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Comunicato in risposta al sindacoChe il comune stia portando avanti una battaglia del tutto dogmatica e ideologica contro il Barattolo non è una novità. Che per farlo si stia arrampicando sugli specchi, utilizzando qualsiasi appiglio burocratico e nascondendosi dietro un inesistente disturbo alla quiete pubblica (per cui infatti non abbiamo mai ricevuto alcuna multa ne alcun rapporto in tal senso dai vigili) è cosa che non sorprende. Ma domenica, sulle pagine della provincia pavese, la dichiarazioni di Cattaneo hanno superato qualsiasi immaginazione. Il Barattolo ora diventa anche un “problema di sicurezza” perché «Intorno a al Barattolo si sono create le situazioni più gravi». La frase si riferisce, come scrive il giornalista, al fatto che “Il Barattolo infatti è stato incendiato ed è in corso un procedimento verso un esponente di Forza Nuova per gli scontri del 2008.”. Se in questa città quindi esistono gruppi neofascisti che appiccano incendi e organizzano azioni squadriste per aggredire gli studenti la colpa è di chi ancora si ostina a promuovere i valori della resistenza come democrazia e antifascismo. Il ragionamento non fa una grinza. Giusto per rinfrescare le memorie dei più disattenti: nel 2001 alla vigilia del 25 aprile, in un periodo in cui le aggressioni neofasciste ai danni di studenti e cittadini conoscono una preoccupante escalation, il Barattolo viene incendiato durante la notte. La dinamica non lascia dubbi sul fatto che si tratti di un attentato di matrice neofascista. L’anno scorso il 15 ottobre, i militanti di Forza Nuova (la cui sede, era stata da poco aperta proprio a 100 metri dal centro, nonostante una campagna cittadina ne avesse sottolineato il rischio), incappucciati e armati di spranghe e tirapugni assalirono prima due ragazzi che si stavano recando alla festa universitaria ospitata nel centro sociale, e quindi i loro soccorritori. Il bilancio fu di 7 ragazzi (le vittime delle due aggressioni) mandati all’ospedale. Per questa aggressione il segretario uscente di FN, Diego di Sopra, è stato rinviato a giudizio (nessun indagato del Barattolo dal momento che tutti i testimoni, senza alcuna esclusione, hanno confermato l’aggressione da parte di FN). Il giorno dopo l’attuale vicesindaco Centinaio dichiarava sulle pagine di facebook che “FN ha fatto quello che tutti i pavesi avrebbero voluto fare” definendo i volontari del Barattolo delle “zecche”. È lo stesso Centinaio che nel 2003 fu filmato mentre, nottetempo, accoglieva nella sede pavese della Lega Nord i militanti del Veneto Fronte Skinheads, all’indomani del loro assalto al Barattolo durante una conferenza sulle nuove destre organizzata dal comitato unitario antifascista (di cui facevano parte vari facinorosi come i partigiani dell’Anpi..). Anche quella volta ci furono vari feriti (tra cui anche un agente della polizia) e il processo condannò tutti i responsabili dell’aggressione. L’avvocato dei neonazisti, in quell’occasione, era Pietro Trivi , anch’egli membro dell’attuale giunta.
Negli ultimi tempi le aggressioni, gli inseguimenti notturni, gli agguati da parte di questi loschi individui, si stanno nuovamente moltiplicando, favoriti dal clima fomentato da una giunta per cui l’unico problema di Pavia sembra essere rappresentato da centri sociali e immigrati. D’altra parte il buon Cattaneo ha un debito verso questo partito, chiaramente anticostituzionale, dato che, in campagna elettorale, FN ha esplicitamente dichiarato di “rinunciare a presentare un proprio candidato per sostenere la candidatura di Cattaneo”.
Nel frattempo, mentre il nostro sindaco sembra aver perso il lume della ragione, siamo ancora in trepidante attesa delle sue risposte sulle questioni che i “100 privilegiati” (prima del corteo diceva 30, è già un passo in avanti…) del Barattolo hanno sollevato: il ritiro delle assurde ordinanze antibivacco-antibadanti, la questione degli spazi di aggregazione e di libera espressione per i giovani, la svendita del nostro territorio (la lottizzazione del parco della Vernavola, il parcheggio di tre piani al posto dei bagni pubblici, l’ecomostro broni-mortara per citare solo alcuni esempi), la presenza della mafia in città, i tagli ai finanziamenti e gli aumenti delle rette per alcuni servizi fondamentali (autobus e asili) e, infine, l’ambiguo senso della legalità che, a dicembre, li ha indotti a sgomberare e criminalizzare intere famiglie immigrate (murando uno degli ultimi centri d’accoglienza del pavese e interrompendo illegalmente il percorso scolastico dei minori) proprio mentre si commuovevano di fronte all’arresto dell’assessore provinciale Rosanna Gariboldi, rea di aver riciclato tramite un suo conto estero cifrato (co-intestato al marito, e vero sindaco di Pavia, Abelli) soldi pubblici ricavati da bonifiche “allegre”. Se un giorno volesse risponderci, anche tra qualche mese, sa dove trovarci: Via dei mille 130, C.S.A. Barattolo. Saremo sempre lì.
Data: 23-02-2010 Autore: CSA Barattolo |
Il C.S.A. Barattolo appartiene a tutta la città, il Barattolo continuerà a vivere!Con la delibera di rescissione della convenzione la giunta comunale del sindaco si appresta a fare quanto aveva promesso fin dalla campagna elettorale: porre fine all’esperienza di un Centro Sociale Autogestito a Pavia.
Almeno questa promessa l’hanno matenuta…Sono infatti state sistematicamente infrante quelle fatte agli studenti di questa città quando il candidato sindaco si presentava come “sindaco giovane per i giovani”: prometteva di rimuovere le ordinanze “antibivacco” e invece ne ha aggiunte di nuove; prometteva di aprire spazi dove fare musica e cultura e invece, non solo non ha fatto nulla per realizzarli, ma ha approvato progetti alquanto discutibili in quegli spazi che avrebbero potuto ospitarli (ad esempio un bel parcheggio sotterraneo di tre piani in pieno centro storico al posto dei bagni pubblici).
Un po’ di Storia:
Il Barattolo è nato 12 anni fa quando un gruppo di ragazzi, all’interno del progetto per il “Quartiere Sociale”, ha preso uno spazio inutilizzato e vuoto e ha incominciato a riempirlo di idee e iniziative.
Il Barattolo promuove un modello di socialità basato sul principio dell’autogestione, sulla partecipazione diretta dei cittadini, su forme di aggregazione slegate dalla logica del guadagno personale. La scelta di questa forma organizzativa è il motivo per cui è stato possibile realizzare una miriade di collaborazioni con i gruppi e le associazioni più svariate che, rimaste impantanate nella burocrazia e nell’indifferenza comunale, hanno trovato nel Barattolo l’unica realtà disposta a dargli spazio.
In questi anni il centro è diventato uno spazio di libero confronto aperto a tutta la cittadinanza con l’unica discriminante dell’antirazzismo e dell’antifascismo, valori fondanti non solo del Barattolo ma della Repubblica nata dalla Resistenza. Questa è una delle ragioni per cui il Barattolo non piace ad una giunta che conta diversi protettori politici (Centinaio) e legali (Trivi) dei picchiatori con le teste rasate e la svastica tatuata, oltre a numerosi altri nostalgici del ventennio.
I nostri “crimini”…
La giunta ha avuto gioco facile a mascherare i reali motivi dell’attacco al Barattolo riparandosi dietro le “gravi violazioni delle regole” (fissate dal regolamento di utilizzo del Barattolo e dalla convenzione) di cui ci siamo resi responsabili, gravità come “somministrare bevande e cibi al pubblico”, “non rispettare gli orari” che ci imporrebbero di chiudere baracca e burattini entro mezzanotte (che implicherebbe cacciare via il pubblico alle 22.30!), ospitare le iniziative di numerosi gruppi e associazioni, come il Gruppo di Acquisto Solidale, gruppi teatrali, collettivi studenteschi, associazioni di migranti, coordinamenti di cittadini ecc. che non ne avrebbero titolo. Ma come scusate…Non eravamo accusati del contrario?! di usare il posto in “modo privatistico” e di “negare la possibilità ad altri di usufruirne”?!
Avevamo chiesto di intavolare una trattativa per ridiscutere un regolamento evidentemente inadeguato per una struttura destinata ad ospitare iniziative per i giovani e, come risposta, ci hanno intimato di non fare più musica aggrappandosi ad una rilevazione arpa del 2006, fatta prima degli ultimi lavori di insonorizzazione, e inventandosene una successiva inesistente!
Quando, dopo 5 mesi, abbiamo organizzato il primo concerto per lanciare il concorso sconcertante rivolto alle bands giovanili pavesi e ci siamo rifiutati di annullarlo o di spostarlo, a spese dei contribuenti, nel locale privato dell’assessore Bobbio Pallavicini (!), hanno deciso di cacciarci con la forza.
Le loro responsabilità…
Solo per citarne alcune: vogliono privatizzare l’acqua pubblica, aumentano le rette degli asili e delle mense, sostengono l’ecomostro Broni-Mortara, permettono la chiusura dei cinema per realizzarci speculazioni immobiliari, hanno sgomberato decine di famiglie lasciando all’addiaccio donne e bambini, tagliano le corse degli autobus e costruiscono megaparcheggi sotto la Pavia monumentale e, dulcis in fundo, continuano a sostenere l’assessore provinciale “Lady Abelli”, moglie del loro padrino politico, implicata nel riciclaggio di denaro a spese dei contribuenti. Dove stanno quindi i veri delinquenti?
Almeno su una cosa hanno ragione…
Tra tutte le accuse che ci hanno mosso almeno una e vera e ne siamo orgogliosi: al Centro Sociale Autogestito Barattolo facciamo politica! Non come la intendono loro, non la politichetta di chi si occupa di spartirsi voti, di acquisire potere, di aiutare le varie lobby che li sostengono (come CL e la Compagnia delle Opere a cui è legato l’assessore Assanelli…). La politica di chi, indipendente da ogni partito, passa i propri week-end a lavorare gratuitamente, a ramazzare per terra e a pulire i cessi per fare qualcosa per una città morta come Pavia; di chi la sera non si atrofizza il cervello davanti alla TV ma si confronta e discute per poter difendere il proprio territorio, e le persone che lo abitano (senza alcuna distinzione di razza o di ceto), da chi vorrebbe svenderlo e svilirlo.
Nonostante tutto non ci avete intimidito!
La risposta di tutte le persone che sabato scorso sono intervenute per difendere lo spazio sociale è ancora una volta la dimostrazione del fatto che Il Barattolo appartiene ed è sentito come un bene comune da parte di moltissime persone in questa città. Persone che non sono disposte ad accettare supinamente l’arroganza di chi vorrebbe cancellare dalla storia di questa città un pezzo così importante della sua identità.
Per questo rilanciamo la mobilitazione permanente in difesa dello spazio e indiciamo una manifestazione in difesa degli spazi sociali e
contro la politica della giunta comunale
Sabato 20 febbraio.
“Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità. E la verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese.
Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c'era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere a ciò. Com'è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate un colpevole.. non c'è che da guardarsi allo specchio.”
