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Discorso per il 25 aprile

Buon giorno a tutti, vi chiediamo due minuti di attenzione prima dell’inizio delle celebrazioni ufficiali e degli interventi istituzionali per esprimere alcune riflessioni che noi, e le persone che con noi hanno dato vita a questo spezzone all’interno del corteo, abbiamo prodotto e condiviso in occasione di questo 25 aprile. Purtroppo quest’interruzione, che forse da qualcuno verrà vista come un’intromissione o un atto di arroganza è l’unico modo che abbiamo, di fronte al silenzio, all’indifferenza e all’insofferenza mostrata dalle istituzioni, per condividere anche con voi, partigiani e cittadini antifascisti che siete qui oggi, il nostro pensiero.
E’ ormai da molti anni che ribadiamo la necessità che il 25 aprile torni ad avere un significato più profondo della semplice celebrazione di una ricorrenza, perché è da molti anni che i valori e le libertà conquistate tramite la lotta partigiana e sanciti dalla nostra costituzione sono sotto attacco. Mentre da un lato si nega il ruolo determinante della resistenza partigiana nella liberazione dell’Italia dall’oppressione del regime nazi-fascista, si fanno appelli alla riconciliazione e all’oblio e si propongo disegni di legge volti ad equiparare i martiri della resistenza con i morti della repubblica di Salò, nelle nostre strade si assiste al ritorno delle forme più becere di violenza fascista.
Lo scorso ottobre Pavia ha subito l’ennesima aggressione squadrista: durante una serata al Centro Sociale Barattolo organizzata da un collettivo universitario, una quindicina di militanti incappucciati iscritti al partito fascista di FN si è mosso dalle sede e ha aggredito con spranghe e tirapugni un gruppo di ragazzi spedendone ben 7 all’ospedale. In quell’occasione la cittadinanza democratica e antifascista, confluita in una grande manifestazione spontanea di solidarietà, aveva denunciato le responsabilità delle istituzioni locali, comune, questura e prefettura, che avevano permesso l’apertura della loro sede rifiutandosi d’intervenire, incuranti dei timori e delle preoccupazioni espresse già da tempo. Avevamo chiesto che le istituzioni prendessero una posizione netta di condanna della violenza fascista e che si impegnassero ad impedirne la riapertura. In risposta abbiamo avuto solo il silenzio di chi era troppo preso e a gestire gli equilibri di potere di una giunta ormai allo sbando e l’imbarazzo di chi conta ancora tra le proprie fila nostalgici della ventennio fascista. Nel frattempo, quegli stessi squadristi, oggi in cerca di una nuova sede, hanno organizzato poche settimane fa raid notturni contro i negozi gestiti da migranti e hanno coperto la città di scritte razziste e xenofobe.
La possibilità che il processo contro questi loschi individui venga archiviato dalla magistratura, rischia di far passare un messaggio estremamente pericoloso: la violenza squadrista a Pavia è accetta e impunita.
Ma siamo anche consapevoli che questa non è che la punta dell’iceberg e che il fascismo non si esprime solo in queste espressioni di violenza becera, frutto dell’ignoranza e dell’alienazione.
Esso ha trovato altre forme per imporsi, ancor più pericolose perché meno evidenti, mascherate dalle finalità di sicurezza, di decoro, di quiete pubblica. È fascista una legge che limita e impedisce il diritto allo sciopero dei lavoratori, è fascista una legge che nega le cure mediche a uomini e donne immigrati clandestinamente, sono liberticidi e fascisti i regolamenti comunali, approvati anche qui a Pavia, che negano la possibilità di far vivere gli spazi sociali, di sperimentare forme di aggregazione libera e di promuovere un’idea di cittadinanza che non si limiti allo schema lavora e consuma; quegli stessi regolamenti, mascherati come atti burocratici, si pongono ora anche l’obiettivo politico di uccidere il diritto a manifestare, imponendo l’obbligo di richiedere il permesso alla questura con un mese d’anticipo ed esponendo chi disobbedisce a pesantissime sanzioni amministrative e, non dubitiamo, penali.
Di questi temi difficilmente oggi sentirete parlare da parte di chi forse è qui presente solo perché si avvicina la campagna elettorale e che di questo scempio è complice se non responsabile.
A questi personaggi va tutto il nostro sdegno, a voi cittadini l’augurio di un buon 25 aprile e l’invito a lavorare ogni giorno per farlo rivivere nelle nostre città, a voi partigiani la nostra immensa gratitudine e la promessa di continuare a lottare per difendere e incrementare le libertà da voi conquistate.

“Ma allora c’è la storia . C’è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra. Da noi niente va perduto, nessuno sparo, pur uguale ai loro, m’intendi? Nulla va perduto, tutto servirà, se non a liberare noi, a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi.
L’altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare qual furore e quell’odio, finché dopo altri dieci, o cento, o mille anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restarne schiavi. Questa è la lotta. Una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni.: per l’operaio dal suo sfruttamento, il contadino dalla sua ignoranza.
Il nostro lavoro politico dovrebbe essere questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro sé stessa, per la nostra redenzione, così come “gli altri” utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l’uomo contro l’uomo” (Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno)


Data: 25-04-2009
Autore: CSA Barattolo


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