solidarietà al CSA Barattolo...messaggi e gesti di solidarietà...
mandatele a spairo@autistici.org
lettera alla provincia pavese di venerdì 5 marzo della CGIL-Pavia
Chi chiude il Barattolo dà una mano alla crisi La Camera del Lavoro di Pavia condivide i contenuti e lo spirito della lettera «Pavia sia sempre città aperta», inviata da tante associazioni territoriali al sindaco Alessandro Cattaneo. Pavia è città di eccellenze. La sua Università e le sue scuole, la ricerca, i luoghi di cura e prevenzione, il teatro Fraschini, le tante associazioni solidali, di volontariato, come il Barattolo, le associazioni degli immigrati, quelle sindacali. E’ questo insieme di luoghi, non neutrali, che determinano l’equilibrio della città. Sopprimerne uno, significherebbe rompere quell’equilibrio, determinare uno scollamento con una parte della città, alimentare un clima da caccia alle streghe, dannosa per tutti. La crisi morde occupazione e diritti lasciando soli i tanti operai, impiegati, giovani e anziani che si trovano di punto in bianco senza lavoro, senza prospettive. Ma la crisi non la pagano tutti allo stesso modo. Ci sono ceti sociali che non ne hanno risentito, che non hanno mutato stili di vita e spesa, ce ne sono altri che invece pagano prezzi alti, che sono stati costretti a rinunciare al superfluo, riducendo al minimo tenore di vita e spesa corrente. Nelle nostre Camere del Lavoro sparse per tutta la provincia, la domanda corrente è: «Quando finirà?», quando sarà possibile la ripresa occupazionale? Le sedi Caritas hanno più volte denunciato questo disagio, portando ad esempio l’aumento delle domande di aiuto materiale per singoli e famiglie, italiani e immigrati. Compito delle Istituzioni non è «istigare alla divisione», bensì lavorare per ricomporre le contraddizioni sociali che spaccano in due la società. Il Barattolo è un luogo di mediazione sociale, oltre di intrattenimento per tanti ragazzi e ragazze, importante per la città. Svolge un compito diverso dalla Camera del Lavoro, ma le persone che lo attraversano sono quelle che attraversano anche noi: giovani, studenti, operai, immigrati e insegnanti. Il Barattolo viene giudicato «fuori legge», ma i luoghi di solidarietà aiutano chi esce dal carcere, chi è ai margini della società e non si presenta con la bella faccia del dirigente in carriera, chi è senza permesso di soggiorno. La Camera del Lavoro e i tanti luoghi dove si pratica solidarietà e socialità diffusa non sono «fuori legge». Sono luoghi di mediazione e di aiuto consapevole alle fasce deboli della società... noi non siamo affatto sorpresi quando apprendiamo che qualche pensionato consuma merendine di nascosto negli scomparti della Esselunga o della Coop. Non avere occhi per decifrare la crisi e i suoi effetti su vasti strati di popolazione, è un tragico errore, prendersela con i luoghi della mediazione, è ancora peggio.
Cgil Pavia
Lettera alla Provincia Pavese di Domenica 28 febbraio
Pavia sia sempre città aperta»
Pavia
Ecco la lettera aperta indirizzata al sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo. Egregio signor sindaco, siamo associazioni di storia e natura diversa, di differente orientamento culturale e sociale e di varie opinioni politiche. Agiamo nel campo della promozione culturale ed artistica, della partecipazione giovanile, della salvaguardia dell’ambiente, della tutela dei diritti dei minori, della solidarietà internazionale, eccetera. Operiamo da molti anni nella nostra città e provincia, radicate nel territorio e tra la gente e riteniamo di rappresentare un elemento di vitalità, di impegno e servizio verso la nostra comunità. Il Barattolo. Abbiamo deciso di scriverle, unitamente a singole ed apprezzate personalità cittadine impegnate in campo educativo, accademico, artistico e sociale, per stimolare un dibattito sulla recente decisione della giunta comunale di Pavia di revocare la convenzione con le associazioni che da molto tempo gestiscono le attività del centro sociale giovanile Barattolo. In questi 12 anni presso il Barattolo si sono realizzate numerose occasioni di incontro, socialità, dibattito. Di parte, certamente, ma altrettanto certamente all’insegna della partecipazione e dell’impegno del mondo giovanile. Hanno trovato spazio al Barattolo diversi gruppi e associazioni locali e straniere che di spazio non ne avevano. Si sono