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giovedì 1 aprile
Per il concerto vietato al Barattolo 56 convocazioni dei vigili urbani

PAVIA. Piovono da un mese le convocazioni, al comando vigili, agli organizzatori del concerto «proibito» del 6 febbraio al centro sociale Barattolo: ne sono arrivate 56. «Una intimidazione», è la reazione dei giovani del Barattolo, che a settembre avevano vinto il ricorso per le multe dell’ordinanza antibivacco: «Ci hanno convocato al comando vigili - spiegano - per avvisare che è iniziato il procedimento di indagine per pubblico spettacolo senza i permessi del Comune e ad alcuni è stata contestata la resistenza a pubblico ufficiale» spiega Lorenzo Spairani. «In quell’occasione i vigili non sono entrati di comune accordo con gli organizzatori, che hanno ammesso lo svolgimento del concerto che, da fuori, per la stessa ammissione dei vigili, non si sentiva. Non è stata fatta resistenza». Per i ragazzi del Barattolo «l’indagine andrà a finire in nulla come le altre».
La revoca della convenzione, annunciata dal Comune, non è mai stata notificata: «Quanto spende il Comune per reprimere le attività dal Barattolo? - chiedono in una nota - Per gli straordinari dei vigili urbani, per le volanti chiamate in continuazione? Poi mancano i soldi per le altre cose». (a.gh.)

Martedì 2 marzo

Il sindaco: giovani e regole nella città da svegliare

Alessandro Cattaneo *
In questi giorni assisto ad un dibattito particolarmente acceso, incentrato sulla vivacità culturale di Pavia e sull’universo giovanile della città. Al centro della discussione, indubbiamente, c’è la recente decisione dell’amministrazione comunale sul caso del Barattolo. Convenzione che garantiva ad alcune associazioni la gestione della struttura comunale di via dei Mille, conosciuta appunto come Barattolo. Su questo, dopo aver letto sul giornale una lettera aperta indirizzata a me, una prima riflessione per fare chiarezza: la nostra è stata una scelta basata su valutazioni oggettive e su regolamenti chiari, che nulla c’entra con valutazioni soggettive sulle iniziative portate avanti con queste associazioni. Da anni alcune regole che valgono per chiunque utilizzi una struttura comunale non venivano rispettate e, inoltre, queste associazioni non hanno dimostrato la volontà di rispettarle in futuro. Per questo non potevamo che decidere di recedere dalla convenzione. Le regole sono uguali per tutti e derogare solo per alcuni è sempre un atto di grave ingiustizia da parte di un governo della città. Il nostro futuro. Detto questo, il problema è più complesso e non si riduce, come è evidente da parte delle associazioni del Barattolo, a una battaglia politica che porta inevitabilmente a un «muro contro muro». Qui c’è in ballo qualcosa di molto più serio: il futuro di questa città, che non può prescindere da fondamentale ruolo dei tantissimi giovani che animano Pavia. Fin dai primi giorni al Mezzabarba, ma anche in campagna elettorale, sono stato chiaro: Pavia deve «svegliarsi», dopo 15 anni in cui le precedenti amministrazioni l’hanno progressivamente «addormentata», svilendo l’enorme potenziale legato alle proposte culturali delle associazioni giovanili e non tenendo minimamente conto dei più di 25.000 studenti universitari che per questa città sono un importante valore aggiunto. Nuova marcia. Pavia sotto questo aspetto deve cambiare marcia e per noi continua a essere una priorità. Si parla, quindi, di proposte e di soluzioni e anche in questo caso ho sentito alcune voci che mi hanno fatto riflettere. Su tutti, vorrei soffermarmi su un concetto che considero sbagliato in partenza, in base al quale, secondo alcuni, la città tornerebbe viva e vissuta semplicemente nel momento in cui l’amministrazione comunale darà «spazi» ai giovani. Quella degli «spazi» ai giovani sta diventando una filastrocca che, tuttavia, parte da un presupposto sbagliato: i giovani in una città non sono una specie sui generis che necessita di spazi o riserve nei quali poter esprimersi. Abbandoniamo la mentalità per cui la città rinasce soltanto se si trova un capannone o uno scantinato in cui i giovani possono fare tutto quello che vogliono e, magari, non rispettare le regole. Sono convinto che questo sia un approccio che sminuisce il ruolo che i giovani devono avere in una comunità cittadina. Lo sviluppo. Una città non è mai suddivisa in compartimenti stagni e in categorie separate l’una dall’altra: una comunità, al contrario, cresce e realizza le proprie vocazioni soltanto se si sviluppa in modo armonico, attraverso un’unione di intenti e obiettivi comune a tutti. Per questo non si creda che sia sufficiente «dare uno spazio» ai giovani per far rivivere Pavia: in questo caso, sarebbe fin troppo facile. Il problema, invece, riguarda lo sviluppo generale della città, che parte dall’Università e arriva al commercio, che va dall’urbanistica fino alle politiche giovanili, dalla scuola all’associazionismo, dalle proposte al rispetto delle regole. Proprio pochi giorni fa ho partecipato al meeting a Leuven del gruppo Coimbra, un’associazione che raggruppa una quarantina di città universitarie d’Europa medio-piccole e simili a Pavia: mi sono confrontato in quel contesto con sindaci e rettori di tutta Europa e tanti esempi di altre città che hanno saputo far crescere al proprio interno una vivacità giovanile costruttiva sono indicativi. La programmazione. Non è bastato consegnare a un gruppo di giovani le chiavi di una stanza di proprietà del Comune, è servita invece una programmazione intelligente che, a medio-lungo termine, è riuscita a far convivere in modo armonico le esigenze dei giovani con quelle del resto della città. Noi siamo al governo di Pavia da sei mesi e non crediamo nelle bacchette magiche: forse, da qualcuno, se avessimo continuato a permettere a un paio di associazioni di non rispettare le regole in via dei Mille, saremmo stati considerati amministratori sensibili alle esigenze dei giovani di Pavia. Sono convinto che ci sia molto di più, che ai giovani di Pavia serva molto di più e che il percorso per costruire una città più viva e vissuta sia molto più serio. Da parte nostra, abbiamo intrapreso iniziative concrete che sono state apprezzate dalla città: il magazine «PaviaComeDoveQuando», per esempio, ha proprio l’obiettivo di mettere in rete e far conoscere a tutti l’offerta culturale proposta dalle tante realtà cittadine che è nostro dovere valorizzare. E’ uno strumento utile che sta riscontrando un’ampia partecipazione da parte dei cittadini e di chi organizza eventi di ogni tipo a Pavia: certamente è un’iniziativa che crescerà, ma non era mai stata pensata prima d’ora. Castello aperto. E poi il Castello Visconteo, che a partire da questa primavera apriremo di più alla città e a chi vorrà usufruirne, così come a breve stileremo un nuovo regolamento per l’assegnazione a condizioni più vantaggiose e accessibili degli spazi pubblici alle associazioni e ai gruppi che hanno qualcosa di interessante da proporre. Da quando ci siamo insediati, inoltre, stiamo portando avanti un dialogo importante con l’Università, che in questa sfida deve essere partner e protagonista. Il Ticino, infine, con le sue sponde che, sempre a partire dalla primavera di quest’anno, vogliamo trasformare in luoghi che i cittadini di Pavia possano davvero vivere appieno, perché purtroppo da troppi anni questa città non considera il proprio fiume come il «gioiello» che merita di essere. Tanti progetti. Le idee, insomma, sono tante e i progetti sono ben definiti, ma sono tante anche le iniziative concrete che abbiamo già messo in campo e che proporremo. In tutto questo, come è e come è sempre stato da quando siamo al governo della città, il dialogo con le realtà cittadine non mancherà mai, così come non è mancata da parte nostra la volontà di confronto con le associazioni che gestivano la struttura di via dei Mille. Una volontà di dialogare che, lo dicono i fatti, da parte loro non è stata reciproca.
*sindaco di Pavia