V, V per Vendetta
Data: 09-02-2010 Autore: CSA Barattolo |
solidarietà al CSA Barattolo...messaggi e gesti di solidarietà...
mandatele a spairo@autistici.org
lettera alla provincia pavese di venerdì 5 marzo della CGIL-Pavia
Chi chiude il Barattolo dà una mano alla crisi La Camera del Lavoro di Pavia condivide i contenuti e lo spirito della lettera «Pavia sia sempre città aperta», inviata da tante associazioni territoriali al sindaco Alessandro Cattaneo. Pavia è città di eccellenze. La sua Università e le sue scuole, la ricerca, i luoghi di cura e prevenzione, il teatro Fraschini, le tante associazioni solidali, di volontariato, come il Barattolo, le associazioni degli immigrati, quelle sindacali. E’ questo insieme di luoghi, non neutrali, che determinano l’equilibrio della città. Sopprimerne uno, significherebbe rompere quell’equilibrio, determinare uno scollamento con una parte della città, alimentare un clima da caccia alle streghe, dannosa per tutti. La crisi morde occupazione e diritti lasciando soli i tanti operai, impiegati, giovani e anziani che si trovano di punto in bianco senza lavoro, senza prospettive. Ma la crisi non la pagano tutti allo stesso modo. Ci sono ceti sociali che non ne hanno risentito, che non hanno mutato stili di vita e spesa, ce ne sono altri che invece pagano prezzi alti, che sono stati costretti a rinunciare al superfluo, riducendo al minimo tenore di vita e spesa corrente. Nelle nostre Camere del Lavoro sparse per tutta la provincia, la domanda corrente è: «Quando finirà?», quando sarà possibile la ripresa occupazionale? Le sedi Caritas hanno più volte denunciato questo disagio, portando ad esempio l’aumento delle domande di aiuto materiale per singoli e famiglie, italiani e immigrati. Compito delle Istituzioni non è «istigare alla divisione», bensì lavorare per ricomporre le contraddizioni sociali che spaccano in due la società. Il Barattolo è un luogo di mediazione sociale, oltre di intrattenimento per tanti ragazzi e ragazze, importante per la città. Svolge un compito diverso dalla Camera del Lavoro, ma le persone che lo attraversano sono quelle che attraversano anche noi: giovani, studenti, operai, immigrati e insegnanti. Il Barattolo viene giudicato «fuori legge», ma i luoghi di solidarietà aiutano chi esce dal carcere, chi è ai margini della società e non si presenta con la bella faccia del dirigente in carriera, chi è senza permesso di soggiorno. La Camera del Lavoro e i tanti luoghi dove si pratica solidarietà e socialità diffusa non sono «fuori legge». Sono luoghi di mediazione e di aiuto consapevole alle fasce deboli della società... noi non siamo affatto sorpresi quando apprendiamo che qualche pensionato consuma merendine di nascosto negli scomparti della Esselunga o della Coop. Non avere occhi per decifrare la crisi e i suoi effetti su vasti strati di popolazione, è un tragico errore, prendersela con i luoghi della mediazione, è ancora peggio.
Cgil Pavia
Lettera alla Provincia Pavese di Domenica 28 febbraio
Pavia sia sempre città aperta»
Pavia
Ecco la lettera aperta indirizzata al sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo. Egregio signor sindaco, siamo associazioni di storia e natura diversa, di differente orientamento culturale e sociale e di varie opinioni politiche. Agiamo nel campo della promozione culturale ed artistica, della partecipazione giovanile, della salvaguardia dell’ambiente, della tutela dei diritti dei minori, della solidarietà internazionale, eccetera. Operiamo da molti anni nella nostra città e provincia, radicate nel territorio e tra la gente e riteniamo di rappresentare un elemento di vitalità, di impegno e servizio verso la nostra comunità. Il Barattolo. Abbiamo deciso di scriverle, unitamente a singole ed apprezzate personalità cittadine impegnate in campo educativo, accademico, artistico e sociale, per stimolare un dibattito sulla recente decisione della giunta comunale di Pavia di revocare la convenzione con le associazioni che da molto tempo gestiscono le attività del centro sociale giovanile Barattolo. In questi 12 anni presso il Barattolo si sono realizzate numerose occasioni di incontro, socialità, dibattito. Di parte, certamente, ma altrettanto certamente all’insegna della partecipazione e dell’impegno del mondo giovanile. Hanno trovato spazio al Barattolo diversi gruppi e associazioni locali e straniere che di spazio non ne avevano. Si sono anche realizzati veri e propri servizi per la collettività: dalla riparazione delle biciclette per promuovere una viabilità sostenibile, alla distribuzione alle famiglie di cibo sano e biologico; dalla promozione delle bande musicali giovanili al sostegno scolastico per i ragazzi in difficoltà. E’ un luogo che è stato frequentato da migliaia di giovani e tra questi anche molti studenti forestieri che sono a Pavia per studiare nella nostra Università. I diritti. A volte le iniziative promosse al Barattolo, non molto conformiste, possono aver dato fastidio o dispiacere a qualcuno, a qualche politico o a qualche residente per la musica troppo alta, ma non ricordiamo particolari episodi di cui si possa stigmatizzare l’esistenza. Sono certamente diritti dei residenti la quiete e il sonno ma ci sembra che anche altri locali cittadini hanno a volte determinato analoghe proteste. Occorre come sempre saper conciliare interessi diversi. Però non è credibile che si sia tolleranti quando i locali sono frequentati da giovani vestiti alla moda e con tanti soldi in tasca e si diventa al contrario super-rigorosi se i frequentanti sono invece ragazzi squattrinati e un po’ «diversi». Inoltre sono già stati spesi soldi pubblici e privati per l’insonorizzazione del locale e pensiamo quindi che questo problema sia ormai superato. Fossarmato. Alcuni mesi fa, dopo le dolorose vicende che hanno riguardato i Rom, è stato chiuso l’unico vero «Centro di accoglienza» pubblico della città, quello di Fossarmato. Un Centro di cui dovremmo andare tutti fieri. In circa 20 anni sono transitati di lì centinaia di cittadini immigrati, molti dei quali (anche grazie a quel servizio di accoglienza dove si tenevano corsi di lingua, attività di orientamento o feste multietniche con la partecipazione della gente del quartiere) ora vivono e lavorano a Pavia, ben integrati nella nostra comunità, insieme alle loro famiglie. Oggi purtroppo il Centro è chiuso. Ne sono state murate le porte e le finestre. Come simbolo di accoglienza per il futuro... non c’è che dire. E così adesso, come da copione, è venuta l’ora del Barattolo. Accoglienza. Una città che chiude da un lato gli spazi di accoglienza e di solidarietà e dall’altro gli spazi di incontro e di socialità, è una città che davvero fa tristezza, una città che ci appare impaurita, imbarbarita e ripiegata su se stessa. Il futuro di Pavia non sta nel chiudere ciò che esiste ma al contrario nello sforzo creativo di rafforzare ciò che abbiamo e di aprire ciò che ancora non c’è. Nuovi spazi, nuove opportunità, nuove occasioni di partecipazione, nuove idee, nuovi entusiasmi. Invece che «far tacere» occorrerebbe al contrario «dare voce». Invece di «allontanare» bisognerebbe saper «porsi in ascolto». Soprattutto se parliamo del mondo giovanile. I giovani. Egregio signor sindaco, lei è uno dei primi cittadini più giovani d’Italia. Faccia onore alla sua età! Non si lasci trasformare in pochi mesi di potere in un noioso e triste bacchettone, senza fantasia, senza voglia di rischiare, senza colore (o peggio di un colore solo). Un noto filosofo che insegna alla nostra Università ha scritto che una cultura ed una politica che rifuggono il confronto con chi è diverso, con chi dissente o non si «conforma», è una cultura/politica priva di fede nelle sue radici e senza speranza nel futuro. E’ nei fatti e negli esiti una cultura mortifera. A Pavia abbiamo invece molto bisogno di vitalità, di spazi, di arte e di diversità per non morire di realtà. Ora il dialogo. La invitiamo quindi, rispettosamente, a non sottrarre al dialogo ed alla società la realtà del Barattolo, immaginando soluzioni capaci di coinvolgere nella gestione di questo spazio sociale sia le associazioni che lo gestiscono sia ulteriori soggetti interessati. La invitiamo inoltre a promuovere incontri pubblici di confronto, veri ed aperti ad esiti non preconfezionati, per capire, tutti insieme, cosa fare di buono e di nuovo per i tanti giovani che vivono e vengono a vivere e studiare nella nostra città. E per «capire» avrà certamente bisogno di confrontarsi con i giovani come Lei, quelli che le assomigliano, ma anche con tutti gli altri, che non le assomigliano affatto. E’ del resto proprio questa molteplicità la ricchezza e la forza di una polis. E’ proprio questa molteplicità la bellezza della vita e della gioventù.