anche realizzati veri e propri servizi per la collettività: dalla riparazione delle biciclette per promuovere una viabilità sostenibile, alla distribuzione alle famiglie di cibo sano e biologico; dalla promozione delle bande musicali giovanili al sostegno scolastico per i ragazzi in difficoltà. E’ un luogo che è stato frequentato da migliaia di giovani e tra questi anche molti studenti forestieri che sono a Pavia per studiare nella nostra Università. I diritti. A volte le iniziative promosse al Barattolo, non molto conformiste, possono aver dato fastidio o dispiacere a qualcuno, a qualche politico o a qualche residente per la musica troppo alta, ma non ricordiamo particolari episodi di cui si possa stigmatizzare l’esistenza. Sono certamente diritti dei residenti la quiete e il sonno ma ci sembra che anche altri locali cittadini hanno a volte determinato analoghe proteste. Occorre come sempre saper conciliare interessi diversi. Però non è credibile che si sia tolleranti quando i locali sono frequentati da giovani vestiti alla moda e con tanti soldi in tasca e si diventa al contrario super-rigorosi se i frequentanti sono invece ragazzi squattrinati e un po’ «diversi». Inoltre sono già stati spesi soldi pubblici e privati per l’insonorizzazione del locale e pensiamo quindi che questo problema sia ormai superato. Fossarmato. Alcuni mesi fa, dopo le dolorose vicende che hanno riguardato i Rom, è stato chiuso l’unico vero «Centro di accoglienza» pubblico della città, quello di Fossarmato. Un Centro di cui dovremmo andare tutti fieri. In circa 20 anni sono transitati di lì centinaia di cittadini immigrati, molti dei quali (anche grazie a quel servizio di accoglienza dove si tenevano corsi di lingua, attività di orientamento o feste multietniche con la partecipazione della gente del quartiere) ora vivono e lavorano a Pavia, ben integrati nella nostra comunità, insieme alle loro famiglie. Oggi purtroppo il Centro è chiuso. Ne sono state murate le porte e le finestre. Come simbolo di accoglienza per il futuro... non c’è che dire. E così adesso, come da copione, è venuta l’ora del Barattolo. Accoglienza. Una città che chiude da un lato gli spazi di accoglienza e di solidarietà e dall’altro gli spazi di incontro e di socialità, è una città che davvero fa tristezza, una città che ci appare impaurita, imbarbarita e ripiegata su se stessa. Il futuro di Pavia non sta nel chiudere ciò che esiste ma al contrario nello sforzo creativo di rafforzare ciò che abbiamo e di aprire ciò che ancora non c’è. Nuovi spazi, nuove opportunità, nuove occasioni di partecipazione, nuove idee, nuovi entusiasmi. Invece che «far tacere» occorrerebbe al contrario «dare voce». Invece di «allontanare» bisognerebbe saper «porsi in ascolto». Soprattutto se parliamo del mondo giovanile. I giovani. Egregio signor sindaco, lei è uno dei primi cittadini più giovani d’Italia. Faccia onore alla sua età! Non si lasci trasformare in pochi mesi di potere in un noioso e triste bacchettone, senza fantasia, senza voglia di rischiare, senza colore (o peggio di un colore solo). Un noto filosofo che insegna alla nostra Università ha scritto che una cultura ed una politica che rifuggono il confronto con chi è diverso, con chi dissente o non si «conforma», è una cultura/politica priva di fede nelle sue radici e senza speranza nel futuro. E’ nei fatti e negli esiti una cultura mortifera. A Pavia abbiamo invece molto bisogno di vitalità, di spazi, di arte e di diversità per non morire di realtà. Ora il dialogo. La invitiamo quindi, rispettosamente, a non sottrarre al dialogo ed alla società la realtà del Barattolo, immaginando soluzioni capaci di coinvolgere nella gestione di questo spazio sociale sia le associazioni che lo gestiscono sia ulteriori soggetti interessati. La invitiamo inoltre a promuovere incontri pubblici di confronto, veri ed aperti ad esiti non preconfezionati, per capire, tutti insieme, cosa fare di buono e di nuovo per i tanti giovani che vivono e vengono a vivere e studiare nella nostra città. E per «capire» avrà certamente bisogno di confrontarsi con i giovani come Lei, quelli che le assomigliano, ma anche con tutti gli altri, che non le assomigliano affatto. E’ del resto proprio questa molteplicità la ricchezza e la forza di una polis. E’ proprio questa molteplicità la bellezza della vita e della gioventù.