Domenica 28 febbraio

Pavia sia sempre città aperta»
Pavia Ecco la lettera aperta indirizzata al sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo. Egregio signor sindaco, siamo associazioni di storia e natura diversa, di differente orientamento culturale e sociale e di varie opinioni politiche. Agiamo nel campo della promozione culturale ed artistica, della partecipazione giovanile, della salvaguardia dell’ambiente, della tutela dei diritti dei minori, della solidarietà internazionale, eccetera. Operiamo da molti anni nella nostra città e provincia, radicate nel territorio e tra la gente e riteniamo di rappresentare un elemento di vitalità, di impegno e servizio verso la nostra comunità. Il Barattolo. Abbiamo deciso di scriverle, unitamente a singole ed apprezzate personalità cittadine impegnate in campo educativo, accademico, artistico e sociale, per stimolare un dibattito sulla recente decisione della giunta comunale di Pavia di revocare la convenzione con le associazioni che da molto tempo gestiscono le attività del centro sociale giovanile Barattolo. In questi 12 anni presso il Barattolo si sono realizzate numerose occasioni di incontro, socialità, dibattito. Di parte, certamente, ma altrettanto certamente all’insegna della partecipazione e dell’impegno del mondo giovanile. Hanno trovato spazio al Barattolo diversi gruppi e associazioni locali e straniere che di spazio non ne avevano. Si sono anche realizzati veri e propri servizi per la collettività: dalla riparazione delle biciclette per promuovere una viabilità sostenibile, alla distribuzione alle famiglie di cibo sano e biologico; dalla promozione delle bande musicali giovanili al sostegno scolastico per i ragazzi in difficoltà. E’ un luogo che è stato frequentato da migliaia di giovani e tra questi anche molti studenti forestieri che sono a Pavia per studiare nella nostra Università. I diritti. A volte le iniziative promosse al Barattolo, non molto conformiste, possono aver dato fastidio o dispiacere a qualcuno, a qualche politico o a qualche residente per la musica troppo alta, ma non ricordiamo particolari episodi di cui si possa stigmatizzare l’esistenza. Sono certamente diritti dei residenti la quiete e il sonno ma ci sembra che anche altri locali cittadini hanno a volte determinato analoghe proteste. Occorre come sempre saper conciliare interessi diversi. Però non è credibile che si sia tolleranti quando i locali sono frequentati da giovani vestiti alla moda e con tanti soldi in tasca e si diventa al contrario super-rigorosi se i frequentanti sono invece ragazzi squattrinati e un po’ «diversi». Inoltre sono già stati spesi soldi pubblici e privati per l’insonorizzazione del locale e pensiamo quindi che questo problema sia ormai superato. Fossarmato. Alcuni mesi fa, dopo le dolorose vicende che hanno riguardato i Rom, è stato chiuso l’unico vero «Centro di accoglienza» pubblico della città, quello di Fossarmato. Un Centro di cui dovremmo andare tutti fieri. In circa 20 anni sono transitati di lì centinaia di cittadini immigrati, molti dei quali (anche grazie a quel servizio di accoglienza dove si tenevano corsi di lingua, attività di orientamento o feste multietniche con la partecipazione della gente del quartiere) ora vivono e lavorano a Pavia, ben integrati nella nostra comunità, insieme alle loro famiglie. Oggi purtroppo il Centro è chiuso. Ne sono state murate le porte e le finestre. Come simbolo di accoglienza per il futuro... non c’è che dire. E così adesso, come da copione, è venuta l’ora del Barattolo. Accoglienza. Una città che chiude da un lato gli spazi di accoglienza e di solidarietà e dall’altro gli spazi di incontro e di socialità, è una città che davvero fa tristezza, una città che ci appare impaurita, imbarbarita e ripiegata su se stessa. Il futuro di Pavia non sta nel chiudere ciò che esiste ma al contrario nello sforzo creativo di rafforzare ciò che abbiamo e di aprire ciò che ancora non c’è. Nuovi spazi, nuove opportunità, nuove occasioni di partecipazione, nuove idee, nuovi entusiasmi. Invece che «far tacere» occorrerebbe al contrario «dare voce». Invece di «allontanare» bisognerebbe saper «porsi in ascolto». Soprattutto se parliamo del mondo giovanile. I giovani. Egregio signor sindaco, lei è uno dei primi cittadini più giovani d’Italia. Faccia onore alla sua età! Non si lasci trasformare in pochi mesi di potere in un noioso e triste bacchettone, senza fantasia, senza voglia di rischiare, senza colore (o peggio di un colore solo). Un noto filosofo che insegna alla nostra Università ha scritto che una cultura ed una politica che rifuggono il confronto con chi è diverso, con chi dissente o non si «conforma», è una cultura/politica priva di fede nelle sue radici e senza speranza nel futuro. E’ nei fatti e negli esiti una cultura mortifera. A Pavia abbiamo invece molto bisogno di vitalità, di spazi, di arte e di diversità per non morire di realtà. Ora il dialogo. La invitiamo quindi, rispettosamente, a non sottrarre al dialogo ed alla società la realtà del Barattolo, immaginando soluzioni capaci di coinvolgere nella gestione di questo spazio sociale sia le associazioni che lo gestiscono sia ulteriori soggetti interessati. La invitiamo inoltre a promuovere incontri pubblici di confronto, veri ed aperti ad esiti non preconfezionati, per capire, tutti insieme, cosa fare di buono e di nuovo per i tanti giovani che vivono e vengono a vivere e studiare nella nostra città. E per «capire» avrà certamente bisogno di confrontarsi con i giovani come Lei, quelli che le assomigliano, ma anche con tutti gli altri, che non le assomigliano affatto. E’ del resto proprio questa molteplicità la ricchezza e la forza di una polis. E’ proprio questa molteplicità la bellezza della vita e della gioventù.
Ass. Ci siamo anche Noi; C.a.f.e; Comitato Pavia Asti Senegal; Comitato Prov. per l’Unicef; Coop. Progetto Con-tatto; Coop. Sociale Arke’; Fildis - Federazione Italiana Laureate e Diplomate - Pavia; Giovani Protagonisti a Pavia; Gruppo Acqua Pavia; Gas - Gruppo Acquisto Solidale Pavia; Kronstadt; Legambiente - Il Barcè; Officina Multimediale Pavese; Sottovento; Spaziomusica; Usciamo dal silenzio Andrea Fumagalli, Cristina Papetti, Daniela Bonanni, Enrico Mosconi, Fausta Degani, Gaia Mosconi, Gianni Vaggi, Giovanni Giovannetti, Gisella Bellotti, Luigia Favalli, Mariella della Patrona, Marta Ghezzi, Marta Mosconi, Mauro Cecchetto, monsignor Gianfranco Poma, Nadiya Potsky, Roberto Mancero, Salvatore Veca e Tullio Bernardiniz

Il Gas sul Barattolo «Non condividiamo»
Dopo le adesioni alla battaglia del centro sociale Barattolo di via dei Mille, che sta per essere sfrattato dal Comune che non rinnoverà la convenzione, arrivano anche le prime dissociazioni. Prima fra tutti, quella del Gruppo di Acquisto Solidale 1 di Pavia che si riuniva nei locali del Barattolo. «Il direttivo - scrivono in una nota - manifesta estraneità ai toni del volantino “Noi illegali, voi delinquenti” diffuso dal collettivo CSA Barattolo nei giorni scorsi all’interno del quale l’associazione è citata». E continua: «Il gruppo di acquisto solidale è un’associazione di promozione sociale determinata a portare avanti con l’amministrazione comunale un dialogo costruttivo nel rispetto delle regole, della legalità e delle differenze». I Gastronauti invece, restano solidali.