Ass. Ci siamo anche Noi; C.a.f.e; Comitato Pavia Asti Senegal; Comitato Prov. per l’Unicef; Coop. Progetto Con-tatto; Coop. Sociale Arke’; Fildis - Federazione Italiana Laureate e Diplomate - Pavia; Giovani Protagonisti a Pavia; Gruppo Acqua Pavia; Gas - Gruppo Acquisto Solidale Pavia; Kronstadt; Legambiente - Il Barcè; Officina Multimediale Pavese; Sottovento; Spaziomusica; Usciamo dal silenzio Andrea Fumagalli, Cristina Papetti, Daniela Bonanni, Enrico Mosconi, Fausta Degani, Gaia Mosconi, Gianni Vaggi, Giovanni Giovannetti, Gisella Bellotti, Luigia Favalli, Mariella della Patrona, Marta Ghezzi, Marta Mosconi, Mauro Cecchetto, monsignor Gianfranco Poma, Nadiya Potsky, Roberto Mancero, Salvatore Veca e Tullio Bernardiniz
Articolo di Giovanni Giovannetti
Regole
Il Barattolo appartiene a tutta la città
Dal Movimento 5 stelle Pavia
La Lista Pavia 5 Stelle insieme al MoVimento Lombardia 5 Stelle saranno presenti al corteo a supporto del Centro Sociale Barattolo che si terrà: sabato 20 febbraio ore 15.00 dal piazzale della stazione. Riteniamo infatti che sia vergognoso che a Pavia, di anno in anno, scarseggino sempre più veri spazi di aggregazione giovanile. Il Barattolo è uno dei pochi rimasti, un luogo d’incontro dove tutti i ragazzi possono esprimere le loro passioni, esercitare una condivisione democratica di valori ed attività ricreative, promuovere musica e spettacoli di band e gruppi locali. Questa messa in scena della Giunta, sullo sfratto per motivi non accertati de facto e senza controproporre ai ragazzi uno spazio sostituitivo adeguato, insieme a quei mormorii su certi profili di facebook dove volano commenti di una certa parte politica pavese che si schiera su atteggiamenti censuristici dietro un paravento di “belle parole”, ci sembrano non degni di una città che vorrebbe guardare al futuro con lungimiranza, ma che, nella realtà, rimane ancora troppo arroccata nelle vecchie logiche propagandistiche, quelle che per un voto in più sono disposte a scommetere sulla testa della propria madre o a fare “piazza pulita”. [in]
lettera alla provincia pavese
di Giovanni Giovannetti
IL BARATTOLO Pavia che non sente le mafie e si scaglia sui più deboli Aumenti, iperspeculazioni immobiliari e finanziarie, contiguità con chi ricicla il denaro sporco, mancato rispetto delle regole da parte della pubblica amministrazione... Pavia città pulita da mafie e malaffare? Nell’agenda di Alessandro Cattaneo e Gianmarco Centinaio questi argomenti stentano a farsi largo. Sembra pagare di più la demagogia: no, Pavia pulita da zingari, poveri, giovani e chiunque riproponga intendimenti più sobri su vita e consumi: princìpi che lo stesso papa Benedetto XVI ci invita a perseguire, ma se la pratica del consumo consapevole passa dal centro sociale autogestito «Barattolo», allora non va più bene, e questi temerari amministratori deboli con i forti e forti con i deboli ora lo vogliono chiudere, con atto d’imperio e buttando la chiave. A Fossarmato, la porta murata di un centro che si dice di accoglienza è la metafora di una città che guarda ai danarosi e ai faccendieri, la tranquilla capitale nazionale dei vorticosi movimenti di denaro e degli sportelli bancari (a Pavia se ne contano 62, uno ogni 1.130 abitanti!), nonostante l’assenza di attività produttive; il capoluogo di un territorio sul quale abbondano rifiuti inquinanti e radioattivi nocivi per la salute; la punta avanzata della monnezza-connection, segnalata nella moltitudine di inchieste milanesi torinesi veronesi calabresi spezzine livornesi astigiane genovesi e mai pavesi, inchieste che incrociano a Pavia. Secondo il procuratore distrettuale antimafia Ferdinando Pomarici, questi sono chiari indicatori della penetrazione mafiosa, insieme al frequente cambio di proprietà degli esercizi commerciali e allo spaccio di «speed» e coca, sempre più palpabile sia in centro che in periferia. Segnali tuttavia ignorati dalla locale Procura e dall’amministrazione comunale, che invece focalizza su zingari e giovani e altri poveracci da spennare abolendo le fasce di esenzione per mense e asili. Allora sotto con il «Barattolo», anche se non spacciano, non rubano, non ricilano denaro sporco ma producono cultura rispettando la normativa antirumore. L’attività culturale e ricreativa del «Barattolo» è tra le poche alternative serali, economiche e di qualità, in una città che ai giovani offre quasi niente: niente cinema, niente spazi, niente di niente. E infatti al Centro sociale del Borgo ci vanno un po’ tutti. Sarà, ma anche tra gli abitanti del Borgo Ticino c’è chi li difende, in aperta polemica con altri residenti che invece vorrebbero vedere «restituire il lascito Negri ai cittadini» (e questi giovani che sono, se non cittadini?). Altro che avversarli. L’amministrazione dovrebbe promuoverne di analoghi, chiavi in mano, in centro e nei quartieri: i luoghi dell’incontro e del dialogo a volte non facile tra pubblica amministrazione e realtà giovanili, rapporto che oggi sfuma tra le nebbie di anonime periferie slegate dal centro cittadino, periferie che nella migliore delle ipotesi consegnano i nostri ragazzi ai consumi costosi nei bar e nei pub, il regno delle slot machines (Pavia ne conta una ogni 55 abitanti, più del triplo della media nazionale). Non è un caso se il rapporto 2003 della commissione antimafia rileva che «a Pavia il controllo criminale del territorio non segue la via del “pizzo” ma quella del videopoker». Al Barattolo non si incontrano slot machines: che sia questo il problema?
Giovanni Giovannetti Pavia
Lunedì 15
lettera alla provinciapavese
dei Giovani del PD
Cattaneo, il sindaco giovane vuole una città chiusa Il sindaco Cattaneo vuole chiudere un luogo di ritrovo per i giovani? Dopo il taglio alle linee degli autobus urbani (soprattutto quelli serali) è l’ennesima dimostrazione che vuole una città chiusa su sé stessa e soprattutto chiusa ai giovani. Una città dove i giovani vadano a scuola, e basta, e dove gli studenti universitari vadano a lezione, paghino gli affitti delle case dei pavesi e non si divertano. Anzi, divertirsi possono, ma nei locali dell’assessore Antonio Bobbio Pallavicini, e non in luoghi pubblici come il Barattolo. Ci sentiamo pertanto in dovere di difendere il diritto degli giovani pavesi ad avere un luogo di aggregazione comune e pubblico, nel quale si possano divertire e contemporaneamente possano proporre a tutta la cittadinanza iniziative culturali innovative e accattivanti. Probabilmente una riflessione sulla questione della scarsa vivibilità della zona deve essere affrontata dal sindaco, ma attraverso un tavolo di confronto che sappia concertare i differenti interessi dei giovani, delle associazioni e dei residenti. Tale comportamento evidenzia l’ulteriore dimostrazione del fatto che questa giunta preferisce nascondere i problemi invece di affrontarli. Noi, giovani democratici, a questa giunta guidata da un sindaco giovane eppure così distante dai giovani della propria città (o almeno da quelli non ritenuti di serie A), vogliamo opporci con forza. I giovani del Pd Pavia
Giovedì 18 febbraio
lettera alla provinciapavese
di Stefania Vilardo Insieme per Pavia
IL BARATTOLO Una città per i giovani ma il sindaco non ci sta Vorrei partire da un’affermazione del «nostro» sindaco Alessandro Cattaneo riguardo il Csa Barattolo: per l’attuale amministrazione i giovani che lo gestiscono sono dei privilegiati e quindi per ristabilire l’uguaglianza tra chi non fa e chi invece fa, è cosa buona e giusta azzerare tutto. Rispondo con il buon senso? Mi piacerebbe vivere in una città dove organizzare concerti, cicli di film d’essai, incontri di varie associazioni, cioè produrre cultura, non fosse vissuto come un privilegio ma una delle normali espressioni della vita civile, dove il compito della politica vissuta in positivo sia moltiplicare le occasioni di incontro culturale fuori dai circuiti commerciali e non averne paura perché non omologabili: non è la stessa cosa suonare in uno spazio «autonomo», come logica conclusione di un lavoro compiuto giorno per giorno, o in un locale commerciale, bar o discoteca che sia. Vorrei continuare ricordando a tutti le dichiarazioni d’intenti del «nostro» sindaco durante la campagna elettorale che, necessitando di una smarcatura dalla giunta Capitelli che, non diversamente, voleva chiudere quest’unico spazio di autonomia culturale, riconosceva un bisogno della città tutta, universitaria, storica, a vocazione turistica, eccetera, di aprirsi ai giovani con spazi dedicati, promettendo un clima di cooperazione, pluralismo, bla, bla, bla. In concreto cosa mette sul piatto, oltre ai finanziamenti erogati agli oratori? Qual è il progetto per i giovani del centro città, delle periferie, dell’università? Mi scuso ma mi sfugge. In realtà quali sono le vere ragioni? Dovete rispondere a qualche cittadino che vi chiede la sua chiusura perché sono brutti sporchi e cattivi? Un consiglio: non si misurerà il vostro buongoverno con qualche telecamera, qualche sgombero di poveracci o di giovani... Capitelli docet! Fate le vostre scelte per una città migliore su temi quali l’inquinamento, la cementificazione, il lavoro, questo è il compito!
Stefania Vilardo Insieme per Pavia
lettera alla provinciapavese
di Massimo Nizzoli
Alla fine è successo. Questa domenica, come ormai d’abitudine quasi senile, mi alzo presto e accendo la tele. Gesto automatico da prima colazione. Via Padova brucia. Dove? A Milano. Guerra tra bande etniche. Non mi stupisco. Perché non dovrebbe accadere? E’ mai stata tentata una qualche azione d’integrazione? Qualcuno disegna (o ri-disegna) le città per farle vivere da esseri umani? C’è qualche forza politica importante (di quelle che decidono, che contano nelle politiche nazionali o quelle locali) che si è mai posta il problema? No. Mentre la cronaca ci svela una classe dirigente arrogante e corrotta la cui unica idea un po’ solida è rivestita di cemento, sembra che nessuno voglia vedere cosa cova sotto la cenere. Le bestialità razziste della lega e la psicosi securitaria che annebbia la mente delle italiche elite più dell’alcool e della coca (che pare non manchino nei loro festini) non affrontano mai la questione dell’immigrazione. Lo esorcizzano e demonizzano senza alcuna passione politica, senza un minimo di pietas cristiana, utilizzano solo strumenti polizieschi ed sono ormai in chiara mala fede. In mala fede perché più nessuno può non sapere che l’immigrazione è strutturale e necessaria al nostro modello di sviluppo economico. Immaginate la nostra vita se per un mese, di colpo, sparissero le nostre badanti, i nostri muratori, i diffusori di pubblicità al servizio dei vari supermarket, i nostri alunni, i nostri inquilini …
Il problema è enorme: ci sono culture diversissime da confrontare, retaggi religiosi da analizzare, e poi scendendo terra-terra, politiche sociali da attivare. Casa, istruzione, lavoro, sanità. Cosa possono pensare i figli dei migranti, gli italiani G2, di questa società che li teme, li emargina e poi li sfrutta in maniera bestiale? Non ci hanno insegnato già altre esperienze nel mondo che così si creano ghetti ingovernabili e si recide ogni possibilità di convivenza?
Allora penso a chi in questa sonnolenta città dedita al risparmio, alle rendite ed alle speculazioni, si è mosso per andare a vedere questi tipi di problemi. Chi ha capito che bisogna capire, studiare, discutere, ricercare e socializzare per dare un senso al proprio essere cittadini?
Penso subito ai Corsari del Barattolo. In questi anni hanno rappresentato una delle pochissime realtà che su questi temi hanno veramente forgiato la propria esperienza civile.
Hanno subito attacchi anche violenti e hanno sempre risposto in maniera non violenta. Mai sono stati assenti ad un appuntamento politico vero, portando la loro soggettività nelle discussioni sui grandi temi della pace, del lavoro, della conoscenza, e su quelli locali in difesa dei più deboli. Solo loro hanno mostrato la faccia pulita della nostra città in quella terribile estate della cacciata dei Rom.
Penso: ecco, la normalizzazione vuole chiudere anche questa esperienza, questa voce pulita, questa capacità di vedere i problemi moderni nella loro complessità. Questa risorsa capace di progettare luoghi veri di confronto e socializzazione tra esseri umani.
Che fare? Sabato sarò in piazza con loro.
Massimo Nizzoli
Leggi la discussione sul blog del Circolo Pasolini
Centro sociale Barattolo. Privilegio per tutti!
di Stefania Vilardo
Vorrei partire da un’affermazione del “nostro” sindaco Alessandro Cattaneo riguardo il Csa Barattolo: per l’attuale amministrazione i giovani che lo gestiscono sono dei privilegiati e quindi per ristabilire l’uguaglianza tra chi non fa e chi invece fa è cosa buona e giusta azzerare tutto. Rispondo con il buon senso? Mi piacerebbe vivere in una città dove organizzare concerti, cicli di film d’essai, incontri di varie associazioni, cioè produrre cultura, non fosse vissuto come un privilegio ma una delle normali espressioni della vita civile, dove il compito della politica vissuta in positivo sia moltiplicare le occasioni di incontro culturale fuori dai circuiti commerciali e non averne paura perché non omologabili: non è la stessa cosa suonare in uno spazio “autonomo”, come logica conclusione di un lavoro compiuto giorno per giorno, o in un locale commerciale, bar o discoteca che sia. Vorrei continuare ricordando a tutti le dichiarazioni d’intenti del “nostro” sindaco durante la campagna elettorale che, necessitando di una smarcatura dalla giunta Capitelli che, non diversamente, voleva chiudere quest’unico spazio di autonomia culturale, riconosceva un bisogno della città tutta, universitaria, storica, a vocazione turistica, ecc…, di aprirsi ai giovani con spazi dedicati, promettendo un clima di cooperazione, pluralismo bla, bla, bla. In concreto cosa mette sul piatto, oltre ai finanziamenti erogati agli oratori? Qual è il progetto per i giovani del centro città, delle periferie, dell’università? Mi scuso ma mi sfugge. In realtà quali sono le vere ragioni? Dovete rispondere a qualche cittadino che vi chiede la sua chiusura perché sono brutti sporchi e cattivi? Un consiglio: non si misurerà il vostro buongoverno con qualche telecamera, qualche sgombero di poveracci o di giovani… Capitelli docet! Fate le vostre scelte per una città migliore su temi quali l’inquinamento, la cementificazione, il lavoro, questo è il compito!
