli altri restano in attesa del progetto definitivo
I primi cittadini si sono espressi in un’assemblea pubblica sulla proposta
ZINASCO. I sindaci dicono la loro sull’impianto di bioetanolo che Italia Zuccheri vorrebbe realizzare a Zinasco come riconversione dell’ex zuccherificio di Casei Gerola. Tra gli amministratori alcuni sono contrari (Sommo, Villanova e Carbonara), altri tengono un atteggiamento di attesa. E’ quanto emerso in un pubblico dibattito che si è tenuto nella sala consiliare. A promuoverlo il Comitato per la tutela dell’ambiente e del territorio. Davanti a una platea di cittadini i sindaci per la prima volta hanno fatto conoscere la loro opinione sulla proposta di Italia Zuccheri.
Guido Zanaboni, primo cittadino di Sommo, ha definito la proposta «un frutto avvelenato dell’autostrada». Il primo a prendere la parola è stato Germano Miatton, sindaco di Carbonara al Ticino. Lui, insieme a Zanaboni e Claudia Mussi (Villanova d’Ardenghi) fa parte del coro dei «no». In attesa si sono invece dichiarati, con sfumature diverse, Cava Manara, Gropello Cairoli, Pieve Albignola. In attesa, ma con un atteggiamento più propenso al sì, è Zinasco. Miatton ha espresso la sua preoccupazione per il consumo di suolo che ci sarà in un territorio già compromesso: «Non riesco ancora a capire - ha detto - perché non si debba fare l’impianto a Casei Gerola. Questo progetto non qualificherà il territorio, ma minerà la qualità di vita anche dei paesi limitrofi. Mi preoccupa anche l’impatto che avrà sulla viabilità». Meno rigida la posizione di Cava Manara rappresentata all’assemblea dall’assessore Mezzadra: «L’amministrazione è disponibile ad un percorso per verificare la fattibilità della nuova opera purchè vengano accolte alcune condizioni: la sostenibilità ambientale, un rapporto costi/benefici per tutti i comuni della zona e non solo per Zinasco, l’adeguamento delle infrastrutture». Il vicesindaco di Gropello Cairoli ha preso tempo: «Attendiamo il progetto definitivo per ora possiamo fare solo delle semplici deduzioni». Lo stesso è stato detto da Mezzana Rabattone e da Pieve Albignola. Si è invece alleato con la posizione di Carbonara, il sindaco di Sommo: «Non è fondamentale non conoscere il progetto nel dettaglio. Sappiamo che verranno movimentate 500mila tonnellate di mais all’anno, possiamo calcolare quanti saranno i Tir che si utilizzeranno. Non credo all’utilizzo della ferrovia perché quella di Zinasco è insufficiente. Ma risibile è anche la nostra viabilità. La Provincia prima di pensare all’autostrada dovrebbe preoccuparsi di darci strade adeguate». Un secco no è arrivato anche da Villanova d’Ardenghi: «Saremo i più penalizzati da questo progetto. Io non intendo accettare che sul mio territorio passano i camion carichi di mais da trasformare in bioetanolo. Aspetto proposte alternative». A tutti questi interventi ha replicato il sindaco di Zinasco, Giuseppe Miracca: «La ferrovia è stata ammodernata e sarà utilizzata in caso di realizzazione dell’impianto. Anche per noi la viabilità è la prima preoccupazione. Ora, però., è impossibile esprimersi perché manca un progetto definitivo».
Raffaella Costa
Autore: CSA Baratttolo Inserito: 05/06/2008 - 12:05
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Sgomberato il centro sociale Sos Fornace di RhoQuesta mattina alle 7:00, senza alcun tipo di preavviso, una ventina di camionette della polizia e dei carabinieri hanno eseguito lo sgombero del Centro Sociale SOS Fornace di Rho. Dopo 3 anni in cui abbiamo riportato alla vita una spazio in disuso, riempendolo di iniziative politiche, artistiche, culturali partecipate da centinaia di giovani del territorio, con un’operazione di polizia si è cercato di spegnere i desideri e i bisogni delle forze più vitali della città, per riconsegnare quest’area all’ennesima speculazione. Nella città vetrina di Expo 2015 non c’è spazio per le voci critiche e per il dissenso verso il modello delle grandi quanto inutili opere, della cementificazione selvaggia, del saccheggio dei beni comuni del territorio e delle politiche securitarie e razziste che colpiscono i rom, i migranti e chiunque sia diverso. I percorsi politici di autogestione e di difesa del territorio intrapresi in questi anni non si fermano con uno sgombero: le tante aree dismesse di questa città già destinate alle speculazioni di Expo 2015 attendono solo di essere liberate!