Domenica 21

In 250 sfilano per il Barattolo

Anna Ghezzi
PAVIA. Hanno sfilato oltre 250 ragazzi ed esponenti di partiti ed associazioni contro la chiusura del centro sociale autogestito Barattolo, decisa dalla giunta Cattaneo dopo il concerto «vietato» e ugualmente svolto. Imponente lo schieramento delle forze dell’ordine: polizia, carabinieri, polizia locale. Evitati per un soffio gli scontri con alcuni militanti di Forza Nuova in piazza. La maggioranza erano studenti medi e universitari, ma c’erano anche la Federazione della Sinistra, Insieme per Pavia, Cgil, Giovani Comunisti, Giovani del Pd. E ancora il Sottovento, Udu e Radio Aut, tra gli altri. «Non siamo 100 privilegiati - gridavano i ragazzi - siamo molti di più. Ma ci limitiamo a sfilare per i nostri diritti in maniera pacifica, perché tutto questo denaro pubblico speso per mobilitare tutta questa polizia?». Tra gli striscioni tanta ironia: «Meglio uno di noi che un Centinaio di voi», e ancora in dialetto: «Sindic, muchela lì, al Baratul resta chì». Ma non si dimentica l’ex sindaco: «Capitelli decaduta, non assolta». «Ricordiamo al sindaco cos’è la legalità», hanno scandito i giovani davanti ai cinema chiusi, dove hanno appeso uno striscione “Noi cinema popolare, voi speculazione edilizia» per ricordare che dove c’era il cinema Corso sorgeranno appartamenti. «Ricordiamo che la moglie del suo “padrino politico”, Lady Abelli, ha patteggiato per il reato di riciclaggio», hanno urlato dal megafono. In piazza il corteo si è fermato e ha formato un cordone di sicurezza rivolto alla decina di militanti di Forza Nuova, fermate anche davanti in corso Mazzini in prossimità dell’Università dove è stato affisso uno striscione contro l’aumento delle tasse deliberato dal consiglio d’amministrazione, davanti al Mezzabarba e poi il corteo si è mosso verso il Barattolo, dove ieri sera c’è stato un altro concerto dopo quello che ha provocato la rescissione della convenzione. Pablo Genova (Federazione della Sinistra) spiega: «Solidarietà per la grave minaccia verso il Barattolo e quelle associazioni che hanno fatto e fanno tanto in una città dove mancano gli spazi per attività fuori dalle logiche di mercato». Paolo Ferloni aggiunge: «Il Barattolo non entra e non può entrare in una logica fatta di bianco e nero: ha molti grigi, ospita associazioni, in città servirebbero altri spazi così». E Walter Veltri: «Dopo la chiusura dei quartieri, quella del Barattolo: che spazi restano di discussione?». Mauro vanetti dei Giovani Comunisti riflette: «Cattaneo ha tolto la maschera di sindaco giovane e sta dimostrando una continuità con la giunta Capitelli in merito alle politiche giovanili, con attacchi agli spazi di socialità: questa è la prima manifestazione in cui la sinistra va allo scontro con la giunta». E la Cgil: «Una città che non sa mantenere gli equilibri rischia di far esplodere le contraddizioni: il barattolo è come le sedi di associazioni e sindacati un tassello del tessuto sociale». Intanto il Barattolo va avanti: «Alcuni ragazzi del Borgo che frequentano il Csa stanno raccogliendo le firme dei borghigiani per dimostrare che il problema lì non è il Barattolo e che la maggior parte del Borgo non è contro di noi», spiega Lorenzo Spairani.

Cattaneo: «Dialogo difficile senza regole»
PAVIA. Il sindaco Alessandro Cattaneo ribadisce: «Difficile un dialogo con chi non rispetta le regole. Avevamo chiesto il calendario delle iniziative per capire quali fare e non è stato mai portato, sul concerto c’erano alternative: se si vuole contrastare sempre, non staremo a guardare». E ancora: «Sono gli unici giovani che hanno uno spazio, cento su 30mila. Porteremo la questione al Comitato per la sicurezza». Sicurezza? «Intorno al Barattolo si sono create le situazioni più gravi», risponde il sindaco. Il Barattolo infatti è stato incendiato ed è in corso un procedimento verso un esponente di Forza Nuova per gli scontri del 2008. «La chiusura non è un’azione contro gli spazi giovanili - prosegue -. Io credo a città vissute nel contesto urbano: stiamo riformando le regole per accedere agli spazi comunali, con facilitazioni e sconti per under 25».

Sabato 20
Barattolo, oggi il corteo alle 15

PAVIA. Oggi alle 15 dal piazzale della stazione partirà il corteo cittadino contro lo «sfratto» del Barattolo: «Un modo per coinvolgere la città e ribadire il problema degli spazi», spiegano gli organizzatori. I ragazzi del centro sociale, al grido «Noi illegali, loro delinquenti» sfileranno lungo il corso diretti sotto le finestre di palazzo Mezzabarba per poi tornare verso Strada Nuova e arrivare fino a via dei Mille in quella che è ancora la loro sede. Al momento, fino a giugno secondo quanto deliberato dalla giunta nelle scorse settimane a seguito del concerto non autorizzato. Tra le ragioni della contestazione il fatto che il Comune rimproveri ai ragazzi sia un uso priovatistico del Barattolo sia di averlo concesso anche ad associazioni non firmatarie della convenzione con il Comune. (a.gh.)

lettera Alla Provincia Pavese di Emanuele Barosselli
CENTRO SOCIALE Chi mente e chi specula tirando al Barattolo
Sulla Provincia del 17 febbraio, nello spazio riservato ai lettori, non ho potuto fare a meno di leggere quanto scritto dalla signora Emilia Benfante (che ricopre cariche politiche nel centro destra) e dal sig. Cinzio Milanesi. Non nascondo quanta rabbia mi ha suscitato leggere le ennesime calunnie e falsità sul Barattolo. Ho 30 anni e da qualche anno mi sono trasferito a Pavia e frequento quello che l’amministrazione comunale ha definito un «ghetto frequentato da 30 privilegiati». In questi anni ho visto centinaia di giovani, decine di associazioni e gruppi organizzare eventi, incontrarsi e fare iniziative al centro sociale Barattolo, il tutto senza lucro alcuno e in maniera totalmente volontaria, aprendo ogni iniziativa a tutta la cittadinanza. Senza contare che le spese per la gestione dello spazio (circa 2mila euro l’anno) sono regolarmente pagate al Comune da quel ristretto gruppo di ragazzi che da 12 anni si è sobbarcato gli oneri di quello spazio, senza mai chiedere un euro a nessuno. Ma ritorniamo alle lettere dei «vicini». Si fa riferimento al problema acustico e di gestione del verde. Partiamo dal rumore, io sabato 6 febbraio al Barattolo c’ero e ho assistito anche al dialogo che i ragazzi in maniera educata e moderata hanno tenuto con la polizia municipale davanti al cancello. Dopo un’ora di confronto e alla domanda delle forze dell’ordine se si sarebbe tenuto o meno il concerto, gli è stato fatto notare che la musica era gia iniziata da un’ora! Non c’è stato alcun intervento dell’Arpa, anzi i ragazzi si sono informati dai vigili se avevano la possibilità di chiedere loro una rilevazione acustica per dimostrare che il problema non esiste! La rilevazione a cui i due vicini fanno riferimento (quella del 2006) è stata fatta prima che il locale fosse completamente insonorizzato e invito tutti a farsi un giro e vedere di persona la presenza di pannelli infrangi rumore alle finestre e alle porte. La struttura è a norma in tutto e per tutto, tant’è che da anni il Comune, nella fascia pomeridiana, ha dato in gestione il Barattolo a Babele, un’associazione di volontari che lavora con bambini e adolescenti. Vorrei anche precisare che il Comune aveva proposto di spostare il concerto non a Spazio Musica (che non aveva dato la disponibilità avendo il calendario dei concerti strapieno per mesi) ma al Nirvana, locale di proprietà di un’assessore di questa giunta! Ma come, il Comune con i soldi dei contribuenti avrebbe pagato un suo assessore per far fare il concerto nel suo locale? Quantomeno bizzarro. Sul problema del verde concordo con Cinzio sulla gestione democratica del parco antistante il centro, ci mancherebbe! Ma mi risulta che a nessuno è mai stato vietato di entrare, anzi! E lo scorso anno più di un’iniziativa aperta alla cittadinanza (BioPavia, mercati a Km 0 e laboratori per bambini) è stata realizzata in quell’area verde, organizzata dalle associazioni, senza alcun intervento comunale, con successo e soddisfazione di tutti quelli che senza pregiudizio alcuno vi hanno partecipato. E chi pensate che tagli l’erba, poti le piante, non permette alla gente di parcheggiarvi e cerchi di tenere pulito e in ordine quel pubblico parco? Di certo non il Comune ma il solito gruppo di ragazzi, i cosiddetti Corsari. Smettiamola con i pregiudizi e le calunnie nei confronti di chi per anni ha dato vita e colore a quello spazio, facendo tutte quelle iniziative che a Pavia non possono più essere svolte perché non creano profitto e nessuno vi può lucrare.