È un problema di legalità? Stenderei un velo pietoso su questa motivazione… Ricorderei solo le parole di una persona a te vicina, o “nostro” sindaco, che, all’uscita dal carcere, ha dichiarato «Ho trovato più umanità qui dentro che nella vita normale…». Ma che gente frequenta normalmente la persona in oggetto? Non certo i ragazzi del Csa che, in modo totalmente disinteressato si occupano di ciò che invece spetterebbe per esempio, non so, ad un assessorato alla cultura?
di Claudio Sala
Dalla parte del Csa Barattolo
di Giovanni Giovannetti
Ridateci un sindaco di destra, ovvero Piera Capitelli. Restituiteci le sue incantevoli ordinanze (antibivacco, antibirra, antigiovani, antitutto). Ridateci una opposizione vera in Consiglio comunale, come era quella – granitica – delle Campari e dei Veltri, di certo non quella farlocca della Lega e di Forza Italia. Ridateci lo stesso spregio per l’interesse collettivo e per il bene comune capace di sollecitare indignazione e sconcerto tra i cittadini.
Ridateci il vero affarismo alla Capitelli e tenetevi il finto farismo del replicante Alessandro Cattaneo, esecutore fallimentare di Capitelli. Tenetevi l’attuale narcotizzante melassa spalmata sui pavesi – quelli disorientati e disarmati dal finto cambio della guardia al Mezzabarba – allontanandoli da ogni interesse per l’azione pubblica: invece di avventarsi sulla giugulare del potere locale per azzannarla al grido di «sono incazzato nero e tutto questo non l’accetterò più», come al duca di Mantova nel Rigoletto i cittadini disillusi sembrano balbettare «questa o quello per me pari sono».
Cittadini che hanno dovuto subire gli scellerati aumenti delle mense scolastiche e degli asili apportati dalla Giunta Capitelli al crepuscolo, aumenti che indignarono tutti, compresa l’attuale assessore al personale Cristina Niutta che, in un articolo del febbraio 2009, avvertitamente si proponeva di «eliminare gli aumenti relativi al servizio mense scolastiche, agli asili nido, alla scuola d’infanzia, alla tassa di smaltimento rifiuti urbani e così via». Detto fatto? Eliminare hanno eliminato: eliminate le fasce d’esenzione per figli dei poveri, ma – spiega l’assessore al Bilancio Marco Galandra – l’aumento vuole «responsabilizzare le famiglie nei confronti della spesa pubblica». Insomma, lo hanno fatto per il loro bene. Fantastico.
Cittadini come i componenti del ‘Comitato per il Crosione’, nato per contrastare l’edificazione della frequentatissima zolla verde del quartiere e per formulare proposte alternative, gli stessi che alle ultime elezioni hanno votato in massa Cattaneo per ritrovarselo a benedire la cementificazione di una parte del già minuscolo parchetto abituale ritrovo per bambini e anziani, quando solo pochi anni prima i neo-amministratori con la cazzuola capitanavano la lotta contro il consumo del raro verde pubblico disponibile in quartiere.
Che dire poi della programmata cementificazione di una parte non edificabile della valle della Vernavola: è la cosiddetta Greenway di Montemaino, che prevede la costruzione di 6 condomini e di 14 villette a pochi passi dal torrente, in deroga a leggi e regolamenti, sopra un terreno che ha tra i proprietari alcuni parenti di un influente ex consigliere comunale di centrosinistra nonché ex presidente della Commissione urbanistica. E cosa fanno il Cattaneo e l’assessore leghista all’Urbanistica Fabrizio Fracassi, due un tempo tra i più fieri oppositori della Greenway? Turandosi il naso, a tutta betoniera il 29 ottobre 2009 hanno approvato. Sconcertante, ma non chiamatela “perequazione” e nemmeno “concertazione”: meglio chiamare le cose per nome, ovvero “inciucio”. L’influente ex consigliere comunale, parente e amico di parenti e amici è Roberto Artuso, lo stesso Artuso che oggi siede nel cda dell’Asm, così come ha voluto Albergati, con la benedizione di sua beatitudine Alessandro Cattaneo.
Aumenti, iperspeculazioni immobiliari e finanziarie, contiguità con chi ricicla il denaro sporco, mancato rispetto delle regole da parte della pubblica amministrazione… Pavia città pulita da mafie e malaffare? No, Pavia pulita da zingari, poveri, giovani e chiunque riproponga intendimenti più sobri su vita e consumi: princìpi che lo stesso Papa Benedetto XVI ci invita a perseguire, ma se la pratica del consumo consapevole passa dal Centro sociale autogestito Barattolo allora non va più bene, e quelli deboli con Artuso e forti con i Corsari lo vogliono chiudere, con atto d’imperio e buttando la chiave.
È lo stesso sindaco pronto a solidarizzare e commuoversi fino alle lacrime per Lady Rosannabelli, la rea confessa incarcerata; è lo stesso vicesindaco pronto a reggere secchiello e cazzuola ai parenti di Artuso. E se resteranno mattoni e calcina allora li useranno per murare l’ingresso del Centro sociale in via dei Mille, così come hanno fatto a Fossarmato subito dopo il discutibile nonché illecito sgombero invernale dei Rom dal Centro di accoglienza, sgombero reso urgente dalle imminenti elezioni. E poco importa se otto famiglie sono finite in mezzo a una strada e se è stato interrotto il percorso scolastico dei loro bambini. Ne riparleremo, questa volta in Procura.
La porta murata di un centro che si dice di accoglienza è la metafora di una città che guarda ai danarosi e ai faccendieri; la tranquilla capitale nazionale dei vorticosi movimenti di denaro e degli sportelli bancari (a Pavia se ne contano 62; uno ogni 1.130 abitanti!), nonostante l’assenza di attività produttive; il capoluogo di un territorio sul quale abbondano rifiuti inquinanti e radioattivi nocivi per la salute, la punta avanzata della monnezza-connection, segnalata nella moltitudine di inchieste milanesi torinesi veronesi calabresi spezzine livornesi astigiane genovesi e mai pavesi, inchieste che incrociano a Pavia. Secondo il Procuratore distrettuale antimafia Ferdinando Pomarici, questi sono chiari indicatori della penetrazione mafiosa, insieme al frequente cambio di proprietà degli esercizi commerciali e allo spaccio di ‘speed’ e coca, sempre più palpabile sia in centro che in periferia. Segnali tuttavia ignorati dalla locale Procura e dall’amministrazione comunale, che invece focalizza su zingari, giovani e sui poveracci da «responsabilizzare nei confronti della spesa pubblica».
Non solo: secondo l’Agenzia del territorio, a Pavia ci sono 1.269 costruzioni abusive. Siamo quinti in Italia dopo Roma (6.000), Napoli (6.000), Catania (4.000) e Bari (1.337). Ma se li rapportiamo alla popolazione residente, con un edificio abusivo ogni 55 abitanti Pavia si rivela prima assoluta, l’inarrivabile capitale dell’abusivismo edilizio nazionale.
Poi viene il consumo del territorio. Nella provincia, in quarant’anni sono stati urbanizzati 13.085 ettari di terra agricola e forestale: lo spazio occupato da abitati e case è quasi raddoppiato, passando dal 3,4 per cento al 7,8 per cento. Il fenomeno ha interessato principalmente i terreni agricoli della pianura – tra i più fertili al mondo – che sono stati ridotti del 9,3 per cento.
Nell’agenda di Alessandro Cattaneo e Gianmarco Centinaio questi argomenti stentano a farsi largo. Sembra pagare di più la demagogia: ora tocca al ‘Barattolo’. E perché? Non spacciano, non rubano, non ricilano denaro sporco, rispettano la normativa antirumore, sono disponibili al dialogo... L’attività culturale e ricreativa del ‘Barattolo’ è tra le poche alternative serali, economiche e di qualità, in una città che ai giovani offre quasi niente: niente cinema, niente spazi, niente di niente. E infatti al Centro sociale del Borgo ci vanno un po’ tutti.
Altro che avversarli. L’amministrazione dovrebbe promuoverne di analoghi, chiavi in mano, in centro e nei quartieri: i luoghi dell’incontro e del dialogo a volte non facile tra pubblica amministrazione e realtà giovanili, rapporto che oggi sfuma tra le nebbie di anonime periferie slegate dal centro cittadino, periferie che nella migliore delle ipotesi consegnano i nostri ragazzi ai consumi costosi nei bar e nei pub, il regno delle slot machines (Pavia ne conta una ogni 55 abitanti, più del triplo della media nazionale). Non è un caso se il Rapporto 2003 della Commissione antimafia rileva che «a Pavia il controllo criminale del territorio non segue la via del ‘pizzo’ ma quella del videopoker». Al Barattolo non si incontrano slot machines: che sia questo il problema?
Sarà, ma anche tra gli abitanti del Borgo Ticino c’è chi li difende, in aperta polemica con altri residenti che invece vorrebbero vedere «restituire il lascito Negri ai cittadini» (e questi giovani che sono, se non cittadini?)
Certo è che i disagi del Borgo Ticino sembrano altri: il quartiere
versa in un allarmante stato di degrado, reso ancora più evidente dalla sporcizia e dalla spazzatura intorno ai tanti cassonetti e lungo le vie, cassonetti invasivi (in piazza Ghinaglia se ne contano ben 14!), il maldestro e tristemente visibile arredo urbano per il quartiere, a cui si aggiunge la scarsa o nulla manutenzione degli edifici e degli spazi pubblici. Lungo via dei Mille le auto sfrecciano numerose e veloci (il vero inquinamento acustico è il traffico) e quelle parcheggiate spesso sono lasciate pericolosamente in doppia fila. La finta pista ciclabile (un marciapiede sconnesso) non solo è inutile ma anche pericolosa per i ciclisti. Il verde pubblico risente della mancata manutenzione, ed è reso inutilizzabile dal degrado e dalla sporcizia.
Quanto al lascito Negri (sede del Csa Barattolo), l’edificio andrebbe risanato secondo criteri di risparmio energetico ripristinando l’aerazione e adeguando l’insonorizzazione del locale, così come già disposto dall’Arpa. Il giardino Negri intorno al Centro sociale e la confinante area Cambieri (un cumulo di macerie) se recuperati potrebbero diventare uno splendido luogo di ritrovo per ragazzi, famiglie e persone anziane. Ma così non è. Nel parco manca uno spazio giochi per i bambini, attrezzato per le varie fasce d’età.