Ass. Ci siamo anche Noi; C.a.f.e; Comitato Pavia Asti Senegal; Comitato Prov. per l’Unicef; Coop. Progetto Con-tatto; Coop. Sociale Arke’; Fildis - Federazione Italiana Laureate e Diplomate - Pavia; Giovani Protagonisti a Pavia; Gruppo Acqua Pavia; Gas - Gruppo Acquisto Solidale Pavia; Kronstadt; Legambiente - Il Barcè; Officina Multimediale Pavese; Sottovento; Spaziomusica; Usciamo dal silenzio Andrea Fumagalli, Cristina Papetti, Daniela Bonanni, Enrico Mosconi, Fausta Degani, Gaia Mosconi, Gianni Vaggi, Giovanni Giovannetti, Gisella Bellotti, Luigia Favalli, Mariella della Patrona, Marta Ghezzi, Marta Mosconi, Mauro Cecchetto, monsignor Gianfranco Poma, Nadiya Potsky, Roberto Mancero, Salvatore Veca e Tullio Bernardiniz
Articolo di Giovanni Giovannetti
Regole
Il Barattolo appartiene a tutta la città
Dal Movimento 5 stelle Pavia
La Lista Pavia 5 Stelle insieme al MoVimento Lombardia 5 Stelle saranno presenti al corteo a supporto del Centro Sociale Barattolo che si terrà: sabato 20 febbraio ore 15.00 dal piazzale della stazione. Riteniamo infatti che sia vergognoso che a Pavia, di anno in anno, scarseggino sempre più veri spazi di aggregazione giovanile. Il Barattolo è uno dei pochi rimasti, un luogo d’incontro dove tutti i ragazzi possono esprimere le loro passioni, esercitare una condivisione democratica di valori ed attività ricreative, promuovere musica e spettacoli di band e gruppi locali. Questa messa in scena della Giunta, sullo sfratto per motivi non accertati de facto e senza controproporre ai ragazzi uno spazio sostituitivo adeguato, insieme a quei mormorii su certi profili di facebook dove volano commenti di una certa parte politica pavese che si schiera su atteggiamenti censuristici dietro un paravento di “belle parole”, ci sembrano non degni di una città che vorrebbe guardare al futuro con lungimiranza, ma che, nella realtà, rimane ancora troppo arroccata nelle vecchie logiche propagandistiche, quelle che per un voto in più sono disposte a scommetere sulla testa della propria madre o a fare “piazza pulita”. [in]
lettera alla provincia pavese
di Giovanni Giovannetti
IL BARATTOLO Pavia che non sente le mafie e si scaglia sui più deboli Aumenti, iperspeculazioni immobiliari e finanziarie, contiguità con chi ricicla il denaro sporco, mancato rispetto delle regole da parte della pubblica amministrazione... Pavia città pulita da mafie e malaffare? Nell’agenda di Alessandro Cattaneo e Gianmarco Centinaio questi argomenti stentano a farsi largo. Sembra pagare di più la demagogia: no, Pavia pulita da zingari, poveri, giovani e chiunque riproponga intendimenti più sobri su vita e consumi: princìpi che lo stesso papa Benedetto XVI ci invita a perseguire, ma se la pratica del consumo consapevole passa dal centro sociale autogestito «Barattolo», allora non va più bene, e questi temerari amministratori deboli con i forti e forti con i deboli ora lo vogliono chiudere, con atto d’imperio e buttando la chiave. A Fossarmato, la porta murata di un centro che si dice di accoglienza è la metafora di una città che guarda ai danarosi e ai faccendieri, la tranquilla capitale nazionale dei vorticosi movimenti di denaro e degli sportelli bancari (a Pavia se ne contano 62, uno ogni 1.130 abitanti!), nonostante l’assenza di attività produttive; il capoluogo di un territorio sul quale abbondano rifiuti inquinanti e radioattivi nocivi per la salute; la punta avanzata della monnezza-connection, segnalata nella moltitudine di inchieste milanesi torinesi veronesi calabresi spezzine livornesi astigiane genovesi e mai pavesi, inchieste che incrociano a Pavia. Secondo il procuratore distrettuale antimafia Ferdinando Pomarici, questi sono chiari indicatori della penetrazione mafiosa, insieme al frequente cambio di proprietà degli esercizi commerciali e allo spaccio di «speed» e coca, sempre più palpabile sia in centro che in periferia. Segnali tuttavia ignorati dalla locale Procura e dall’amministrazione comunale, che invece focalizza su zingari e giovani e altri poveracci da spennare abolendo le fasce di esenzione per mense e asili. Allora sotto con il «Barattolo», anche se non spacciano, non rubano, non ricilano denaro sporco ma producono cultura rispettando la normativa antirumore. L’attività culturale e ricreativa del «Barattolo» è tra le poche alternative serali, economiche e di qualità, in una città che ai giovani offre quasi niente: niente cinema, niente spazi, niente di niente. E infatti al Centro sociale del Borgo ci vanno un po’ tutti. Sarà, ma anche tra gli abitanti del Borgo Ticino c’è chi li difende, in aperta polemica con altri residenti che invece vorrebbero vedere «restituire il lascito Negri ai cittadini» (e questi giovani che sono, se non cittadini?). Altro che avversarli. L’amministrazione dovrebbe promuoverne di analoghi, chiavi in mano, in centro e nei quartieri: i luoghi dell’incontro e del dialogo a volte non facile tra pubblica amministrazione e realtà giovanili, rapporto che oggi sfuma tra le nebbie di anonime periferie slegate dal centro cittadino, periferie che nella migliore delle ipotesi consegnano i nostri ragazzi ai consumi costosi nei bar e nei pub, il regno delle slot machines (Pavia ne conta una ogni 55 abitanti, più del triplo della media nazionale). Non è un caso se il rapporto 2003 della commissione antimafia rileva che «a Pavia il controllo criminale del territorio non segue la via del “pizzo” ma quella del videopoker». Al Barattolo non si incontrano slot machines: che sia questo il problema?