venerdì 19

Domani il corteo per il Barattolo
PAVIA. Un corteo cittadino contro lo sfratto del Barattolo, ma anche un modo per coinvolgere la città e ribadire il problema degli spazi. Domani pomeriggio alle 15 dal piazzale della Stazione si snoderà per le strade del centro la manifestazione sintetizzata nei volantini con lo slogan: «Noi illegali loro delinquenti». I ragazzi del centro sociale sfileranno dalla stazione verso corso Cavour, diretti a palazzo Mezzabarba. Per poi tornare indietro e percorrere Strada Nuova in direzione di via dei Mille, in quella che per il momento è ancora la loro sede. Perché la manifestazione? Lo spiega Alessandro Cajani, che fa parte di una delle associazioni del Barattolo, i Corsari: «Innanzitutto vogliamo difendere uno spazio con dodici anni di storia - spiega - anche se ci definiscono come dei “privilegiati” abbiamo sempre offerto un servizio gratuito a tutta la città. Non c’è mai stato da parte nostra un uso privatistico della struttura, ma siamo sempre stati aperti alle altre associazioni, dal teatro al Gruppo di acquisto solidale. C’è un lungo elenco di realtà cittadine - aggiunge Cajani - La contraddittorietà sta nel fatto che ci contestano un uso privatistico del Barattolo ma anche di aver dato questi spazi ad associazioni non firmatarie della convenzione». La giunta ha deciso nelle scorse settimane di non rinnovare l’accordo, quindi da giugno il centro sociale Barattolo dovrà essere vuoto. Contro questa decisione sfileranno i ragazzi domani pomeriggio. «Ma critichiamo la giunta anche per le promesse fatte e non mantenute - spiega Cajani - per esempio c’era l’idea di usare i bagni pubblici per uno spazio dedicato ai giovani e invece ci faranno un parcheggio». Difende uno spazio cittadino è l’obiettivo del corteo. «Siamo partiti proprio da questa idea - aggiunge Cajani - quella di difendere uno spazio che negli anni ha dato la possibilità ai cittadini di confrontarsi sui problemi della città. Oggi questa è una voce che dà fastidio e non è questione di disturbo della quiete pubblica». (ma.br.)

Giovedì 18 febbraio

IL BARATTOLO Una città per i giovani ma il sindaco non ci sta Vorrei partire da un’affermazione del «nostro» sindaco Alessandro Cattaneo riguardo il Csa Barattolo: per l’attuale amministrazione i giovani che lo gestiscono sono dei privilegiati e quindi per ristabilire l’uguaglianza tra chi non fa e chi invece fa, è cosa buona e giusta azzerare tutto. Rispondo con il buon senso? Mi piacerebbe vivere in una città dove organizzare concerti, cicli di film d’essai, incontri di varie associazioni, cioè produrre cultura, non fosse vissuto come un privilegio ma una delle normali espressioni della vita civile, dove il compito della politica vissuta in positivo sia moltiplicare le occasioni di incontro culturale fuori dai circuiti commerciali e non averne paura perché non omologabili: non è la stessa cosa suonare in uno spazio «autonomo», come logica conclusione di un lavoro compiuto giorno per giorno, o in un locale commerciale, bar o discoteca che sia. Vorrei continuare ricordando a tutti le dichiarazioni d’intenti del «nostro» sindaco durante la campagna elettorale che, necessitando di una smarcatura dalla giunta Capitelli che, non diversamente, voleva chiudere quest’unico spazio di autonomia culturale, riconosceva un bisogno della città tutta, universitaria, storica, a vocazione turistica, eccetera, di aprirsi ai giovani con spazi dedicati, promettendo un clima di cooperazione, pluralismo, bla, bla, bla. In concreto cosa mette sul piatto, oltre ai finanziamenti erogati agli oratori? Qual è il progetto per i giovani del centro città, delle periferie, dell’università? Mi scuso ma mi sfugge. In realtà quali sono le vere ragioni? Dovete rispondere a qualche cittadino che vi chiede la sua chiusura perché sono brutti sporchi e cattivi? Un consiglio: non si misurerà il vostro buongoverno con qualche telecamera, qualche sgombero di poveracci o di giovani... Capitelli docet! Fate le vostre scelte per una città migliore su temi quali l’inquinamento, la cementificazione, il lavoro, questo è il compito!
Stefania Vilardo Insieme per Pavia





Mercoledì 17


PAVIA, BARATTOLO/1 Questi giovani non hanno rispettato le regole Leggo sulla Provincia Pavese di domenica 14, la lettera di Giovanni Giovannetti e rimango stupita, anzi addolorata. Di Giovanni (che conosco da 30 anni) ho sempre stimato il coraggio, l’intelligenza e l’onestà intellettuale. Ma la lettera pubblicata oggi non segue, secondo me, questi tre principi cardine ma si muove in una logica di conformismo che da Giovanni mai mi sarei aspettata. Avrei desiderato che i fatti (dico i fatti) fossero stati alla base delle sue considerazioni ma così non è stato. Infatti ciò che ha mosso i cittadini in questi anni non sono stati pregiudizi politici nei confronti del Barattolo ma elementi oggettivi: il degrado degli spazi e del verde (documentati da numerose foto) e l’inquinamento acustico accertato dall’Arpa nel 2006 e confermato dai rilievi effettuati la sera dell’ultimo concerto il 6 febbraio scorso. E’ quindi oggettivamente falsa la dichiarazione contenuta nella lettera di domenica che al Barattolo non si viola la normativa antirumore: la si viola eccome e l’Arpa l’ha di nuovo accertato. E ancora i fatti. L’Amministrazione comunale ha consentito sino ad oggi che il Barattolo continuasse le sue attività richiedendo solo di non fare musica, questo per rispetto della normativa anti rumore e per consentire una forma di civile convivenza con i cittadini residenti, un minimo di rispetto dunque. Quando è stato programmato l’ultimo concerto, il Comune ha offerto varie alternative tra cui Spazio Musica (per il cui utilizzo l’Amministrazione si sarebbe sobbarcato i costi), ma i Corsari hanno detto no e con un atteggiamento arrogante e prepotente, nel totale disprezzo dei disagi arrecati ai cittadini, hanno fatto il concerto al Barattolo violando le regole poste dal Comune oltre quelle di civile convivenza. Questi i fatti, Giovanni, e allora dimmi chi è il debole e chi il forte in questa situazione. Chi subisce e ha subito in questi anni? Chi ha infranto criteri di rispetto reciproco? Su questo e non su altro vorrei confronto e non conformismo. Emilia Benfante Pavia PAVIA,