Perché allora non ripensare il recupero del parco e della limitrofa area Cambieri come luoghi di ristoro, a prezzi popolari, in collaborazione con associazioni e gruppi d’acquisto? Perché non fluidificare il collegamento tra la sede dell’ex Comitato di quartiere e il parco Negri, che colleghi al parco questo punto di ritrovo degli anziani? Perché non immaginare iniziative culturali per tutte le età, iniziative che rappresentino un responsabile momento d’incontro tra culture e generazioni?
Allora perché? Semplice: perché la vera ‘politica del fare’ costa impegno, idee, idealità, soldi e fatica. Meglio allora la politica del capro espiatorio e del muro contro muro.
Quanto a me, io sto con loro. Sono gli stessi giovani che abbiamo avuto più volte al nostro fianco in alcuni momenti critici della vita democratica cittadina: come nel 2007, a stemperare la crisi acuta del dopo-sgombero dei Rom dalla Snia, che fu anche crisi istituzionale tra la Prefettura, la Questura e la Giunta Capitelli, con la richiesta sottobanco di dare tutti una mano senza poi rivelarlo. Sono gli stessi giovani che, di fronte allo squadrismo di Forza Nuova, nel 2008 hanno pacificamente manifestato, nonostante le botte prese e la rabbia in corpo. Sono un frammento della nostra “meglio gioventù”, con cui si può e si deve dialogare litigando o litigare dialogando, perché sono figli nostri.
Data: 08-02-2010 Autore: CSA Barattolo |
Rassegna stampa locale
Venerdì 5 marzo CGIL-Pavia
Chi chiude il Barattolo dà una mano alla crisi La Camera del Lavoro di Pavia condivide i contenuti e lo spirito della lettera «Pavia sia sempre città aperta», inviata da tante associazioni territoriali al sindaco Alessandro Cattaneo. Pavia è città di eccellenze. La sua Università e le sue scuole, la ricerca, i luoghi di cura e prevenzione, il teatro Fraschini, le tante associazioni solidali, di volontariato, come il Barattolo, le associazioni degli immigrati, quelle sindacali. E’ questo insieme di luoghi, non neutrali, che determinano l’equilibrio della città. Sopprimerne uno, significherebbe rompere quell’equilibrio, determinare uno scollamento con una parte della città, alimentare un clima da caccia alle streghe, dannosa per tutti. La crisi morde occupazione e diritti lasciando soli i tanti operai, impiegati, giovani e anziani che si trovano di punto in bianco senza lavoro, senza prospettive. Ma la crisi non la pagano tutti allo stesso modo. Ci sono ceti sociali che non ne hanno risentito, che non hanno mutato stili di vita e spesa, ce ne sono altri che invece pagano prezzi alti, che sono stati costretti a rinunciare al superfluo, riducendo al minimo tenore di vita e spesa corrente. Nelle nostre Camere del Lavoro sparse per tutta la provincia, la domanda corrente è: «Quando finirà?», quando sarà possibile la ripresa occupazionale? Le sedi Caritas hanno più volte denunciato questo disagio, portando ad esempio l’aumento delle domande di aiuto materiale per singoli e famiglie, italiani e immigrati. Compito delle Istituzioni non è «istigare alla divisione», bensì lavorare per ricomporre le contraddizioni sociali che spaccano in due la società. Il Barattolo è un luogo di mediazione sociale, oltre di intrattenimento per tanti ragazzi e ragazze, importante per la città. Svolge un compito diverso dalla Camera del Lavoro, ma le persone che lo attraversano sono quelle che attraversano anche noi: giovani, studenti, operai, immigrati e insegnanti. Il Barattolo viene giudicato «fuori legge», ma i luoghi di solidarietà aiutano chi esce dal carcere, chi è ai margini della società e non si presenta con la bella faccia del dirigente in carriera, chi è senza permesso di soggiorno. La Camera del Lavoro e i tanti luoghi dove si pratica solidarietà e socialità diffusa non sono «fuori legge». Sono luoghi di mediazione e di aiuto consapevole alle fasce deboli della società... noi non siamo affatto sorpresi quando apprendiamo che qualche pensionato consuma merendine di nascosto negli scomparti della Esselunga o della Coop. Non avere occhi per decifrare la crisi e i suoi effetti su vasti strati di popolazione, è un tragico errore, prendersela con i luoghi della mediazione, è ancora peggio.
Cgil Pavia
Martedì 2 marzo
Il sindaco: giovani e regole nella città da svegliare
Alessandro Cattaneo *
In questi giorni assisto ad un dibattito particolarmente acceso, incentrato sulla vivacità culturale di Pavia e sull’universo giovanile della città. Al centro della discussione, indubbiamente, c’è la recente decisione dell’amministrazione comunale sul caso del Barattolo. Convenzione che garantiva ad alcune associazioni la gestione della struttura comunale di via dei Mille, conosciuta appunto come Barattolo. Su questo, dopo aver letto sul giornale una lettera aperta indirizzata a me, una prima riflessione per fare chiarezza: la nostra è stata una scelta basata su valutazioni oggettive e su regolamenti chiari, che nulla c’entra con valutazioni soggettive sulle iniziative portate avanti con queste associazioni. Da anni alcune regole che valgono per chiunque utilizzi una struttura comunale non venivano rispettate e, inoltre, queste associazioni non hanno dimostrato la volontà di rispettarle in futuro. Per questo non potevamo che decidere di recedere dalla convenzione. Le regole sono uguali per tutti e derogare solo per alcuni è sempre un atto di grave ingiustizia da parte di un governo della città. Il nostro futuro. Detto questo, il problema è più complesso e non si riduce, come è evidente da parte delle associazioni del Barattolo, a una battaglia politica che porta inevitabilmente a un «muro contro muro». Qui c’è in ballo qualcosa di molto più serio: il futuro di questa città, che non può prescindere da fondamentale ruolo dei tantissimi giovani che animano Pavia. Fin dai primi giorni al Mezzabarba, ma anche in campagna elettorale, sono stato chiaro: Pavia deve «svegliarsi», dopo 15 anni in cui le precedenti amministrazioni l’hanno progressivamente «addormentata», svilendo l’enorme potenziale legato alle proposte culturali delle associazioni giovanili e non tenendo minimamente conto dei più di 25.000 studenti universitari che per questa città sono un importante valore aggiunto. Nuova marcia. Pavia sotto questo aspetto deve cambiare marcia e per noi continua a essere una priorità. Si parla, quindi, di proposte e di soluzioni e anche in questo caso ho sentito alcune voci che mi hanno fatto riflettere. Su tutti, vorrei soffermarmi su un concetto che considero sbagliato in partenza, in base al quale, secondo alcuni, la città tornerebbe viva e vissuta semplicemente nel momento in cui l’amministrazione comunale darà «spazi» ai giovani. Quella degli «spazi» ai giovani sta diventando una filastrocca che, tuttavia, parte da un presupposto sbagliato: i giovani in una città non sono una specie sui generis che necessita di spazi o riserve nei quali poter esprimersi. Abbandoniamo la mentalità per cui la città rinasce soltanto se si trova un capannone o uno scantinato in cui i giovani possono fare tutto quello che vogliono e, magari, non rispettare le regole. Sono convinto che questo sia un approccio che sminuisce il ruolo che i giovani devono avere in una comunità cittadina. Lo sviluppo. Una città non è mai suddivisa in compartimenti stagni e in categorie separate l’una dall’altra: una comunità, al contrario, cresce e realizza le proprie vocazioni soltanto se si sviluppa in modo armonico, attraverso un’unione di intenti e obiettivi comune a tutti. Per questo non si creda che sia sufficiente «dare uno spazio» ai giovani per far rivivere Pavia: in questo caso, sarebbe fin troppo facile. Il problema, invece, riguarda lo sviluppo generale della città, che parte dall’Università e arriva al commercio, che va dall’urbanistica fino alle politiche giovanili, dalla scuola all’associazionismo, dalle proposte al rispetto delle regole. Proprio pochi giorni fa ho partecipato al meeting a Leuven del gruppo Coimbra, un’associazione che raggruppa una quarantina di città universitarie d’Europa medio-piccole e simili a Pavia: mi sono confrontato in quel contesto con sindaci e rettori di tutta Europa e tanti esempi di altre città che hanno saputo far crescere al proprio interno una vivacità giovanile costruttiva sono indicativi. La programmazione. Non è bastato consegnare a un gruppo di giovani le chiavi di una stanza di proprietà del Comune, è servita invece una programmazione intelligente che, a medio-lungo termine, è riuscita a far convivere in modo armonico le esigenze dei giovani con quelle del resto della città. Noi siamo al governo di Pavia da sei mesi e non crediamo nelle bacchette magiche: forse, da qualcuno, se avessimo continuato a permettere a un paio di associazioni di non rispettare le regole in via dei Mille, saremmo stati considerati amministratori sensibili alle esigenze dei giovani di Pavia. Sono convinto che ci sia molto di più, che ai giovani di Pavia serva molto di più e che il percorso per costruire una città più viva e vissuta sia molto più serio. Da parte nostra, abbiamo intrapreso iniziative concrete che sono state apprezzate dalla città: il magazine «PaviaComeDoveQuando», per esempio, ha proprio l’obiettivo di mettere in rete e far conoscere a tutti l’offerta culturale proposta dalle tante realtà cittadine che è nostro dovere valorizzare. E’ uno strumento utile che sta riscontrando un’ampia partecipazione da parte dei cittadini e di chi organizza eventi di ogni tipo a Pavia: certamente è un’iniziativa che crescerà, ma non era mai stata pensata prima d’ora. Castello aperto. E poi il Castello Visconteo, che a partire da questa primavera apriremo di più alla città e a chi vorrà usufruirne, così come a breve stileremo un nuovo regolamento per l’assegnazione a condizioni più vantaggiose e accessibili degli spazi pubblici alle associazioni e ai gruppi che hanno qualcosa di interessante da proporre. Da quando ci siamo insediati, inoltre, stiamo portando avanti un dialogo importante con l’Università, che in questa sfida deve essere partner e protagonista. Il Ticino, infine, con le sue sponde che, sempre a partire dalla primavera di quest’anno, vogliamo trasformare in luoghi che i cittadini di Pavia possano davvero vivere appieno, perché purtroppo da troppi anni questa città non considera il proprio fiume come il «gioiello» che merita di essere. Tanti progetti. Le idee, insomma, sono tante e i progetti sono ben definiti, ma sono tante anche le iniziative concrete che abbiamo già messo in campo e che proporremo. In tutto questo, come è e come è sempre stato da quando siamo al governo della città, il dialogo con le realtà cittadine non mancherà mai, così come non è mancata da parte nostra la volontà di confronto con le associazioni che gestivano la struttura di via dei Mille. Una volontà di dialogare che, lo dicono i fatti, da parte loro non è stata reciproca.