Gli sgomberi non spengono la Fornace!
La nostra lotta continua!
ASSEMBLEA QUESTA SERA h. 21:00 RHO - PIAZZA VISCONTI (davanti al Comune di Rho)
www.sosfornace.org sosfornace@inventati.org
COMUNICATO C.S.A. BARATTOLO
Abbiamo appena saputo dello sgombero alla Fornace, ennesimo attacco agli spazi sociali, unici luoghi di libertà ed autonomia nelle nostre città, unici ostacoli per chi vuole trasformarle in vetrine, in salotti da rivista patinata, in bocconi di un "McMondo" omogeneizzato e precotto dove la creatività, la socialità e il pensiero critico non hanno diritto di cittadinanza. L’Expo e la Fiera, mostruosi figli di chi immagina e vuole uno sviluppo fatto solo di cemento&fatturato, esigono il loro tributo di spazi liberi, ma continueremo a resistere: dentro e fuori dai centri sociali riprenderemo le nostre città.
Un abbraccio alle sorelle ed ai fratelli della Fornace
coll. Corsari, hacklab Gnufunk, ciclofficina pop. I Ciclopi @ CSA Barattolo
leggi la feature su global project:
http://www.globalproject.info/art-16116.html
Autore: C.S.A. Barattolo Inserito: 27/05/2008 - 14:16
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Ordinanza comunale bigotta colpisce RADIO AUTRADIO AUT: ULTIMA CHIAMATA!
Ai soci e agli osti del Circolo Arci Radio Aut
Il momento che stiamo attraversando è cruciale per il destino di Radio Aut: abbiamo davanti l'ultima e l'unica possibilità per restare in vita. Nonostante l'ordinanza di chiusura anticipata alle ore 22.00 abbiamo ancora una possibilità: dimostrare che siamo in grado di rientrare nei limiti legali di emissioni acustiche, togliendo validità all'ordinanza e permettendoci così di rimanere aperti fino alle 2.00. Perchè Radio Aut possa sopravvivere (qui o altrove), è NECESSARIA la collaborazione diretta di tutti i soci.
In questo senso vi chiediamo:
* di partecipare attivamente agli aperitivi che verranno organizzati tra le ore 18.00 e le ore 22.00 per sostenere il circolo durante il periodo di chiusura anticipata;
* alla luce di nuove rilevazioni che possano portarci alla sospensione dell'ordinanza, di collaborare alla quiete all'interno e all'esterno del circolo, finchè non verrà trovata una soluzione definitiva;
* di sensibilizzare gli altri soci del circolo all'osservanza di queste semplici regole.
LA GRAVITÀ DELLA SITUAZIONE IMPONE MASSIMA SERIETÀ E DEDIZIONE DI TUTTI
dalla provincia Pavese:
Radio Aut da domani chiude alle 22
Vincono i residenti, in via Siro Comi torna il silenzio. Almeno per ora
PAVIA. Tornerà il silenzio in via Siro Comi. Il messo comunale con la
nuova ordinanza del sindaco è arrivato ieri sera alle 19.15 mentre Radio
Aut gli osti del locale erano appena arrivati. La temuta ordinanza del
sindaco Piera Capitelli intima la chiusura alle 22 a partire da domani
per il circolo Arci gestito dagli studenti universitari del
Coordinamento per il Diritto allo Studio.