BARATTOLO/2 I vicini protestano da anni E mai nessuno è intervenuto Con riferimento alla lettera firmata dal sig. Giovannetti, e più in particolare ai cenni dall’estensore della stessa riguardanti l’area comunale di via dei Mille n. 130 (impropriamente denominata Barattolo), come cittadino di Pavia ed anche come residente in Borgo Ticino via dei Mille n. 157, tengo a precisare ed a comunicare ai lettori quanto segue. La lettera, di evidente impostazione politica visti i contenuti in merito ai quali non intendo entrare, accomuna alcune considerazioni appunto politiche alla situazione di via dei Mille 130, tentando di confondere le idee ai lettori. In sintesi: molti residenti in Borgo Ticino, pertanto cittadini maggiormente coinvolti rispetto ad altri data la vicinanza dell’area alle rispettive abitazioni, da anni (precisamente 12!), hanno più volte auspicato l’osservanza delle comuni regole di convivenza, non ricevendo in tutta risposta dalle precedenti amministrazioni che si sono succedute dal 1997 al 2009 alcuna tutela. E’ assolutamente scorretto, sia nei miei confronti, anche se mi trovassi solo (cosa che non è), e di molti residenti, nonchè maldestra nei confronti dei lettori, il tentativo di strumentalizzare la questione portandola sul piano politico e non indicare che tutti, dicasi tutti, gli organi competenti hanno espresso parere di inidoneità dei locali per la maggior parte delle attività svolte nel corso di 12 anni. Il tutto è ovviamente agli atti. Personalmente sono certo che non sia un parere di pochi (attenzione, mi riferisco ai residenti, che sono cittadini e per di più a diretto contatto con i disagi), come il sig. Giovannetti lascia malevolmente intendere. Con ogni propabilità il Giovannetti è supportato da chi non è a conoscenza dei fatti, nè della situazione di illegalità svolta da alcuni fruitori della struttura... Diciamo che si tratta di cittadini che non sono obbligati a sopportare rumori di apparente somiglianza alla musica. E’ importante che si sappia che nell’area esiste una magnifico giardino con piante secolari che potrebbe essere aperto a tutta la cittadinanza. Credo sia il più nobile e democratico utilizzo dell’area e in questo senso mi impegnerò, anche come singolo cittadino, in quanto a me non serve raccogliere consensi «partitici», a promuovere un’idea. Cinzio Milanesi Pavia PAVIA, IL CASO La campana della carta danneggiata da dicembre Ai primi dello scorso dicembre, qui a Pavia, per un errore nello svuotamento e riposizionamento dei cassonetti della spazzatura all’incrocio tra via Manara e viale Sicilia, la campana della carta è rimasta gravemente danneggiata e quindi rimossa, ma non sostituita. Il 15 dicembre ho telefonato all’Asm e gentilmente mi è stato risposto che si sarebbe provveduto. Il 7 gennaio ho ritelefonato, solita risposta gentile: si sarebbe provveduto secondo l’ordine degli interventi. Ultima elefonata il 15 febbraio, la risposta non cambia. La mancata sostituzione di una campana della carta da due mesi e mezzo spinge a tre domande (nella speranza di ottenere non solo una gentile risposta ma anche un celere intervento): 1. Dobbiamo pensare che la storia della raccolta differenziata sia una bufala solenne? 2. Dobbiamo pensare alla assoluta inefficienza di un’ azienda incapace di sostituire una campana della carta in 75 giorni (finora)? 3. Dobbiamo sospettare che si pensi di riportare tale incombenza nell’ambito delle attività della Protezione Civile (se non interventi di emergenza almeno organizzazione di grandi nonché piccoli eventi)? Fernando Rotondo Pavia





Martedì 16

Non solo il Barattolo

Pierangela Fiorani / p.fiorani@laprovincia / pavese.it
Caro direttore, sento il bisogno di fare alcune considerazioni anche dopo l’ultima lettera del signor Giovanni Giovannetti. Prima di tutto, è singolare scoprire che Pavia è il crocevia di attività fortemente illegali, dalla mafia alla camorra e al narcotraffico. Ancor più singolare è poi sapere che il tutto avviene con la connivenza di chi è deputato a controllare e reprimere questi loschi traffici «ignorati persino dalla locale Procura», come Giovannetti dice. Sento peò il bisogno di segnalare che Pavia ai giovani non offre «solo» il Barattolo. A Pavia esistono ad esempio circa 300 associazioni di volontariato iscritte alla Consulta Pavese. Il problema principale per tutti è la carenza di volontari, soprattutto di giovani. Allora mi permetto di dare un consiglio a tutti coloro che, senza il Barattolo, si sentiranno persi. Rivolgetevi alla Consulta del Volontariato (la sede è proprio di fronte al Barattolo) e chiedete l’elenco delle associazioni. Ci sono tante persone a Pavia che hanno bisogno di aiuto, di assistenza, di amicizia. Per esempio l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla che conosco bene e che mi sta particolarmente a cuore, ha tre posti per «volontari in servizio civile» e ogni anno si fa molta fatica a coprirli: forse molti giovani neanche conoscono queste realtà o, se le conoscono, non prendono neppure in considerazione il fatto di mettere a disposizione degli altri, gratis o per scarso guadagno, un po’ del loro tempo e dei loro talenti. E allora perchè non darsi da fare per promuovere una «cultura della solidarietà»? Basta accusare, è ora di darsi da fare senza aspettare che altri facciano qualcosa al nostro posto. Tutte le associazioni attendono fiduciose. Marco Sacchi Pavia Prendo spunto dalla seconda parte della lettera del nostro lettore che con molta partecipazione segnala la forte necessità di nuovi giovani «arruolati» nelle associazione di volontariato. Sono tante. Sono davvero una grande realtà ramificata in città e nell’intera provincia. Tutti aiutano davvero tante persone in molti modi. Il nostro giornale anche quest’anno ha rilanciato l’iniziativa «Vota l’associazione più amata» che, oltre ad essere un bel gioco, una bella competizione che mobilita migliaia di simpatizzanti per l’una o l’altra realtà solidale, è un modo per far emergere e poter raccontare il più possibile ciò che si muove nell’immenso e mai abbastanza valorizzato mondo del volontariato. Venerdì sera al teatro di San Martino festeggeremo le associazioni che sono state segnalate con più tagliandi. Sarà un momento di ulteriore conoscenza per tutti coloro che vorranno esserci.




Lunedì 15


Cattaneo, il sindaco giovane vuole una città chiusa Il sindaco Cattaneo vuole chiudere un luogo di ritrovo per i giovani? Dopo il taglio alle linee degli autobus urbani (soprattutto quelli serali) è l’ennesima dimostrazione che vuole una città chiusa su sé stessa e soprattutto chiusa ai giovani. Una città dove i giovani vadano a scuola, e basta, e dove gli studenti universitari vadano a lezione, paghino gli affitti delle case dei pavesi e non si divertano. Anzi, divertirsi possono, ma nei locali dell’assessore Antonio Bobbio Pallavicini, e non in luoghi pubblici come il Barattolo. Ci sentiamo pertanto in dovere di difendere il diritto degli giovani pavesi ad avere un luogo di aggregazione comune e pubblico, nel quale si possano divertire e contemporaneamente possano proporre a tutta la cittadinanza iniziative culturali innovative e accattivanti. Probabilmente una riflessione sulla questione della scarsa vivibilità della zona deve essere affrontata dal sindaco, ma attraverso un tavolo di confronto che sappia concertare i differenti interessi dei giovani, delle associazioni e dei residenti. Tale comportamento evidenzia l’ulteriore dimostrazione del fatto che questa giunta preferisce nascondere i problemi invece di affrontarli. Noi, giovani democratici, a questa giunta guidata da un sindaco giovane eppure così distante dai giovani della propria città (o almeno da quelli non ritenuti di serie A), vogliamo opporci con forza. I giovani del Pd Pavia




Domenica 14


La Cgil: «Il caso Barattolo preciso segnale della giunta»