*sindaco di Pavia
Domenica 28 febbraio
Pavia sia sempre città aperta»
Pavia
Ecco la lettera aperta indirizzata al sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo. Egregio signor sindaco, siamo associazioni di storia e natura diversa, di differente orientamento culturale e sociale e di varie opinioni politiche. Agiamo nel campo della promozione culturale ed artistica, della partecipazione giovanile, della salvaguardia dell’ambiente, della tutela dei diritti dei minori, della solidarietà internazionale, eccetera. Operiamo da molti anni nella nostra città e provincia, radicate nel territorio e tra la gente e riteniamo di rappresentare un elemento di vitalità, di impegno e servizio verso la nostra comunità. Il Barattolo. Abbiamo deciso di scriverle, unitamente a singole ed apprezzate personalità cittadine impegnate in campo educativo, accademico, artistico e sociale, per stimolare un dibattito sulla recente decisione della giunta comunale di Pavia di revocare la convenzione con le associazioni che da molto tempo gestiscono le attività del centro sociale giovanile Barattolo. In questi 12 anni presso il Barattolo si sono realizzate numerose occasioni di incontro, socialità, dibattito. Di parte, certamente, ma altrettanto certamente all’insegna della partecipazione e dell’impegno del mondo giovanile. Hanno trovato spazio al Barattolo diversi gruppi e associazioni locali e straniere che di spazio non ne avevano. Si sono anche realizzati veri e propri servizi per la collettività: dalla riparazione delle biciclette per promuovere una viabilità sostenibile, alla distribuzione alle famiglie di cibo sano e biologico; dalla promozione delle bande musicali giovanili al sostegno scolastico per i ragazzi in difficoltà. E’ un luogo che è stato frequentato da migliaia di giovani e tra questi anche molti studenti forestieri che sono a Pavia per studiare nella nostra Università. I diritti. A volte le iniziative promosse al Barattolo, non molto conformiste, possono aver dato fastidio o dispiacere a qualcuno, a qualche politico o a qualche residente per la musica troppo alta, ma non ricordiamo particolari episodi di cui si possa stigmatizzare l’esistenza. Sono certamente diritti dei residenti la quiete e il sonno ma ci sembra che anche altri locali cittadini hanno a volte determinato analoghe proteste. Occorre come sempre saper conciliare interessi diversi. Però non è credibile che si sia tolleranti quando i locali sono frequentati da giovani vestiti alla moda e con tanti soldi in tasca e si diventa al contrario super-rigorosi se i frequentanti sono invece ragazzi squattrinati e un po’ «diversi». Inoltre sono già stati spesi soldi pubblici e privati per l’insonorizzazione del locale e pensiamo quindi che questo problema sia ormai superato. Fossarmato. Alcuni mesi fa, dopo le dolorose vicende che hanno riguardato i Rom, è stato chiuso l’unico vero «Centro di accoglienza» pubblico della città, quello di Fossarmato. Un Centro di cui dovremmo andare tutti fieri. In circa 20 anni sono transitati di lì centinaia di cittadini immigrati, molti dei quali (anche grazie a quel servizio di accoglienza dove si tenevano corsi di lingua, attività di orientamento o feste multietniche con la partecipazione della gente del quartiere) ora vivono e lavorano a Pavia, ben integrati nella nostra comunità, insieme alle loro famiglie. Oggi purtroppo il Centro è chiuso. Ne sono state murate le porte e le finestre. Come simbolo di accoglienza per il futuro... non c’è che dire. E così adesso, come da copione, è venuta l’ora del Barattolo. Accoglienza. Una città che chiude da un lato gli spazi di accoglienza e di solidarietà e dall’altro gli spazi di incontro e di socialità, è una città che davvero fa tristezza, una città che ci appare impaurita, imbarbarita e ripiegata su se stessa. Il futuro di Pavia non sta nel chiudere ciò che esiste ma al contrario nello sforzo creativo di rafforzare ciò che abbiamo e di aprire ciò che ancora non c’è. Nuovi spazi, nuove opportunità, nuove occasioni di partecipazione, nuove idee, nuovi entusiasmi. Invece che «far tacere» occorrerebbe al contrario «dare voce». Invece di «allontanare» bisognerebbe saper «porsi in ascolto». Soprattutto se parliamo del mondo giovanile. I giovani. Egregio signor sindaco, lei è uno dei primi cittadini più giovani d’Italia. Faccia onore alla sua età! Non si lasci trasformare in pochi mesi di potere in un noioso e triste bacchettone, senza fantasia, senza voglia di rischiare, senza colore (o peggio di un colore solo). Un noto filosofo che insegna alla nostra Università ha scritto che una cultura ed una politica che rifuggono il confronto con chi è diverso, con chi dissente o non si «conforma», è una cultura/politica priva di fede nelle sue radici e senza speranza nel futuro. E’ nei fatti e negli esiti una cultura mortifera. A Pavia abbiamo invece molto bisogno di vitalità, di spazi, di arte e di diversità per non morire di realtà. Ora il dialogo. La invitiamo quindi, rispettosamente, a non sottrarre al dialogo ed alla società la realtà del Barattolo, immaginando soluzioni capaci di coinvolgere nella gestione di questo spazio sociale sia le associazioni che lo gestiscono sia ulteriori soggetti interessati. La invitiamo inoltre a promuovere incontri pubblici di confronto, veri ed aperti ad esiti non preconfezionati, per capire, tutti insieme, cosa fare di buono e di nuovo per i tanti giovani che vivono e vengono a vivere e studiare nella nostra città. E per «capire» avrà certamente bisogno di confrontarsi con i giovani come Lei, quelli che le assomigliano, ma anche con tutti gli altri, che non le assomigliano affatto. E’ del resto proprio questa molteplicità la ricchezza e la forza di una polis. E’ proprio questa molteplicità la bellezza della vita e della gioventù.
Ass. Ci siamo anche Noi; C.a.f.e; Comitato Pavia Asti Senegal; Comitato Prov. per l’Unicef; Coop. Progetto Con-tatto; Coop. Sociale Arke’; Fildis - Federazione Italiana Laureate e Diplomate - Pavia; Giovani Protagonisti a Pavia; Gruppo Acqua Pavia; Gas - Gruppo Acquisto Solidale Pavia; Kronstadt; Legambiente - Il Barcè; Officina Multimediale Pavese; Sottovento; Spaziomusica; Usciamo dal silenzio Andrea Fumagalli, Cristina Papetti, Daniela Bonanni, Enrico Mosconi, Fausta Degani, Gaia Mosconi, Gianni Vaggi, Giovanni Giovannetti, Gisella Bellotti, Luigia Favalli, Mariella della Patrona, Marta Ghezzi, Marta Mosconi, Mauro Cecchetto, monsignor Gianfranco Poma, Nadiya Potsky, Roberto Mancero, Salvatore Veca e Tullio Bernardiniz
Il Gas sul Barattolo «Non condividiamo»
Dopo le adesioni alla battaglia del centro sociale Barattolo di via dei Mille, che sta per essere sfrattato dal Comune che non rinnoverà la convenzione, arrivano anche le prime dissociazioni. Prima fra tutti, quella del Gruppo di Acquisto Solidale 1 di Pavia che si riuniva nei locali del Barattolo. «Il direttivo - scrivono in una nota - manifesta estraneità ai toni del volantino “Noi illegali, voi delinquenti” diffuso dal collettivo CSA Barattolo nei giorni scorsi all’interno del quale l’associazione è citata». E continua: «Il gruppo di acquisto solidale è un’associazione di promozione sociale determinata a portare avanti con l’amministrazione comunale un dialogo costruttivo nel rispetto delle regole, della legalità e delle differenze». I Gastronauti invece, restano solidali.
Domenica 21 febbraio
In 250 sfilano per il Barattolo
Anna Ghezzi
PAVIA. Hanno sfilato oltre 250 ragazzi ed esponenti di partiti ed associazioni contro la chiusura del centro sociale autogestito Barattolo, decisa dalla giunta Cattaneo dopo il concerto «vietato» e ugualmente svolto. Imponente lo schieramento delle forze dell’ordine: polizia, carabinieri, polizia locale. Evitati per un soffio gli scontri con alcuni militanti di Forza Nuova in piazza. La maggioranza erano studenti medi e universitari, ma c’erano anche la Federazione della Sinistra, Insieme per Pavia, Cgil, Giovani Comunisti, Giovani del Pd. E ancora il Sottovento, Udu e Radio Aut, tra gli altri. «Non siamo 100 privilegiati - gridavano i ragazzi - siamo molti di più. Ma ci limitiamo a sfilare per i nostri diritti in maniera pacifica, perché tutto questo denaro pubblico speso per mobilitare tutta questa polizia?». Tra gli striscioni tanta ironia: «Meglio uno di noi che un Centinaio di voi», e ancora in dialetto: «Sindic, muchela lì, al Baratul resta chì». Ma non si dimentica l’ex sindaco: «Capitelli decaduta, non assolta». «Ricordiamo al sindaco cos’è la legalità», hanno scandito i giovani davanti ai cinema chiusi, dove hanno appeso uno striscione “Noi cinema popolare, voi speculazione edilizia» per ricordare che dove c’era il cinema Corso sorgeranno appartamenti. «Ricordiamo che la moglie del suo “padrino politico”, Lady Abelli, ha patteggiato per il reato di riciclaggio», hanno urlato dal megafono. In piazza il corteo si è fermato e ha formato un cordone di sicurezza rivolto alla decina di militanti di Forza Nuova, fermate anche davanti in corso Mazzini in prossimità dell’Università dove è stato affisso uno striscione contro l’aumento delle tasse deliberato dal consiglio d’amministrazione, davanti al Mezzabarba e poi il corteo si è mosso verso il Barattolo, dove ieri sera c’è stato un altro concerto dopo quello che ha provocato la rescissione della convenzione. Pablo Genova (Federazione della Sinistra) spiega: «Solidarietà per la grave minaccia verso il Barattolo e quelle associazioni che hanno fatto e fanno tanto in una città dove mancano gli spazi per attività fuori dalle logiche di mercato». Paolo Ferloni aggiunge: «Il Barattolo non entra e non può entrare in una logica fatta di bianco e nero: ha molti grigi, ospita associazioni, in città servirebbero altri spazi così». E Walter Veltri: «Dopo la chiusura dei quartieri, quella del Barattolo: che spazi restano di discussione?». Mauro vanetti dei Giovani Comunisti riflette: «Cattaneo ha tolto la maschera di sindaco giovane e sta dimostrando una continuità con la giunta Capitelli in merito alle politiche giovanili, con attacchi agli spazi di socialità: questa è la prima manifestazione in cui la sinistra va allo scontro con la giunta». E la Cgil: «Una città che non sa mantenere gli equilibri rischia di far esplodere le contraddizioni: il barattolo è come le sedi di associazioni e sindacati un tassello del tessuto sociale». Intanto il Barattolo va avanti: «Alcuni ragazzi del Borgo che frequentano il Csa stanno raccogliendo le firme dei borghigiani per dimostrare che il problema lì non è il Barattolo e che la maggior parte del Borgo non è contro di noi», spiega Lorenzo Spairani.
Cattaneo: «Dialogo difficile senza regole»
PAVIA. Il sindaco Alessandro Cattaneo ribadisce: «Difficile un dialogo con chi non rispetta le regole. Avevamo chiesto il calendario delle iniziative per capire quali fare e non è stato mai portato, sul concerto c’erano alternative: se si vuole contrastare sempre, non staremo a guardare». E ancora: «Sono gli unici giovani che hanno uno spazio, cento su 30mila. Porteremo la questione al Comitato per la sicurezza». Sicurezza? «Intorno al Barattolo si sono create le situazioni più gravi», risponde il sindaco. Il Barattolo infatti è stato incendiato ed è in corso un procedimento verso un esponente di Forza Nuova per gli scontri del 2008. «La chiusura non è un’azione contro gli spazi giovanili - prosegue -. Io credo a città vissute nel contesto urbano: stiamo riformando le regole per accedere agli spazi comunali, con facilitazioni e sconti per under 25».