Giovanni Giovannetti Pavia
Lunedì 15
lettera alla provinciapavese
dei Giovani del PD
Cattaneo, il sindaco giovane vuole una città chiusa Il sindaco Cattaneo vuole chiudere un luogo di ritrovo per i giovani? Dopo il taglio alle linee degli autobus urbani (soprattutto quelli serali) è l’ennesima dimostrazione che vuole una città chiusa su sé stessa e soprattutto chiusa ai giovani. Una città dove i giovani vadano a scuola, e basta, e dove gli studenti universitari vadano a lezione, paghino gli affitti delle case dei pavesi e non si divertano. Anzi, divertirsi possono, ma nei locali dell’assessore Antonio Bobbio Pallavicini, e non in luoghi pubblici come il Barattolo. Ci sentiamo pertanto in dovere di difendere il diritto degli giovani pavesi ad avere un luogo di aggregazione comune e pubblico, nel quale si possano divertire e contemporaneamente possano proporre a tutta la cittadinanza iniziative culturali innovative e accattivanti. Probabilmente una riflessione sulla questione della scarsa vivibilità della zona deve essere affrontata dal sindaco, ma attraverso un tavolo di confronto che sappia concertare i differenti interessi dei giovani, delle associazioni e dei residenti. Tale comportamento evidenzia l’ulteriore dimostrazione del fatto che questa giunta preferisce nascondere i problemi invece di affrontarli. Noi, giovani democratici, a questa giunta guidata da un sindaco giovane eppure così distante dai giovani della propria città (o almeno da quelli non ritenuti di serie A), vogliamo opporci con forza. I giovani del Pd Pavia
Giovedì 18 febbraio
lettera alla provinciapavese
di Stefania Vilardo Insieme per Pavia
IL BARATTOLO Una città per i giovani ma il sindaco non ci sta Vorrei partire da un’affermazione del «nostro» sindaco Alessandro Cattaneo riguardo il Csa Barattolo: per l’attuale amministrazione i giovani che lo gestiscono sono dei privilegiati e quindi per ristabilire l’uguaglianza tra chi non fa e chi invece fa, è cosa buona e giusta azzerare tutto. Rispondo con il buon senso? Mi piacerebbe vivere in una città dove organizzare concerti, cicli di film d’essai, incontri di varie associazioni, cioè produrre cultura, non fosse vissuto come un privilegio ma una delle normali espressioni della vita civile, dove il compito della politica vissuta in positivo sia moltiplicare le occasioni di incontro culturale fuori dai circuiti commerciali e non averne paura perché non omologabili: non è la stessa cosa suonare in uno spazio «autonomo», come logica conclusione di un lavoro compiuto giorno per giorno, o in un locale commerciale, bar o discoteca che sia. Vorrei continuare ricordando a tutti le dichiarazioni d’intenti del «nostro» sindaco durante la campagna elettorale che, necessitando di una smarcatura dalla giunta Capitelli che, non diversamente, voleva chiudere quest’unico spazio di autonomia culturale, riconosceva un bisogno della città tutta, universitaria, storica, a vocazione turistica, eccetera, di aprirsi ai giovani con spazi dedicati, promettendo un clima di cooperazione, pluralismo, bla, bla, bla. In concreto cosa mette sul piatto, oltre ai finanziamenti erogati agli oratori? Qual è il progetto per i giovani del centro città, delle periferie, dell’università? Mi scuso ma mi sfugge. In realtà quali sono le vere ragioni? Dovete rispondere a qualche cittadino che vi chiede la sua chiusura perché sono brutti sporchi e cattivi? Un consiglio: non si misurerà il vostro buongoverno con qualche telecamera, qualche sgombero di poveracci o di giovani... Capitelli docet! Fate le vostre scelte per una città migliore su temi quali l’inquinamento, la cementificazione, il lavoro, questo è il compito!