PAVIA. Il Barattolo continua a far discutere in città, con posizioni favorevoli e contrarie alle decisioni della giunta comunale. «Il Barattolo sarà riconsegnato ai pavesi, e non gestito da una certa Pavia bene che usufruisce di una risorsa comune a spese dei contribuenti». A parlare è Matteo Mognaschi, capogruppo di Lega Nord in consiglio comunale al Mezzabarba. Mognaschi segue la questione Barattolo dal 2005, quand’era vice presidente del comitato di quartiere Pavia Storica, e il riferimento è ai Corsari. Concorde con la scelta dell’amministrazione di revocare la convenzione, Mognaschi pensa alle proposte da sottoporre all’assessore Rodolfo Faldini: «Penso che Faldini abbia gestito ottimamente la situazione Barattolo, mentre i Corsari hanno sprecato alcune occasioni buone di dialogo. Dopo quasi 15 anni il Barattolo può tornare a essere a uso di tutti: in particolare penso alle associazioni giovanili studentesche e universitarie che non hanno risorse, ma anche alle associazioni di volontariato che potrebbero trovare qui un punto di riferimento. La revoca della convenzione porta a un rinnovo della città in linea con le scelte dell’amministrazione». Dalla Cgil, invece, arriva piena solidarietà al Centro Sociale Barattolo, che da giugno verrà chiuso. «La giunta proprio affrontando la questione del Barattolo ha voluto dare il segno della svolta - scrivono dalla Camera del Lavoro -. Era uno degli obiettivi, con quello della “tabula rasa” delle contraddizioni sociali che toccano ogni città benestante, arrivando a gestire nell’arco di pochi mesi decine di sfratti per morosità, emarginando sempre più le fasce deboli della società, le quali riceveranno, quando va bene, solo elemosine una tantum, ma mai progetti di affrancamento». I rapporti tra Cgil e Barattolo sono nati al Social Forum di Genova: «Abbiamo conosciuto quei giovani ed è stato importante anche per noi, perché la cultura del lavoro e della solidarietà si incontrava con quella rappresentata della critica radicale al sistema di ingiustizie che governa il mondo. La città di Pavia non ha un centro di aggregazione per i giovani, se si eccettua appunto Il Barattolo; di sera solo qualche bar aperto, pochi cinema, strade deserte e un po’ di desolazione, nonostante la città universitaria abbia portato da noi molti ragazzi e ragazze. Questa idea di città va ridiscussa perché non rispondente a nessuna delle città, anche di piccole dimensioni, che annoverano Università, Istituti scolastici, tanti giovani, molti anziani, donne e lavoratori». (a.gh., c.pel.)



IL BARATTOLO Pavia che non sente le mafie e si scaglia sui più deboli Aumenti, iperspeculazioni immobiliari e finanziarie, contiguità con chi ricicla il denaro sporco, mancato rispetto delle regole da parte della pubblica amministrazione... Pavia città pulita da mafie e malaffare? Nell’agenda di Alessandro Cattaneo e Gianmarco Centinaio questi argomenti stentano a farsi largo. Sembra pagare di più la demagogia: no, Pavia pulita da zingari, poveri, giovani e chiunque riproponga intendimenti più sobri su vita e consumi: princìpi che lo stesso papa Benedetto XVI ci invita a perseguire, ma se la pratica del consumo consapevole passa dal centro sociale autogestito «Barattolo», allora non va più bene, e questi temerari amministratori deboli con i forti e forti con i deboli ora lo vogliono chiudere, con atto d’imperio e buttando la chiave. A Fossarmato, la porta murata di un centro che si dice di accoglienza è la metafora di una città che guarda ai danarosi e ai faccendieri, la tranquilla capitale nazionale dei vorticosi movimenti di denaro e degli sportelli bancari (a Pavia se ne contano 62, uno ogni 1.130 abitanti!), nonostante l’assenza di attività produttive; il capoluogo di un territorio sul quale abbondano rifiuti inquinanti e radioattivi nocivi per la salute; la punta avanzata della monnezza-connection, segnalata nella moltitudine di inchieste milanesi torinesi veronesi calabresi spezzine livornesi astigiane genovesi e mai pavesi, inchieste che incrociano a Pavia. Secondo il procuratore distrettuale antimafia Ferdinando Pomarici, questi sono chiari indicatori della penetrazione mafiosa, insieme al frequente cambio di proprietà degli esercizi commerciali e allo spaccio di «speed» e coca, sempre più palpabile sia in centro che in periferia. Segnali tuttavia ignorati dalla locale Procura e dall’amministrazione comunale, che invece focalizza su zingari e giovani e altri poveracci da spennare abolendo le fasce di esenzione per mense e asili. Allora sotto con il «Barattolo», anche se non spacciano, non rubano, non ricilano denaro sporco ma producono cultura rispettando la normativa antirumore. L’attività culturale e ricreativa del «Barattolo» è tra le poche alternative serali, economiche e di qualità, in una città che ai giovani offre quasi niente: niente cinema, niente spazi, niente di niente. E infatti al Centro sociale del Borgo ci vanno un po’ tutti. Sarà, ma anche tra gli abitanti del Borgo Ticino c’è chi li difende, in aperta polemica con altri residenti che invece vorrebbero vedere «restituire il lascito Negri ai cittadini» (e questi giovani che sono, se non cittadini?). Altro che avversarli. L’amministrazione dovrebbe promuoverne di analoghi, chiavi in mano, in centro e nei quartieri: i luoghi dell’incontro e del dialogo a volte non facile tra pubblica amministrazione e realtà giovanili, rapporto che oggi sfuma tra le nebbie di anonime periferie slegate dal centro cittadino, periferie che nella migliore delle ipotesi consegnano i nostri ragazzi ai consumi costosi nei bar e nei pub, il regno delle slot machines (Pavia ne conta una ogni 55 abitanti, più del triplo della media nazionale). Non è un caso se il rapporto 2003 della commissione antimafia rileva che «a Pavia il controllo criminale del territorio non segue la via del “pizzo” ma quella del videopoker». Al Barattolo non si incontrano slot machines: che sia questo il problema? Giovanni Giovannetti Pavia




Giovedì 11


«Così si perde un servizio per la città»



PAVIA. Regole non rispettate? I ragazzi del Barattolo lo ammettono. Però ribadiscono la loro posizione: «Avevano chiesto di rivedere il regolamento perché non è compatibile con attività giovanili». Per il momento resta tutto come prima, almeno fino a giugno di spostamenti non ce ne saranno. «Però la città e soprattutto i giovani rischiano di perdere tante attività». A decisione ormai presa, resta l’ipotesi del collegio arbitrale. «Vedremo, noi sappiamo di aver violato delle regole - spiega Alessandro Cajani - ma avevamo chiesto di rivedere questo regolamento, a partire dagli orari a quello sulla somministrazione di cibo e bevande. E’ vero che sono regole che dipendono dallo scarso coraggio della giunta precedente, ma si sono rifiutati di ascoltarci». Prima del 2002 (anno del regolamento) panini e bibite si potevano vendere perché le attività erano per gli associati, con tessera. Ora non più. Contro la decisione della giunta sabato 20 sarà organizzata una manifestazione. «A Pavia quello degli spazi è un problema reale - sottolinea Lorenzo Spairani - le associazioni hanno difficoltà a trovare posti in cui incontrarsi». E il Barattolo martedì sera ha ospitato il comitato cittadino contro il processo breve e ieri sera gli oltre 70 rappresentanti delle associazioni che compongono «Pavia città aperta». Alternative ai locali di via dei Mille? «Contiamo che questo spazio rimanga alla città, che sia aperto a tutti e quindi anche a noi - spiega Lorenzo Spairani - e speriamo anche che tornino sui loro passi». Emanuele Barosselli, ferroviere impegnato nella Cgil sottolinea cosa si rischia di perdere. «Siamo qui da dodici anni e funzioniamo. Dimostreremo con i fatti che non siamo cinquanta persone. Ospitiamo tante associazioni. Il Gas è nato al Barattolo e coinvolge 150 famiglie - spiega Emanuele - Poi c’è la ciclofficina: non c’è niente di simile in città». Poi c’è il cineforum. «I cinema continuano a chiudere e noi offriamo sempre un servizio gratuito - aggiunge Emanuele -. Non dimentichiamo l’opportunità per le band emergenti: non avrebbero altri posti in cui esibirsi». (ma.br.)