Sabato 20
Barattolo, oggi il corteo alle 15
PAVIA. Oggi alle 15 dal piazzale della stazione partirà il corteo cittadino contro lo «sfratto» del Barattolo: «Un modo per coinvolgere la città e ribadire il problema degli spazi», spiegano gli organizzatori. I ragazzi del centro sociale, al grido «Noi illegali, loro delinquenti» sfileranno lungo il corso diretti sotto le finestre di palazzo Mezzabarba per poi tornare verso Strada Nuova e arrivare fino a via dei Mille in quella che è ancora la loro sede. Al momento, fino a giugno secondo quanto deliberato dalla giunta nelle scorse settimane a seguito del concerto non autorizzato. Tra le ragioni della contestazione il fatto che il Comune rimproveri ai ragazzi sia un uso priovatistico del Barattolo sia di averlo concesso anche ad associazioni non firmatarie della convenzione con il Comune. (a.gh.)
lettera Alla Provincia Pavese di Emanuele Barosselli
CENTRO SOCIALE Chi mente e chi specula tirando al Barattolo
Sulla Provincia del 17 febbraio, nello spazio riservato ai lettori, non ho potuto fare a meno di leggere quanto scritto dalla signora Emilia Benfante (che ricopre cariche politiche nel centro destra) e dal sig. Cinzio Milanesi. Non nascondo quanta rabbia mi ha suscitato leggere le ennesime calunnie e falsità sul Barattolo. Ho 30 anni e da qualche anno mi sono trasferito a Pavia e frequento quello che l’amministrazione comunale ha definito un «ghetto frequentato da 30 privilegiati». In questi anni ho visto centinaia di giovani, decine di associazioni e gruppi organizzare eventi, incontrarsi e fare iniziative al centro sociale Barattolo, il tutto senza lucro alcuno e in maniera totalmente volontaria, aprendo ogni iniziativa a tutta la cittadinanza. Senza contare che le spese per la gestione dello spazio (circa 2mila euro l’anno) sono regolarmente pagate al Comune da quel ristretto gruppo di ragazzi che da 12 anni si è sobbarcato gli oneri di quello spazio, senza mai chiedere un euro a nessuno. Ma ritorniamo alle lettere dei «vicini». Si fa riferimento al problema acustico e di gestione del verde. Partiamo dal rumore, io sabato 6 febbraio al Barattolo c’ero e ho assistito anche al dialogo che i ragazzi in maniera educata e moderata hanno tenuto con la polizia municipale davanti al cancello. Dopo un’ora di confronto e alla domanda delle forze dell’ordine se si sarebbe tenuto o meno il concerto, gli è stato fatto notare che la musica era gia iniziata da un’ora! Non c’è stato alcun intervento dell’Arpa, anzi i ragazzi si sono informati dai vigili se avevano la possibilità di chiedere loro una rilevazione acustica per dimostrare che il problema non esiste! La rilevazione a cui i due vicini fanno riferimento (quella del 2006) è stata fatta prima che il locale fosse completamente insonorizzato e invito tutti a farsi un giro e vedere di persona la presenza di pannelli infrangi rumore alle finestre e alle porte. La struttura è a norma in tutto e per tutto, tant’è che da anni il Comune, nella fascia pomeridiana, ha dato in gestione il Barattolo a Babele, un’associazione di volontari che lavora con bambini e adolescenti. Vorrei anche precisare che il Comune aveva proposto di spostare il concerto non a Spazio Musica (che non aveva dato la disponibilità avendo il calendario dei concerti strapieno per mesi) ma al Nirvana, locale di proprietà di un’assessore di questa giunta! Ma come, il Comune con i soldi dei contribuenti avrebbe pagato un suo assessore per far fare il concerto nel suo locale? Quantomeno bizzarro. Sul problema del verde concordo con Cinzio sulla gestione democratica del parco antistante il centro, ci mancherebbe! Ma mi risulta che a nessuno è mai stato vietato di entrare, anzi! E lo scorso anno più di un’iniziativa aperta alla cittadinanza (BioPavia, mercati a Km 0 e laboratori per bambini) è stata realizzata in quell’area verde, organizzata dalle associazioni, senza alcun intervento comunale, con successo e soddisfazione di tutti quelli che senza pregiudizio alcuno vi hanno partecipato. E chi pensate che tagli l’erba, poti le piante, non permette alla gente di parcheggiarvi e cerchi di tenere pulito e in ordine quel pubblico parco? Di certo non il Comune ma il solito gruppo di ragazzi, i cosiddetti Corsari. Smettiamola con i pregiudizi e le calunnie nei confronti di chi per anni ha dato vita e colore a quello spazio, facendo tutte quelle iniziative che a Pavia non possono più essere svolte perché non creano profitto e nessuno vi può lucrare.
venerdì 19
Domani il corteo per il Barattolo
PAVIA. Un corteo cittadino contro lo sfratto del Barattolo, ma anche un modo per coinvolgere la città e ribadire il problema degli spazi. Domani pomeriggio alle 15 dal piazzale della Stazione si snoderà per le strade del centro la manifestazione sintetizzata nei volantini con lo slogan: «Noi illegali loro delinquenti». I ragazzi del centro sociale sfileranno dalla stazione verso corso Cavour, diretti a palazzo Mezzabarba. Per poi tornare indietro e percorrere Strada Nuova in direzione di via dei Mille, in quella che per il momento è ancora la loro sede. Perché la manifestazione? Lo spiega Alessandro Cajani, che fa parte di una delle associazioni del Barattolo, i Corsari: «Innanzitutto vogliamo difendere uno spazio con dodici anni di storia - spiega - anche se ci definiscono come dei “privilegiati” abbiamo sempre offerto un servizio gratuito a tutta la città. Non c’è mai stato da parte nostra un uso privatistico della struttura, ma siamo sempre stati aperti alle altre associazioni, dal teatro al Gruppo di acquisto solidale. C’è un lungo elenco di realtà cittadine - aggiunge Cajani - La contraddittorietà sta nel fatto che ci contestano un uso privatistico del Barattolo ma anche di aver dato questi spazi ad associazioni non firmatarie della convenzione». La giunta ha deciso nelle scorse settimane di non rinnovare l’accordo, quindi da giugno il centro sociale Barattolo dovrà essere vuoto. Contro questa decisione sfileranno i ragazzi domani pomeriggio. «Ma critichiamo la giunta anche per le promesse fatte e non mantenute - spiega Cajani - per esempio c’era l’idea di usare i bagni pubblici per uno spazio dedicato ai giovani e invece ci faranno un parcheggio». Difende uno spazio cittadino è l’obiettivo del corteo. «Siamo partiti proprio da questa idea - aggiunge Cajani - quella di difendere uno spazio che negli anni ha dato la possibilità ai cittadini di confrontarsi sui problemi della città. Oggi questa è una voce che dà fastidio e non è questione di disturbo della quiete pubblica». (ma.br.)
Giovedì 18 febbraio
IL BARATTOLO Una città per i giovani ma il sindaco non ci sta Vorrei partire da un’affermazione del «nostro» sindaco Alessandro Cattaneo riguardo il Csa Barattolo: per l’attuale amministrazione i giovani che lo gestiscono sono dei privilegiati e quindi per ristabilire l’uguaglianza tra chi non fa e chi invece fa, è cosa buona e giusta azzerare tutto. Rispondo con il buon senso? Mi piacerebbe vivere in una città dove organizzare concerti, cicli di film d’essai, incontri di varie associazioni, cioè produrre cultura, non fosse vissuto come un privilegio ma una delle normali espressioni della vita civile, dove il compito della politica vissuta in positivo sia moltiplicare le occasioni di incontro culturale fuori dai circuiti commerciali e non averne paura perché non omologabili: non è la stessa cosa suonare in uno spazio «autonomo», come logica conclusione di un lavoro compiuto giorno per giorno, o in un locale commerciale, bar o discoteca che sia. Vorrei continuare ricordando a tutti le dichiarazioni d’intenti del «nostro» sindaco durante la campagna elettorale che, necessitando di una smarcatura dalla giunta Capitelli che, non diversamente, voleva chiudere quest’unico spazio di autonomia culturale, riconosceva un bisogno della città tutta, universitaria, storica, a vocazione turistica, eccetera, di aprirsi ai giovani con spazi dedicati, promettendo un clima di cooperazione, pluralismo, bla, bla, bla. In concreto cosa mette sul piatto, oltre ai finanziamenti erogati agli oratori? Qual è il progetto per i giovani del centro città, delle periferie, dell’università? Mi scuso ma mi sfugge. In realtà quali sono le vere ragioni? Dovete rispondere a qualche cittadino che vi chiede la sua chiusura perché sono brutti sporchi e cattivi? Un consiglio: non si misurerà il vostro buongoverno con qualche telecamera, qualche sgombero di poveracci o di giovani... Capitelli docet! Fate le vostre scelte per una città migliore su temi quali l’inquinamento, la cementificazione, il lavoro, questo è il compito!