L'ordinanza arriva a conclusione del procedimento amministrativo
iniziato un anno fa: il Comune aveva già emesso un'ordinanza nei
confronti di Radio Aut il 16 gennaio 2007, ma era stata revocata poco
tempo dopo (il 30 gennaio) in seguito alla presentazione da parte dei
ragazzi di nuova documentazione sul piano di insonorizzazione del locale
portato avanti dopo la rilevazione dell'Arpa. Non si tratta comunque di
una sorpresa: gli studenti erano già in preallarme, le serate Coming-Aut
sospese fino a data da definirsi e da lunedì erano iniziati gli
aperitivi a sostegno del circolo che, a causa della riduzione di orario,
è messo in serio pericolo dal punto di vista finanziario. Spiega Michele
Galli, presidente di Radio Aut: <<Dimostreremo in questi giorni di essere
in grado di rispettare i limiti di emissioni acustiche richiesti e di
poter convivere con le altre esigenze della via>>. Stasera si chiude per
l'ultima volta alle 2, ma da domani via Siro Comi cambierà volto.
Si riapre così la questione degli spazi dedicati ai giovani, e Michele
Galli ribadisce: <<Noi eravamo rimasti una sorta di testa di ponte di un
certo modo di concepire dei luoghi destinati ai giovani e gestiti dai
giovani che a Pavia non ci sono. Dopo tre anni di impegno e con 400 soci
siamo una realtà consolidata. Ora, dopo il rifiuto dell'università di
concedere gli spazi per lo University Music Festival e le associazioni,
si chiude anche il fronte del Comune, che era finora rimasto aperto>>.
Autore: RADIO AUT Inserito: 21/05/2008 - 15:07
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EuroMayDay008: il primo maggio precario che travolge i confini del futuro!Ci rivolgiamo a tutti e a tutte; uomini e donne, precari e precarie, native e migranti, lavoratrici e lavoratori dei call center, degli aeroporti, dello spettacolo e della moda, dell'informazione e della formazione, delle ricerca, delle cooperative sociali, della distribuzione.
Ci rivolgiamo agli operai e alle operaie, delle fabbriche e dei servizi, agli studenti, alle associazioni, ai centri sociali, alle mille forme di resistenza e di autorganizzazione che ri-generano i territori e le metropoli martoriati dal vampirismo neoliberista.
La precarietà picchia duro, nel lavoro e nella vita. Non è “sfiga”. Non è cosa passeggera. Non è un problema sociale tra gli altri ne' un titolo di un giornale. Non è semplicemente la perversa proliferazione di contratti atipici ne' un dazio che le giovani generazioni sono costrette a pagare per entrare nel mercato del lavoro.
È il modo contemporaneo di produrre la ricchezza, di sfruttare il lavoro, di asservire ogni stilla della nostra vita al profitto delle imprese. La precarizzazione è la crisi della rappresentanza politica e sindacale del lavoro e nel sociale, e segna un punto sulla linea del tempo rispetto al quale non si può tornare indietro. È il punto da cui è necessario ripensare e sperimentare nuove forme e strategie di lotta; contro lo sfruttamento, le gerarchie e le povertà.
Una lotta che parli chiaro e a voce alta, perché ricca di tutto ciò che la precarizzazione nega e riduce al silenzio. Negli ultimi anni, l'EuroMayDay ha costruito, in Italia e in Europa, uno spazio politico e sociale, condiviso, in cui la presa di parola e il protagonismo dei precari e delle precarie, senza mediazioni e mediatori, ha sperimentato forme inedite di visibilità, comunicazione e conflitto.
Ma la Mayday è un processo sociale che si evolve di anno in anno, per tutto l'anno, e questa edizione, a Milano, rilancia a partire dal protagonismo dei migranti. Il lavoro migrante rivela i segreti della precarizzazione. Il controllo dei confini produce gerarchie spesso razziste tra regolari e irregolari, tra buoni e cattivi, criminalizzati dalle retoriche della guerra e della sicurezza che servono solo a non parlare di coloro che di lavoro muoiono, senza nessuna sicurezza.
La specificità dei migranti è vivere una doppia precarietà. Dentro e fuori i luoghi di lavoro il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro li ricatta, i Cpt e le espulsioni li minacciano costantemente. La loro condizione riguarda però tutto il lavoro, è una leva fondamentale della precarizzazione perché alimenta la frammentazione, perché riduce gli spazi di libertà e le possibilità di lotta. Ma in questi anni il protagonismo dei migranti ha prodotto esperienze significative di lotta autonoma in nome della libertà di movimento.