Stefania Vilardo Insieme per Pavia
lettera alla provinciapavese
di Massimo Nizzoli
Alla fine è successo. Questa domenica, come ormai d’abitudine quasi senile, mi alzo presto e accendo la tele. Gesto automatico da prima colazione. Via Padova brucia. Dove? A Milano. Guerra tra bande etniche. Non mi stupisco. Perché non dovrebbe accadere? E’ mai stata tentata una qualche azione d’integrazione? Qualcuno disegna (o ri-disegna) le città per farle vivere da esseri umani? C’è qualche forza politica importante (di quelle che decidono, che contano nelle politiche nazionali o quelle locali) che si è mai posta il problema? No. Mentre la cronaca ci svela una classe dirigente arrogante e corrotta la cui unica idea un po’ solida è rivestita di cemento, sembra che nessuno voglia vedere cosa cova sotto la cenere. Le bestialità razziste della lega e la psicosi securitaria che annebbia la mente delle italiche elite più dell’alcool e della coca (che pare non manchino nei loro festini) non affrontano mai la questione dell’immigrazione. Lo esorcizzano e demonizzano senza alcuna passione politica, senza un minimo di pietas cristiana, utilizzano solo strumenti polizieschi ed sono ormai in chiara mala fede. In mala fede perché più nessuno può non sapere che l’immigrazione è strutturale e necessaria al nostro modello di sviluppo economico. Immaginate la nostra vita se per un mese, di colpo, sparissero le nostre badanti, i nostri muratori, i diffusori di pubblicità al servizio dei vari supermarket, i nostri alunni, i nostri inquilini …
Il problema è enorme: ci sono culture diversissime da confrontare, retaggi religiosi da analizzare, e poi scendendo terra-terra, politiche sociali da attivare. Casa, istruzione, lavoro, sanità. Cosa possono pensare i figli dei migranti, gli italiani G2, di questa società che li teme, li emargina e poi li sfrutta in maniera bestiale? Non ci hanno insegnato già altre esperienze nel mondo che così si creano ghetti ingovernabili e si recide ogni possibilità di convivenza?
Allora penso a chi in questa sonnolenta città dedita al risparmio, alle rendite ed alle speculazioni, si è mosso per andare a vedere questi tipi di problemi. Chi ha capito che bisogna capire, studiare, discutere, ricercare e socializzare per dare un senso al proprio essere cittadini?
Penso subito ai Corsari del Barattolo. In questi anni hanno rappresentato una delle pochissime realtà che su questi temi hanno veramente forgiato la propria esperienza civile.
Hanno subito attacchi anche violenti e hanno sempre risposto in maniera non violenta. Mai sono stati assenti ad un appuntamento politico vero, portando la loro soggettività nelle discussioni sui grandi temi della pace, del lavoro, della conoscenza, e su quelli locali in difesa dei più deboli. Solo loro hanno mostrato la faccia pulita della nostra città in quella terribile estate della cacciata dei Rom.
Penso: ecco, la normalizzazione vuole chiudere anche questa esperienza, questa voce pulita, questa capacità di vedere i problemi moderni nella loro complessità. Questa risorsa capace di progettare luoghi veri di confronto e socializzazione tra esseri umani.
Che fare? Sabato sarò in piazza con loro.