Mercoledì 10

LE TAPPE

PAVIA. Oggi la convenzione è firmata da cinque associazioni: Babele che organizza attività per i minori usa i locali di giorno, Corsari, Pavia in serie a, Gnu funk e Ciclopi li usano la sera. La fondazione. Il Barattolo è stato fondato dai Corsari 12 anni fa. Inizialmente era un collettivo all’interno del progetto «Quartiere sociale», concentrato sulla riqualificazione delle aree dismesse. La convenzione. Il Barattolo si è costituito associazione per firmare la convenzione con il Comune per utilizzare il capannone in via dei Mille. Il regolamento è stato firmato tra il 2000 e il 2001, quando l’assessore di riferimento era Francesco Adenti. L’ultimo rinnovo. Nel 2008 la convenzione è stata rinnocata sulla base del precedente regolamento. Ed è stata formalizzata la presenza delle altre associazioni, oltre ai Corsari, all’interno del Barattolo. Scadrà a giugno e non sarà rinnovata. Ieri la decisione del Comune di recedere parzialmente, senza «toccare» Babele.






Barattolo, si chiude
Rottura definitiva dopo il concerto vietato



Marianna Bruschi
PAVIA. Il Comune ha deciso: da giugno le associazioni dovranno lasciare il Barattolo. Non tutte, Babele, che svolge attività pomeridiane per bambini e adolescenti, potrà restare. Gli altri no. E «gli altri» sono i promotori del concerto di sabato sera, che ha rappresentato la rottura del dialogo. Dal Comune era arrivato il divieto ai concerti a luglio, ribadito per quello di sabato. «Non hanno rispetatto le regole», spiega l’assessore Faldini. Ora si cambia. Tra le associazioni (Corsari, Gnu Funk, Ciclopi e Pavia inserie A) e il Comune c’era una convenzione per usare i locali di via dei Mille. La giunta ieri ha deciso di porvi fine. Era già in discussione, ancora di più dopo il concerto, vietato, di sabato. «Non è un luogo adatto ai concerti - spiega l’assessore alle politiche giovanili, Rodolfo Faldini - lo ha detto anche l’Arpa, nonostante l’insonorizzazione». «Le regole vanno rispettate - dice il sindaco Alessandro Cattaneo - Questi ragazzi sono dei privilegiati: sono una cinquantina e hanno questi spazi, a fronte di oltre 30mila giovani in tutta la città. Questa decisione comunque non significa voler togliere il Barattolo ai giovani». La rottura definitiva si è consumata in due giorni. Venerdì il divieto al concerto per il concorso delle band giovanili e la proposta di farlo al Nirvana o a Spaziomusica a spese del Comune. Sabato il divieto non rispettato. «Quando, dopo cinque mesi, abbiamo organizzato il concerto e ci siamo rifiutati di annullarlo o spostarlo al Nirvana, locale dell’assessore Bobbio Pallavicini, hanno deciso di cacciarci», scrivono i ragazzi del Barattolo in un comunicato, che invita a una manifestazione «in difesa degli spazi sociali e contro la politica della giunta» sabato 20 febbraio. «Avevamo chiesto di rivedere il regolamento inadeguato per una struttura per iniziative giovanili - aggiungono - come risposta ci hanno intimato di non fare più musica». Cosa succederà adesso? Il Comune tramite i suoi legali comunicherà la decisione alle associazioni. Che potranno rivolgersi a un collegio arbitrale per opporsi. Venuta meno la convenzione le associazioni devono «riconsegnare il bene come lo hanno ricevuto», si legge nel testo. Non ci saranno vigili a sbararre l’ingresso, ma a giugno il Barattolo dovrà essere vuoto. «Non possiamo scendere a patti e non possiamo cedere al ricatto - dice Faldini - vogliamo creare spazi che possano essere frequentati e che siano idonei ad attività tollerate dai residenti». In questi mesi sono stati avviati contatti con il ministero della gioventù per un bando che permette di costruire capannoni attrezzati per la musica e le attività giovanili. «Vogliamo dare spazio a tutti - aggiunge Faldini - anche ai Corsari (promotori del concerto, ndr) ma serve tempo».





Centinaio: «Bene, l avevamo promesso agli elettori»


PAVIA. La chiusura del Barattolo era uno dei punti caldi della campagna elettorale dell’attuale amministrazione. Una promessa. In particolare della Lega. Che non nasconde una certa soddisfazione. «Dopo dodici anni che i Corsari infrangono la legge finalmente il Comune ha preso una decisione», dice Gian Marco Centinaio, vice sindaco e assessore. «Lo dico non solo come assessore, come esponente della Lega e come vice sindaco - sottolinea - ma soprattutto come cittadino che per anni ha denunciato all’opinione pubblica questa situazione». «Ai miei elettori in campagna elettorale avevo promesso che lo avremmo chiuso - aggiunge Centinaio - E poi se la sono voluta loro: il Comune gli aveva teso la mano, aveva dato una possibilità, ma loro hanno rinunciato». La giunta di ieri pomeriggio, secondo il vice sindaco che non era presente per altri impegni, come ha spiegato, «ha preso una decisione che serviva da tempo». «E’ successo quello che, come Lega, avevamo detto - spiega il vice sindaco - c’era un accordo tra i Corsari e l’assessore Faldini per rispettare delle regole, ma non è andata così».


Genova: «Si perde un centro di aggregazione positivo»


PAVIA. Solidarietà al Barattolo. Da parte della Federazione della sinistra pavese. «Per noi, come abbiamo sempre detto, il Barattolo è un bene prezioso per la città e anzi auspichiamo un aumento dei centri sociali per giovani, lavoratori, pensionati, centri di aggregazione che siano fuori dalla opprimente logica del mercato e del profitto. In tutto ciò è in gioco l’agibilità democratica della nostra città sempre più limitata dai sindaci-sceriffo». Parole firmate da Pablo Genova, segretario cittadino Prc Pavia (Patrito della rifondazione comunista) e Aldo Scarioni, segretario cittadino Pdci Pavia (Partito dei comunisti italiani). Solidarietà espressa anche con ironia in una lettera, firmata sempre da Genova e Scarioni, che immagina una città piena di possibilità per i giovani. Uno scenario però solo immaginario: «Cosa ci cambia un centro sociale in meno, in una città così ricca di occasioni di aggregazione, specie per i più giovani? Siamo certi che la cittadinanza intera, oltraggiata nella propria dignità dai trasgressivi concerti al Barattolo, non potrà che ringraziare l’amministrazione per aver posto fine a tali intollerabili abusi».



Barattolo, si chiude. Il Comune manda lo sfratto


PAVIA. Da giugno le associazioni dovranno lasciare il Barattolo. Tutte tranne Babele che svolge attività pomeridiane per bambini e adolescenti. Lo ha deciso ieri la giunta di Cattaneo. La rottura definita dopo il concerto di sabato sera: era stato vietato ma si è tenuto lo stesso. A pagina 15





Martedì 9



Musica nonostante la diffida In giunta il caso Barattolo


PAVIA. Concerto perfettamente riuscito al Barattolo sabato sera: tanti partecipanti, niente frizioni con i vigili che, dopo aver parlato con gli organizzatori, hanno ritirato i fogli con i nominativi dei 70 organizzatori dell’evento e ne sono andati senza interromperlo. Ma il concerto era pur sempre vietato, e l’amministrazione aveva inviato una formale diffida minacciando la sospensione della convenzione. Se ne parlerà stamattina in giunta. «Siamo soddisfatti - spiega Alessandro Cajani, dei Corsari, il collettivo che insieme ad altre quattro associazioni gestisce lo spazio di via dei Mille -, sono venuti tanti a sostenerci e con i vigili c’è stato un buon dialogo. Abbiamo dimostrato che la struttura è idonea ai concerti, fuori non si sentiva nulla e abbiamo dovuto far aprire le porte per far sentire che la musica era iniziata». Ma la vicenda non finisce qui. Cosa accadrà al centro sociale autogestito nato 12 anni fa? L’assessore all’istruzione e politiche giovanili Rodolfo Faldini spiega: «In giunta visioneremo il verbale dei vigili urbani e le eventuali segnalazioni della questura. E valuteremo quali provvedimenti adottare: per il momento possiamo solo constatare l’atteggiamento nei confronti di una diffida formale». Il Comune contesta la decisione di svolgere un concerto senza autorizzazione, senza licenza di pubblico spettacolo, «in oltraggio alla convenzione sottoscritta dai gestori del Barattolo che, dopo i rilievi dell’Arpa del 2006, imponeva lo stop ai concerti in quanto la struttura, nonostante l’insonorizzazione, non era idonea ad arginare l’impatto dei decibel». E continua: «Le infrazioni sono palesi, già nella diffida si parlava di recesso dalla convenzione. Ora la giunta farà le sue riflessioni e arriverà il provvedimento formale. Non vogliamo censurare le associazioni, ma occorre rispettare le regole che ci si dà». (a.gh.)