Il primo maggio, a Milano, vogliamo condividere questa forza, amplificarla, congiungerla con quella degli altri precari. Condividere esperienze che sono transnazionali, e che danno il segno di una May Day che attraversa l'Europa da Aachen/Aquisgrana a Berlino, Copenhagen, Hanau, Amburgo, Helsinki, Lisbona, Madrid, Malaga, Maribor, Napoli, Palermo, Terrassa, Vienna... e va oltre, perché passa per la Tokyo MayDay in Giappone, e si collega alla manifestazione dei migranti negli Stati Uniti del prossimo primo maggio.
Vogliamo costruire una long/larga/lunga MayDay che sappia porre un confronto serrato e continuativo, fra tutte le realtà lavorative, sociali, sindacali che lottano, ogni giorno, in ogni dove, contro la precarizzazione, sulle tematiche che da sempre hanno caratterizzato l'idea del primo maggio precario: la continuità di reddito intesa come un nuovo orizzonte delle politiche rivendicative, del welfare e la trasformazione del protagonismo precario e migrante in un conflitto nuovamente diffuso ed incisivo.
La precarizzazione, lo ripetiamo, picchia duro e segna una discontinuità profonda con il passato. E' un equilibrio sapiente fra ricatto e consenso e agisce sul sociale in modo diverso, dividendoci e confondendoci. Atomizza le nostre vite e saccheggia i territori e le metropoli in cui viviamo. Milano è fresca di nomina per l'Expo 2015. Tremiamo pensando alle conseguenze di ciò: l'orgia bipartisan dell'orgoglio nazionale di speculazioni ed appalti allestirà il palcoscenica nascosto per lo sfruttamento intensivo di lavoro precario e migrante in un'oscena colata di cemento.
Non ci sono dubbi, siamo incompatibili con tutto ciò: se questa è una vetrina che lo sia della nostra capacità di conflitto e di un'idea di valorizzazione delle nostre vite ben differente Di questo si discuterà nelle Fiere Precarie che precederanno, attraverseranno e seguiranno la parade mettendo a confronto esperienze di autoproduzione, di cooperazione e di condivisioni dei saperi.
Let's MayDay,
Milano, primo maggio,
Porta ticinese, ore 15.00
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Autore: C.s.a. Barattolo Inserito: 21/04/2008 - 11:35
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19 Aprile ore 14 Corteo a Rho : no all’Expo, no allo sgombero della FornaceIl 19 Aprile giornata di mobilitazione contro l’Expo e contro lo sgombero della Fornace di Rho.
L’Expo 2015 comincia adesso, si avvia con i progetti di una faraonica trasformazione della città di Milano e della sua Provincia, nel segno della gentrification e della vulgata securitaria che trova nuova legittimazione.
Sicuramente non è con la compatibilità e con l’ipocrisia espressa dalle forze istituzionali, (compresa la Sinistra Arcobaleno che propone il Forum Milano 2016 in ritardo e senza riuscire a pronunciare parole nette), che si possono riconquistare territori alla gestione dei cittadini, levandoli dalle mani della speculazione e della devastazione.
tratto da www.Globalproject.info
Autore: CSA Barattolo Inserito: 19/04/2008 - 01:58
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Presidio antifascista Sabato 29Osservatorio antifascista
Martedì 18, alle 23.45, una decina di militanti di Forza Nuova con il passamontagna si è mosso dalla propria sede alla volta del CSA Barattolo, aperto solo per lavori di sistemazione: ha sfondato il cancello d’ingresso, sradicato un parapetto del balcone dell’ex comitato di quartiere, abbattuto la vetrata d’ingresso utilizzando un blocco di cemento, infranto a lanci di pietre il lunotto superiore d’ingresso. Un frequentatore della struttura che ha cercato di andarsene viene circondato e malmenato: 15 giorni di prognosi. La polizia, intervenuta solo dopo ripetute chiamate, arriva ad azione squadrista conclusa, quando gli autori si erano dileguati su un Doblò bianco. Il ritardo sembra colpevole considerando che la prima volante arrivata in Borgo Ticino, ha deciso di non intervenire ed aspettare rinforzi.