Massimo Nizzoli
Leggi la discussione sul blog del Circolo Pasolini
Centro sociale Barattolo. Privilegio per tutti!
di Stefania Vilardo
Vorrei partire da un’affermazione del “nostro” sindaco Alessandro Cattaneo riguardo il Csa Barattolo: per l’attuale amministrazione i giovani che lo gestiscono sono dei privilegiati e quindi per ristabilire l’uguaglianza tra chi non fa e chi invece fa è cosa buona e giusta azzerare tutto. Rispondo con il buon senso? Mi piacerebbe vivere in una città dove organizzare concerti, cicli di film d’essai, incontri di varie associazioni, cioè produrre cultura, non fosse vissuto come un privilegio ma una delle normali espressioni della vita civile, dove il compito della politica vissuta in positivo sia moltiplicare le occasioni di incontro culturale fuori dai circuiti commerciali e non averne paura perché non omologabili: non è la stessa cosa suonare in uno spazio “autonomo”, come logica conclusione di un lavoro compiuto giorno per giorno, o in un locale commerciale, bar o discoteca che sia. Vorrei continuare ricordando a tutti le dichiarazioni d’intenti del “nostro” sindaco durante la campagna elettorale che, necessitando di una smarcatura dalla giunta Capitelli che, non diversamente, voleva chiudere quest’unico spazio di autonomia culturale, riconosceva un bisogno della città tutta, universitaria, storica, a vocazione turistica, ecc…, di aprirsi ai giovani con spazi dedicati, promettendo un clima di cooperazione, pluralismo bla, bla, bla. In concreto cosa mette sul piatto, oltre ai finanziamenti erogati agli oratori? Qual è il progetto per i giovani del centro città, delle periferie, dell’università? Mi scuso ma mi sfugge. In realtà quali sono le vere ragioni? Dovete rispondere a qualche cittadino che vi chiede la sua chiusura perché sono brutti sporchi e cattivi? Un consiglio: non si misurerà il vostro buongoverno con qualche telecamera, qualche sgombero di poveracci o di giovani… Capitelli docet! Fate le vostre scelte per una città migliore su temi quali l’inquinamento, la cementificazione, il lavoro, questo è il compito!
È un problema di legalità? Stenderei un velo pietoso su questa motivazione… Ricorderei solo le parole di una persona a te vicina, o “nostro” sindaco, che, all’uscita dal carcere, ha dichiarato «Ho trovato più umanità qui dentro che nella vita normale…». Ma che gente frequenta normalmente la persona in oggetto? Non certo i ragazzi del Csa che, in modo totalmente disinteressato si occupano di ciò che invece spetterebbe per esempio, non so, ad un assessorato alla cultura?
di Claudio Sala
Dalla parte del Csa Barattolo
di Giovanni Giovannetti
Ridateci un sindaco di destra, ovvero Piera Capitelli. Restituiteci le sue incantevoli ordinanze (antibivacco, antibirra, antigiovani, antitutto). Ridateci una opposizione vera in Consiglio comunale, come era quella – granitica – delle Campari e dei Veltri, di certo non quella farlocca della Lega e di Forza Italia. Ridateci lo stesso spregio per l’interesse collettivo e per il bene comune capace di sollecitare indignazione e sconcerto tra i cittadini.
Ridateci il vero affarismo alla Capitelli e tenetevi il finto farismo del replicante Alessandro Cattaneo, esecutore fallimentare di Capitelli. Tenetevi l’attuale narcotizzante melassa spalmata sui pavesi – quelli disorientati e disarmati dal finto cambio della guardia al Mezzabarba – allontanandoli da ogni interesse per l’azione pubblica: invece di avventarsi sulla giugulare del potere locale per azzannarla al grido di «sono incazzato nero e tutto questo non l’accetterò più», come al duca di Mantova nel Rigoletto i cittadini disillusi sembrano balbettare «questa o quello per me pari sono».
Cittadini che hanno dovuto subire gli scellerati aumenti delle mense scolastiche e degli asili apportati dalla Giunta Capitelli al crepuscolo, aumenti che indignarono tutti, compresa l’attuale assessore al personale Cristina Niutta che, in un articolo del febbraio 2009, avvertitamente si proponeva di «eliminare gli aumenti relativi al servizio mense scolastiche, agli asili nido, alla scuola d’infanzia, alla tassa di smaltimento rifiuti urbani e così via». Detto fatto? Eliminare hanno eliminato: eliminate le fasce d’esenzione per figli dei poveri, ma – spiega l’assessore al Bilancio Marco Galandra – l’aumento vuole «responsabilizzare le famiglie nei confronti della spesa pubblica». Insomma, lo hanno fatto per il loro bene. Fantastico.
Cittadini come i componenti del ‘Comitato per il Crosione’, nato per contrastare l’edificazione della frequentatissima zolla verde del quartiere e per formulare proposte alternative, gli stessi che alle ultime elezioni hanno votato in massa Cattaneo per ritrovarselo a benedire la cementificazione di una parte del già minuscolo parchetto abituale ritrovo per bambini e anziani, quando solo pochi anni prima i neo-amministratori con la cazzuola capitanavano la lotta contro il consumo del raro verde pubblico disponibile in quartiere.