Mercoledì 27 gennaio


PAVIA, I CONCERTI Non fate musica al Barattolo Altra protesta in Borgo Leggiamo sulla Provincia del 25 gennaio delle iniziative sul «Manifesto della musica libera» al Barattolo e della «minaccia» di ricominciare con i concerti nella struttura comunale dei via dei Mille 130. Ricordiamo che l’Arpa, nell’accertare l’inquinamento acustico dei concerti al Barattolo, ha giudicato l’edificio completamente inidoneo per lo svolgimento di attività musicali. Sempre sulla Provincia leggiamo anche le dichiarazioni dell’assessore Faldini sul divieto di fare musica al Barattolo! Finalmente l’Amministrazione comunale è attenta al rispetto della legalità e dei cittadini. La vicenda del Barattolo è cosa nota in città ma vale la pena ricordare alcuni episodi. L’Arpa chiamata dai residenti accertò l’inquinamento acustico proveniente dall’attività musicale del Barattolo e ingiunse all’Amministrazione comunale, proprietaria dell’edificio di via dei Mille 130, di farla cessare. Per anni il provvedimento dell’Arpa, notificato al Comune nel 2006, rimase lettera morta e i concerti, nonostante le denunce e le diffide dei cittadini, continuarono con grave disagio per i residenti. Per «musica al Barattolo» si intendono ondate ossessive di frastuono sparato a 120/140 decibel nel cuore della notte in un luogo dove le case dei residenti distano a non più di 50 metri dalla fonte di rumore. Ricordiamo che quando una qualsiasi persona intende aprire un locale dove si faccia musica (dal vivo o con strumentazione ad alto volume), deve rispettare tutta la normativa sull’inquinamento acustico e individuare la sede in un’area idonea in base alla zonizzazione acustica del comune. Perché questo non deve avvenire per il Barattolo? L’attività che lì si svolge si è forse al di sopra e al di fuori della legalità? Emilia Benfante Ettore Brusotti Silvana Debiaggi e Cinzio Milanesi per il Comitato residenti di Borgo Ticino




Lunedì 25 gennaio


Barattolo-Comune ai ferri corti

Marianna Bruschi
PAVIA. Niente musica al Barattolo. Così da settembre su decisione del Comune. Ma i ragazzi del centro sociale sono pronti al «Concorso sconcertante» che ha già cinque anni di storia. Ma se infrangeranno il divieto sembra essere a rischio il rinnovo della convenzione. I ragazzi del Barattolo hanno preparato un «Manifesto della musica libera» a cui hanno già aderito 64 band. «Per i musicisti in erba ci sono pochissime opportunità di esibirsi dal vivo - spiegano - e da quasi 12 anni il Barattolo ha organizzato e gestito una fervente attività musicale». I concerti sono anche un modo per autofinanziarsi. E da quando a settembre il Comune ha vietato la musica, la voce «bilancio» è diventata ancora di più un problema. «Il Comune aveva detto che avrebbero messo a disposizione altri spazi - spiegano dal Barattolo - ma non è stato così. La nostra risposta è di riprendere la programmazione musicale partendo dal nostro concorso che offre la possibilità ai gruppi di esibirsi e farsi conoscere». Prima data il 6 febbraio con la presentazione del concorso «Sconcertante» e poi quattro serate con le esibizioni delle band in gara, e il finale. Il «però» di questa decisione è che così si andrà contro il divieto del Comune. «Noi abbiamo dato un’indicazione precisa - spiega l’assessore Rodolfo Faldini, che ha la delega alle politiche giovanili - basta musica. Quello che verrà deciso a giugno sulla convenzione dipenderà anche da come sarà il confronto in questi mesi». Insomma, se si va contro il divieto, il rinnovo della convenzione - che già adesso ai ragazzi e alle associazioni che hanno sede al Barattolo sembra lontana - sarà più difficile. «Prima di arrivare a una decisione così definitiva però - precisa Faldini - voglio verificare eventuali richieste dello spazio, se esistono altri progetti. Non ho preclusioni su dialogo e confronto, purché sia fatto con correttezza, e devo dire che fino a questo momento c’è stato il rispetto sull’indicazione che abbiamo dato per quanto riguarda la musica». Un divieto indipendente da quello già fissato dalla convenzione che regola gli orari di chiusura (non oltre la mezzanotte). Sempre a settembre tra le possibili alternative come spazio da dedicare alla musica si era parlato di un centro di aggregazione giovanile al Cravino. «Su questo non siamo riusciti a trovare un accordo con il privato - spiega Faldini - ma abbiamo un paio di progetti per far fare musica ai ragazzi che stiamo valutando».




strana chicca del 3 gennaio


Marciapiedi con le buche

PAVIA. Marciapiedi a gruviera. Non solo per la neve. Arrivano dai lettori alcune segnalazioni. La prima riguarda un marciapiede in viale Gorizia, «in particolare il tratto sinistro della prima parte del viale, venendo da corso Garibaldi verso via Scopoli». Anni fa, ricorda il lettore, «il marciapiede era stato rotto per permettere lavori di adeguamento della rete fognaria. Al termine era stato posto uno strato di cemento “ a rattoppo” del canale scavato per i lavori. ed il famoso rattoppo tale è rimasto». Il marciapiede è ancora un susseguirsi di avvallamenti e gobbe, particolarmente pericolose per chi cammina. «Il pericolo riguarda soprattutto le persone anziane - fa notare il lettore -. Mia madre, ottantenne, ha timore di uscire di casa e di inciampare e così la pensano anche altri vicini. Io stesso, che ho 40 anni, devo stare ben attento a dove metto i piedi, specie la sera, quando l’illuminazione del viale è talmente velata dagli alberi, che rende quasi impossibile vedere il marciapiede». Non si presenta meglio un altro tratto di marciapiede, trasformato di recente in pista ciclabile. Lo segnala un altro lettore. «Si tratta del tratto che dai portici arriva fino a via Vanzini per circa duecento metri - scrive il residente nella sua e-mail - Tranne un cartello non vi è segnaletica orizzontale che la individui come pista ciclabile. Inoltre il marciapiede è un immondezzaio, con rifiuti di vario tipo, vetri e bisogni lasciati dai cani, che richiedono una capacità di fare lo slalom anche senza la bicicletta. Ora che non c’è più il Barattolo, non c’è neanche più la possibilità di dare la colpa a loro». Resta il fatto che quasi nessuno si avventura in bici sul marciapiede e finisce per pedalare nella trafficatissima via Dei Mille. (m.g.p.)

Data: 07-02-2010
Autore: CSA Barattolo



Video trasloco nella stazione occupata di Gambolò
Data: 18/08/2010

La Fornace non si tocca
Data: 07/08/2010

Noi Illegali, voi delinquenti...e mafiosi.
Data: 15/07/2010

No agli sfratti:Occupata Stazione Gambolo
Data: 08/07/2010

Riappropriamoci degli spazi: i mercoledì in Duomo
Data: 23/06/2010

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