Questo episodio è la logica conseguenza dell'apertura in Città di una sede di Forza Nuova, nonostante le ripetute richieste formali alle Autorità e le manifestazioni di piazza vi si opponessero. La nuova sede ha infatti permesso il proselitismo ed il risorgere di gruppi squadristi che non hanno mancato di seminare odio e fomentare razzismo nella nostra Provincia: i presidi intolleranti e xenofobi nei confronti della comunità Rom, i lanci di mattoni alla Gandina alla volta di donne e bambini, l'attacco ad esponenti della Società Civile, ed ora l'assalto e l'aggressione al CSA Barattolo.
E' ora di dare una risposta, che le Autorità si esprimano chiaramente condannando senza riserve questi atti ed i loro esecutori. Senza la scusa degli opposti estremismi che non si adatta alla situazione pavese, dove da anni la risposta alle ripetute aggressioni ed assalti è sempre stata nonviolenta e condotta in maniera pubblica.
Chiediamo a Comune, Provincia e Prefettura di adoperarsi per la chiusura della sede neofascista, non solo per i dettami della nostra Costituzione, ma per l'oramai conclamata natura squadrista degli appartenenti a Forza Nuova. E non possiamo accettare che la risposta del Questore sia di ripristinare una generica e trasversale sorveglianza, quando le violenze perpetrate sono univoche ed evidenti sono le responsabilità.
L'insieme di varie realtà democratiche cittadine, riunite attorno al Coordinamento Antifascista, condanna l'accaduto rifiutando ogni provocazione e si dichiara pronto a intervenire in città lanciando un percorso di iniziative verso il 25 aprile. Se da un lato si richiama l'attenzione sullo squadrismo dei fedeli di Roberto Fiore, che non accetteremo nuovamente in città, dall'altro si lavorerà per evidenziare come i soprusi sui luoghi di lavoro, le discriminazioni verso i migranti, l'attacco ai diritti civili e la distruzione sistematica del territorio come per la Broni-Mortara, non sono altro che forme diverse di un odierno Fascismo, che come allora prevarica sull'uomo e conduce verso la barbarie.
Questo percorso inizia SABATO 29 MARZO con un presidio davanti alla prefettura, con una chiamata alla Pavia antifascista, stufa delle violenze ma soprattutto dell'ipocrisia e dell'inerzia di istituzioni e partiti che si rifanno alla costituzione ignorandone però i fondamenti. Solo la chiusura della sede neofascista sarà la risposta adeguata alle istanze della Pavia democratica.
Presidio SABATO 29 DAVANTI ALLA PREFETTURA ore 18.00
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Autore: CSA BArattolo Inserito: 31/03/2008 - 09:41
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Agguato al CSA BarattoloAlla fine è successo. Un anno fa avevamo denunciato i pericoli derivanti dall’apertura di una sede di Forza Nuova in città. Avevamo detto a chiare lettere che la scelta di aprire una sede di fianco al Barattolo, luogo simbolo dei valori antifascisti e già vittima di diversi agguati squadristi delle odierne camicie nere, non era casuale. Avevamo detto che Forza Nuova è una formazione fascista nell’ideologia e nella prassi poitica che fa del coltello e della spranga il proprio verbo. Queste denunce sono rimaste inascoltate da parte di chi avrebbe dovuto impedire che i nostri timori divenissero realtà.
Ieri sera alle 23.45 un gruppo di una decina di militanti di Forza Nuova incappucciati si è mosso dalla propria sede e, dopo aver sfondato il cancello d’ingresso del C.S.A. Barattolo, ha sradicato e un parapetto del balcone dell’ex comitato di quartiere gettandolo nel cortile sottostante e ha abbattuto la vetrata d’ingresso utilizzando un mattone di cemento. Dopodichè hanno infranto il lunotto superiore dell’ingresso lanciando diverse pietre. Quando uno dei ragazzi presenti ha cercato di lasciare la struttura è stato circondato e malmenato da questo manipolo di nostalgici del duce. Le forze dell’ordine sono intervenute solo dopo 3 chiamate quando ormai gli autori di quest’”impresa” si erano già dileguati. A rendere questo colpevole ritardo ancora più ingiustificabile si aggiunge un’altra considerazione: La prima volante arrivata in borgo ha deciso di non intervenire e aspettare i rinforzi al benzinaio del borgo per non mettere in pericolo l’incolumità del personale di polizia. Dov’è finita la solerzia e la risolutezza che in altri frangenti hanno mostrato i dirigenti di polizia minacciando di carica chi dimostrava pacificamente contro le iniziative di FN?