Che dire poi della programmata cementificazione di una parte non edificabile della valle della Vernavola: è la cosiddetta Greenway di Montemaino, che prevede la costruzione di 6 condomini e di 14 villette a pochi passi dal torrente, in deroga a leggi e regolamenti, sopra un terreno che ha tra i proprietari alcuni parenti di un influente ex consigliere comunale di centrosinistra nonché ex presidente della Commissione urbanistica. E cosa fanno il Cattaneo e l’assessore leghista all’Urbanistica Fabrizio Fracassi, due un tempo tra i più fieri oppositori della Greenway? Turandosi il naso, a tutta betoniera il 29 ottobre 2009 hanno approvato. Sconcertante, ma non chiamatela “perequazione” e nemmeno “concertazione”: meglio chiamare le cose per nome, ovvero “inciucio”. L’influente ex consigliere comunale, parente e amico di parenti e amici è Roberto Artuso, lo stesso Artuso che oggi siede nel cda dell’Asm, così come ha voluto Albergati, con la benedizione di sua beatitudine Alessandro Cattaneo.
Aumenti, iperspeculazioni immobiliari e finanziarie, contiguità con chi ricicla il denaro sporco, mancato rispetto delle regole da parte della pubblica amministrazione… Pavia città pulita da mafie e malaffare? No, Pavia pulita da zingari, poveri, giovani e chiunque riproponga intendimenti più sobri su vita e consumi: princìpi che lo stesso Papa Benedetto XVI ci invita a perseguire, ma se la pratica del consumo consapevole passa dal Centro sociale autogestito Barattolo allora non va più bene, e quelli deboli con Artuso e forti con i Corsari lo vogliono chiudere, con atto d’imperio e buttando la chiave.
È lo stesso sindaco pronto a solidarizzare e commuoversi fino alle lacrime per Lady Rosannabelli, la rea confessa incarcerata; è lo stesso vicesindaco pronto a reggere secchiello e cazzuola ai parenti di Artuso. E se resteranno mattoni e calcina allora li useranno per murare l’ingresso del Centro sociale in via dei Mille, così come hanno fatto a Fossarmato subito dopo il discutibile nonché illecito sgombero invernale dei Rom dal Centro di accoglienza, sgombero reso urgente dalle imminenti elezioni. E poco importa se otto famiglie sono finite in mezzo a una strada e se è stato interrotto il percorso scolastico dei loro bambini. Ne riparleremo, questa volta in Procura.
La porta murata di un centro che si dice di accoglienza è la metafora di una città che guarda ai danarosi e ai faccendieri; la tranquilla capitale nazionale dei vorticosi movimenti di denaro e degli sportelli bancari (a Pavia se ne contano 62; uno ogni 1.130 abitanti!), nonostante l’assenza di attività produttive; il capoluogo di un territorio sul quale abbondano rifiuti inquinanti e radioattivi nocivi per la salute, la punta avanzata della monnezza-connection, segnalata nella moltitudine di inchieste milanesi torinesi veronesi calabresi spezzine livornesi astigiane genovesi e mai pavesi, inchieste che incrociano a Pavia. Secondo il Procuratore distrettuale antimafia Ferdinando Pomarici, questi sono chiari indicatori della penetrazione mafiosa, insieme al frequente cambio di proprietà degli esercizi commerciali e allo spaccio di ‘speed’ e coca, sempre più palpabile sia in centro che in periferia. Segnali tuttavia ignorati dalla locale Procura e dall’amministrazione comunale, che invece focalizza su zingari, giovani e sui poveracci da «responsabilizzare nei confronti della spesa pubblica».
Non solo: secondo l’Agenzia del territorio, a Pavia ci sono 1.269 costruzioni abusive. Siamo quinti in Italia dopo Roma (6.000), Napoli (6.000), Catania (4.000) e Bari (1.337). Ma se li rapportiamo alla popolazione residente, con un edificio abusivo ogni 55 abitanti Pavia si rivela prima assoluta, l’inarrivabile capitale dell’abusivismo edilizio nazionale.
Poi viene il consumo del territorio. Nella provincia, in quarant’anni sono stati urbanizzati 13.085 ettari di terra agricola e forestale: lo spazio occupato da abitati e case è quasi raddoppiato, passando dal 3,4 per cento al 7,8 per cento. Il fenomeno ha interessato principalmente i terreni agricoli della pianura – tra i più fertili al mondo – che sono stati ridotti del 9,3 per cento.
Nell’agenda di Alessandro Cattaneo e Gianmarco Centinaio questi argomenti stentano a farsi largo. Sembra pagare di più la demagogia: ora tocca al ‘Barattolo’. E perché? Non spacciano, non rubano, non ricilano denaro sporco, rispettano la normativa antirumore, sono disponibili al dialogo... L’attività culturale e ricreativa del ‘Barattolo’ è tra le poche alternative serali, economiche e di qualità, in una città che ai giovani offre quasi niente: niente cinema, niente spazi, niente di niente. E infatti al Centro sociale del Borgo ci vanno un po’ tutti.
Altro che avversarli. L’amministrazione dovrebbe promuoverne di analoghi, chiavi in mano, in centro e nei quartieri: i luoghi dell’incontro e del dialogo a volte non facile tra pubblica amministrazione e realtà giovanili, rapporto che oggi sfuma tra le nebbie di anonime periferie slegate dal centro cittadino, periferie che nella migliore delle ipotesi consegnano i nostri ragazzi ai consumi costosi nei bar e nei pub, il regno delle slot machines (Pavia ne conta una ogni 55 abitanti, più del triplo della media nazionale). Non è un caso se il Rapporto 2003 della Commissione antimafia rileva che «a Pavia il controllo criminale del territorio non segue la via del ‘pizzo’ ma quella del videopoker». Al Barattolo non si incontrano slot machines: che sia questo il problema?
Sarà, ma anche tra gli abitanti del Borgo Ticino c’è chi li difende, in aperta polemica con altri residenti che invece vorrebbero vedere «restituire il lascito Negri ai cittadini» (e questi giovani che sono, se non cittadini?)
Certo è che i disagi del Borgo Ticino sembrano altri: il quartiere
versa in un allarmante stato di degrado, reso ancora più evidente dalla sporcizia e dalla spazzatura intorno ai tanti cassonetti e lungo le vie, cassonetti invasivi (in piazza Ghinaglia se ne contano ben 14!), il maldestro e tristemente visibile arredo urbano per il quartiere, a cui si aggiunge la scarsa o nulla manutenzione degli edifici e degli spazi pubblici. Lungo via dei Mille le auto sfrecciano numerose e veloci (il vero inquinamento acustico è il traffico) e quelle parcheggiate spesso sono lasciate pericolosamente in doppia fila. La finta pista ciclabile (un marciapiede sconnesso) non solo è inutile ma anche pericolosa per i ciclisti. Il verde pubblico risente della mancata manutenzione, ed è reso inutilizzabile dal degrado e dalla sporcizia.
Quanto al lascito Negri (sede del Csa Barattolo), l’edificio andrebbe risanato secondo criteri di risparmio energetico ripristinando l’aerazione e adeguando l’insonorizzazione del locale, così come già disposto dall’Arpa. Il giardino Negri intorno al Centro sociale e la confinante area Cambieri (un cumulo di macerie) se recuperati potrebbero diventare uno splendido luogo di ritrovo per ragazzi, famiglie e persone anziane. Ma così non è. Nel parco manca uno spazio giochi per i bambini, attrezzato per le varie fasce d’età.
Perché allora non ripensare il recupero del parco e della limitrofa area Cambieri come luoghi di ristoro, a prezzi popolari, in collaborazione con associazioni e gruppi d’acquisto? Perché non fluidificare il collegamento tra la sede dell’ex Comitato di quartiere e il parco Negri, che colleghi al parco questo punto di ritrovo degli anziani? Perché non immaginare iniziative culturali per tutte le età, iniziative che rappresentino un responsabile momento d’incontro tra culture e generazioni?
Allora perché? Semplice: perché la vera ‘politica del fare’ costa impegno, idee, idealità, soldi e fatica. Meglio allora la politica del capro espiatorio e del muro contro muro.
Quanto a me, io sto con loro. Sono gli stessi giovani che abbiamo avuto più volte al nostro fianco in alcuni momenti critici della vita democratica cittadina: come nel 2007, a stemperare la crisi acuta del dopo-sgombero dei Rom dalla Snia, che fu anche crisi istituzionale tra la Prefettura, la Questura e la Giunta Capitelli, con la richiesta sottobanco di dare tutti una mano senza poi rivelarlo. Sono gli stessi giovani che, di fronte allo squadrismo di Forza Nuova, nel 2008 hanno pacificamente manifestato, nonostante le botte prese e la rabbia in corpo. Sono un frammento della nostra “meglio gioventù”, con cui si può e si deve dialogare litigando o litigare dialogando, perché sono figli nostri.
Data: 08-02-2010 Autore: CSA Barattolo |