Ora, oltre ai vetri rotti e ai 15 giorni di prognosi di un ragazzo la cui unica colpa era di trovarsi dentro il Barattolo, rimangono molte domande senza risposta: come è stato possibile che sia avvenuto esattamente ciò che avevamo previsto e denunciato ancor prima dell’apertura della sede di FN senza che nessuna delle autorità preposte muovesse un dito per evitarlo? Com’ è possibile che gente che espone il busto del duce nella propria sede possa trovare agibilità politica in un presunto paese democratico che vieta, almeno sula carta, ogni forma di ricostituzione del partito fascista? Com’è possibile che dopo i lanci di mattoni alla cascina gandina, dove solo il caso ha impedito che donne e bambini rimanessero feriti, nessuno abbia preso provvedimenti?
Mentre a questi loschi individui veniva permesso di organizzarsi, fare proseliti e minacciare sistematicamente i più giovani partecipanti alle iniziative del Barattolo (obbligati a passare davanti alla loro sede), noi, coordinamento delle realtà antifasciste, abbiamo dovuto subire interrogatori in questura e un indagine della procura della repubblica di Roma per aver scritto nei nostri manifesti la verità: che Roberto Fiore, fondatore e finanziatore di Forza Nuova è un criminale implicato nella strage di Bologna (scampato alla pena solo grazie alla fuga all’estero dove ha creato un impero economico con la cassa della formazione di estrema destra “terza posizione”) e che Forza Nuova è il braccio armato della destra più estremista e xenofoba.
Un anno fa la questura impedì con la forza alla manifestazione del coordinamento antifascista di passare per le vie del borgo e raggiungere il Barattolo per protestare contro l’apertura della sede fascista; un anno fa il questore ci disse che l’apertura dellla loro sede era legittima finchè non avessero compiuto reati (benchè alcuni dei dirigenti fossero già stati condannati per fatti anaologhi a quelli dell’altra notte). Addirittura si ebbe il coraggio di proporci di trovare noi una sede alternativa in periferia cosicchè episodi come quelli di ieri sera rimanessero sepolti nel magma indistinto delle violenza di quartiere senza essere riconosciuti per quello che sono: agguati squadristi.
E domani cosa succederà? Saremo ancora disposti ad accettare che la saracinesca sotto i portici di Via dei Mille si alzi illuminando l’ennesimo rigurgito fascista?
ascolta intervista audio su globalproject.info
Autore: CSA BArattolo Inserito: 20/03/2008 - 13:19
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Serghey è tornato in libertàPAVIA. Serghey è libero. Ieri si sono riaperte le porte del Cpt di
Bologna e il giovane senegalese detenuto dalla fine di gennaio - dopo esser
finito in una retata insieme ad altri due ambulanti irregolari - è stato
rilasciato. Una vittoria del suo avvocato, Tatiana Desogus, che - con il
sostegno morale dei parrocchiani di San Francesco - non si è arresa di
fronte al verdetto di espulsione. «Abbiamo fatto ricorso al giudice del
Tribunale che in effetti ha riscontrato diverse irregolarità - spiega il
legale pavese - Errori nel decreto di espulsione e nella notifica. E così la
Prefettura ha adottato un provvedimento in autotutela, decidendo l'annullamento».
La prima cosa che ha fatto Serghey, al secolo Cheick Gueye, è stata
quella di telefonare agli amici di Pavia che per lui si erano subito
mobilitati. Una carta che ora potrà giocarsi è attendere la
regolarizzazione, per la quale aveva avviato la pratica tempo fa, in
Portogallo. E poi rientrare, da regolare, in Italia.
Nel frattempo alla parrocchia di San Francesco un gruppo di volontari
aveva raccolto dei fondi per aiutare la famiglia di Serghey che vive in
Senegal: la moglie e i tre figli che da un paio di mesi non ricevevano il
denaro che il senegalese spediva a casa per mantenerli. Serghey arrivava
ogni mattina da Milano, in treno. Saliva in sella alla sua bicicletta e
raggiungeva piazza Duomo. Stazionava lì, tutte le mattine con la sua
mercanzia, in piedi accanto all'ingresso della farmacia. Mangioava un panino
nel bar poco distante e poi si trasferiva in via Mentana. Lo conoscevano in
tanti Serghey. La domenica lo si poteva trovare davanti alla chiesa di San
Francesco dove alcune parrocchiane l'avevano preso in simpatia, gli
portavano abiti usati da spedire alla famiglia, gli allungavano qualche euro
di mancia quando lui portava loro a casa le borse della spesa. Un bel giorno
Serghey è sparito: finito nella rete di un controllo contro il commercio
ambulante abusivo. (m.g.p.)
Autore: La Provincia Pavese Inserito: 25/02/2008 - 08:32
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Landriano, «congelata» la logisticaLANDRIANO. La Regione Lombardia, attraverso il decreto firmato dal dirigente Filippo Dadone, congela la logistica prevista alla cascina Cirano dichiarando assoggettabile il progetto alla procedura di Valutazione di impatto ambientale. Esultano gli oppositori al terzo insediamento per la movimentazione merci per un provvedimento che di fatto stoppa il progetto in attesa di nuovi approfondimenti. La decisione è stata presa sulla base delle informazioni prodotte dai committenti e della documentazione.
La Regione è arrivata alla conclusione di una «non piena comprensione delle caratteristiche dell'opera e dei suoi effetti sull'ambiente, ravvisandosi quindi la necessità di approfondire la conoscenza dello stato ante-operam e degli impatti degli interventi proposti soprattutto riguardo alla scelta della localizzazione dell'insediamento, ai flussi di traffico generati in fase di esercizio, alla loro distribuzione in spazio temporale in particolare sulle componenti atmosfera e rumore anche in sovrapposizione ad altri insediamenti logistici e produttivi gravanti intorno».
«Infine - conclude la Regione - riguardo all'inserimento paesaggistico dell'opera, a mitigazioni e compensazioni di carattere ecosistemico nonchè alla tutela delle risorse idriche superficiali e sotterranee».
Insomma a detta del Pirellone sussistono elementi legati al progetto che possono avere ripercussioni importanti sull'ambiente e dunque la procedura di Via si rende ineludibile. Dopo aver preso atto dell'istanza relativa alla richiesta di insediamento, della documentazione che ne identificava le caratteristiche e delle osservazioni fatte pervenire dal Comune di Torrevecchia Pia, dal comitato «No logs», dal circolo di Legambiente e dalla minoranza consiliare, la Regione ha espresso una duplice valutazione. La prima sugli aspetti di carattere generale e sulla localizzazione del progetto è partita da un richiamo alla realizzazione della logistica che sta avvenendo a sud lungo l'ex strada statale 412 per la quale fu invece esclusa la procedura di Via. La seconda e variegata valutazione della Regione si concentra sulle caratteristiche intrinseche del progetto. Tra le criticità che esso conserva si sottolinea il fatto che dallo smantellamento delle stalle si salverebbe, restando in esercizio, quella parte di allevamento più vicino al centro abitato con la conseguenza di limitare ma non evidentemente eliminare gli odori molesti. Rilievi vengono mossi anche in relazione alla mancanza di adeguati interventi di compensazione a beneficio dell'ecosistema e riguardo l'aspetto idrogeologico dell'area ma soprattutto sul versante viabilistico. «Riguardo al traffico generato - afferma la nota del dirigente regionale -, non è stato fornito un adeguato studio dei flussi generati dal nuovo insediamento e quindi del traffico sulla rete locale interessata. E' assente, più in generale, la considerazione della sovrapposizione degli effetti con gli altri insediamenti logistici e produttivi esistenti intorno, compreso quello in fase di realizzazione. Date le arterie interessate direttamente dall'insediamento e il basso livello di servizio attualmente riscontrabile, è necessario che un approfondito studio di traffico sia supportato da un aggiornamento dei dati relativi ai flussi mediante rilevazioni ad hoc».
Gianluca Stroppa
Autore: La Provincia Pavese Inserito: 25/02/2008 - 08:31
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