Stefania Vilardo Insieme per Pavia
Mercoledì 17
PAVIA, BARATTOLO/1 Questi giovani non hanno rispettato le regole Leggo sulla Provincia Pavese di domenica 14, la lettera di Giovanni Giovannetti e rimango stupita, anzi addolorata. Di Giovanni (che conosco da 30 anni) ho sempre stimato il coraggio, l’intelligenza e l’onestà intellettuale. Ma la lettera pubblicata oggi non segue, secondo me, questi tre principi cardine ma si muove in una logica di conformismo che da Giovanni mai mi sarei aspettata. Avrei desiderato che i fatti (dico i fatti) fossero stati alla base delle sue considerazioni ma così non è stato. Infatti ciò che ha mosso i cittadini in questi anni non sono stati pregiudizi politici nei confronti del Barattolo ma elementi oggettivi: il degrado degli spazi e del verde (documentati da numerose foto) e l’inquinamento acustico accertato dall’Arpa nel 2006 e confermato dai rilievi effettuati la sera dell’ultimo concerto il 6 febbraio scorso. E’ quindi oggettivamente falsa la dichiarazione contenuta nella lettera di domenica che al Barattolo non si viola la normativa antirumore: la si viola eccome e l’Arpa l’ha di nuovo accertato. E ancora i fatti. L’Amministrazione comunale ha consentito sino ad oggi che il Barattolo continuasse le sue attività richiedendo solo di non fare musica, questo per rispetto della normativa anti rumore e per consentire una forma di civile convivenza con i cittadini residenti, un minimo di rispetto dunque. Quando è stato programmato l’ultimo concerto, il Comune ha offerto varie alternative tra cui Spazio Musica (per il cui utilizzo l’Amministrazione si sarebbe sobbarcato i costi), ma i Corsari hanno detto no e con un atteggiamento arrogante e prepotente, nel totale disprezzo dei disagi arrecati ai cittadini, hanno fatto il concerto al Barattolo violando le regole poste dal Comune oltre quelle di civile convivenza. Questi i fatti, Giovanni, e allora dimmi chi è il debole e chi il forte in questa situazione. Chi subisce e ha subito in questi anni? Chi ha infranto criteri di rispetto reciproco? Su questo e non su altro vorrei confronto e non conformismo. Emilia Benfante Pavia PAVIA,
BARATTOLO/2 I vicini protestano da anni E mai nessuno è intervenuto Con riferimento alla lettera firmata dal sig. Giovannetti, e più in particolare ai cenni dall’estensore della stessa riguardanti l’area comunale di via dei Mille n. 130 (impropriamente denominata Barattolo), come cittadino di Pavia ed anche come residente in Borgo Ticino via dei Mille n. 157, tengo a precisare ed a comunicare ai lettori quanto segue. La lettera, di evidente impostazione politica visti i contenuti in merito ai quali non intendo entrare, accomuna alcune considerazioni appunto politiche alla situazione di via dei Mille 130, tentando di confondere le idee ai lettori. In sintesi: molti residenti in Borgo Ticino, pertanto cittadini maggiormente coinvolti rispetto ad altri data la vicinanza dell’area alle rispettive abitazioni, da anni (precisamente 12!), hanno più volte auspicato l’osservanza delle comuni regole di convivenza, non ricevendo in tutta risposta dalle precedenti amministrazioni che si sono succedute dal 1997 al 2009 alcuna tutela. E’ assolutamente scorretto, sia nei miei confronti, anche se mi trovassi solo (cosa che non è), e di molti residenti, nonchè maldestra nei confronti dei lettori, il tentativo di strumentalizzare la questione portandola sul piano politico e non indicare che tutti, dicasi tutti, gli organi competenti hanno espresso parere di inidoneità dei locali per la maggior parte delle attività svolte nel corso di 12 anni. Il tutto è ovviamente agli atti. Personalmente sono certo che non sia un parere di pochi (attenzione, mi riferisco ai residenti, che sono cittadini e per di più a diretto contatto con i disagi), come il sig. Giovannetti lascia malevolmente intendere. Con ogni propabilità il Giovannetti è supportato da chi non è a conoscenza dei fatti, nè della situazione di illegalità svolta da alcuni fruitori della struttura... Diciamo che si tratta di cittadini che non sono obbligati a sopportare rumori di apparente somiglianza alla musica. E’ importante che si sappia che nell’area esiste una magnifico giardino con piante secolari che potrebbe essere aperto a tutta la cittadinanza. Credo sia il più nobile e democratico utilizzo dell’area e in questo senso mi impegnerò, anche come singolo cittadino, in quanto a me non serve raccogliere consensi «partitici», a promuovere un’idea. Cinzio Milanesi Pavia PAVIA, IL CASO La campana della carta danneggiata da dicembre Ai primi dello scorso dicembre, qui a Pavia, per un errore nello svuotamento e riposizionamento dei cassonetti della spazzatura all’incrocio tra via Manara e viale Sicilia, la campana della carta è rimasta gravemente danneggiata e quindi rimossa, ma non sostituita. Il 15 dicembre ho telefonato all’Asm e gentilmente mi è stato risposto che si sarebbe provveduto. Il 7 gennaio ho ritelefonato, solita risposta gentile: si sarebbe provveduto secondo l’ordine degli interventi. Ultima elefonata il 15 febbraio, la risposta non cambia. La mancata sostituzione di una campana della carta da due mesi e mezzo spinge a tre domande (nella speranza di ottenere non solo una gentile risposta ma anche un celere intervento): 1. Dobbiamo pensare che la storia della raccolta differenziata sia una bufala solenne? 2. Dobbiamo pensare alla assoluta inefficienza di un’ azienda incapace di sostituire una campana della carta in 75 giorni (finora)? 3. Dobbiamo sospettare che si pensi di riportare tale incombenza nell’ambito delle attività della Protezione Civile (se non interventi di emergenza almeno organizzazione di grandi nonché piccoli eventi)? Fernando Rotondo Pavia
Intervista su Radio Onda d'Urto sul corteo di Sabato
Risposta su Tele Pavia Web del CSA Barattolo alle parole del vicesindaco Centinaio
Pavia, non c’è solo il Barattolo
Caro direttore, sento il bisogno di fare alcune considerazioni anche dopo l’ultima lettera del signor Giovanni Giovannetti. Prima di tutto, è singolare scoprire che Pavia è il crocevia di attività fortemente illegali, dalla mafia alla camorra e al narcotraffico.
Ancor più singolare è poi sapere che il tutto avviene con la connivenza di chi è deputato a controllare e reprimere questi loschi traffici «ignorati persino dalla locale Procura», come Giovannetti dice.
Sento peò il bisogno di segnalare che Pavia ai giovani non offre «solo» il Barattolo. A Pavia esistono ad esempio circa 300 associazioni di volontariato iscritte alla Consulta Pavese.
Il problema principale per tutti è la carenza di volontari, soprattutto di giovani. Allora mi permetto di dare un consiglio a tutti coloro che, senza il Barattolo, si sentiranno persi.
Rivolgetevi alla Consulta del Volontariato (la sede è proprio di fronte al Barattolo) e chiedete l’elenco delle associazioni. Ci sono tante persone a Pavia che hanno bisogno di aiuto, di assistenza, di amicizia.
Per esempio l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla che conosco bene e che mi sta particolarmente a cuore, ha tre posti per «volontari in servizio civile» e ogni anno si fa molta fatica a coprirli: forse molti giovani neanche conoscono queste realtà o, se le conoscono, non prendono neppure in considerazione il fatto di mettere a disposizione degli altri, gratis o per scarso guadagno, un po’ del loro tempo e dei loro talenti. E allora perchè non darsi da fare per promuovere una «cultura della solidarietà»?
Basta accusare, è ora di darsi da fare senza aspettare che altri facciano qualcosa al nostro posto. Tutte le associazioni attendono fiduciose.
Marco Sacchi Pavia
La Cgil: «Il caso Barattolo preciso segnale della giunta»
la Provincia Pavese — 14 febbraio 2010 pagina 15 sezione: CRONACA
PAVIA. Il Barattolo continua a far discutere in città, con posizioni favorevoli e contrarie alle decisioni della giunta comunale. «Il Barattolo sarà riconsegnato ai pavesi, e non gestito da una certa Pavia bene che usufruisce di una risorsa comune a spese dei contribuenti». A parlare è Matteo Mognaschi, capogruppo di Lega Nord in consiglio comunale al Mezzabarba. Mognaschi segue la questione Barattolo dal 2005, quand’era vice presidente del comitato di quartiere Pavia Storica, e il riferimento è ai Corsari. Concorde con la scelta dell’amministrazione di revocare la convenzione, Mognaschi pensa alle proposte da sottoporre all’assessore Rodolfo Faldini: «Penso che Faldini abbia gestito ottimamente la situazione Barattolo, mentre i Corsari hanno sprecato alcune occasioni buone di dialogo. Dopo quasi 15 anni il Barattolo può tornare a essere a uso di tutti: in particolare penso alle associazioni giovanili studentesche e universitarie che non hanno risorse, ma anche alle associazioni di volontariato che potrebbero trovare qui un punto di riferimento. La revoca della convenzione porta a un rinnovo della città in linea con le scelte dell’amministrazione». Dalla Cgil, invece, arriva piena solidarietà al Centro Sociale Barattolo, che da giugno verrà chiuso. «La giunta proprio affrontando la questione del Barattolo ha voluto dare il segno della svolta - scrivono dalla Camera del Lavoro -. Era uno degli obiettivi, con quello della “tabula rasa” delle contraddizioni sociali che toccano ogni città benestante, arrivando a gestire nell’arco di pochi mesi decine di sfratti per morosità, emarginando sempre più le fasce deboli della società, le quali riceveranno, quando va bene, solo elemosine una tantum, ma mai progetti di affrancamento». I rapporti tra Cgil e Barattolo sono nati al Social Forum di Genova: «Abbiamo conosciuto quei giovani ed è stato importante anche per noi, perché la cultura del lavoro e della solidarietà si incontrava con quella rappresentata della critica radicale al sistema di ingiustizie che governa il mondo. La città di Pavia non ha un centro di aggregazione per i giovani, se si eccettua appunto Il Barattolo; di sera solo qualche bar aperto, pochi cinema, strade deserte e un po’ di desolazione, nonostante la città universitaria abbia portato da noi molti ragazzi e ragazze. Questa idea di città va ridiscussa perché non rispondente a nessuna delle città, anche di piccole dimensioni, che annoverano Università, Istituti scolastici, tanti giovani, molti anziani, donne e lavoratori». (a.gh., c.pel.)
TelePaviaWeb intervista ilvicesindaco ---->Leggi su Gian Marco Centinaio (lega nord)<------ vedi la risposta del CSA Barattolo
Barattolo, si chiude Rottura definitiva dopo il concerto vietato
Lo ha stabilito ieri la giunta: «Non hanno rispettato le regole previste e noi non possiamo cedere ai ricatti»
MARIANNA BRUSCHI
PAVIA. Il Comune ha deciso: da giugno le associazioni dovranno lasciare il Barattolo. Non tutte, Babele, che svolge attività pomeridiane per bambini e adolescenti, potrà restare. Gli altri no. E «gli altri» sono i promotori del concerto di sabato sera, che ha rappresentato la rottura del dialogo. Dal Comune era arrivato il divieto ai concerti a luglio, ribadito per quello di sabato. «Non hanno rispetatto le regole», spiega l’assessore Faldini. Ora si cambia.
Tra le associazioni (Corsari, Gnu Funk, Ciclopi e Pavia inserie A) e il Comune c’era una convenzione per usare i locali di via dei Mille. La giunta ieri ha deciso di porvi fine. Era già in discussione, ancora di più dopo il concerto, vietato, di sabato. «Non è un luogo adatto ai concerti - spiega l’assessore alle politiche giovanili, Rodolfo Faldini - lo ha detto anche l’Arpa, nonostante l’insonorizzazione». «Le regole vanno rispettate - dice il sindaco Alessandro Cattaneo - Questi ragazzi sono dei privilegiati: sono una cinquantina e hanno questi spazi, a fronte di oltre 30mila giovani in tutta la città. Questa decisione comunque non significa voler togliere il Barattolo ai giovani».
TelePaviaWeb intervista assessore
TelePaviaWeb intervista compagno del CSA Barattolo
ROTTA LA CONVENZIONE PER IL CENTRO AUTOGESTITO
Barattolo, si chiude
Rottura definitiva dopo il concerto vietato
di MARIANNA BRUSCHI
PAVIA. Il Comune ha deciso: da giugno le associazioni dovranno lasciare il Barattolo. Non tutte, Babele, che svolge attività pomeridiane per bambini e adolescenti, potrà restare. Gli altri no. E «gli altri» sono i promotori del concerto di sabato sera, che ha rappresentato la rottura del dialogo. Dal Comune era arrivato il divieto ai concerti a luglio, ribadito per quello di sabato. «Non hanno rispetatto le regole», spiega l’a ssessore Faldini. Ora si cambia.
Tra le associazioni (Corsari, Gnu Funk, Ciclopi e Pavia inserie A) e il Comune c’era una convenzione per usare i locali di via dei Mille. La giunta ieri ha deciso di porvi fine. Era già in discussione, ancora di più dopo il concerto, vietato, di sabato. «Non è un luogo adatto ai concerti - spiega l’assessore alle politiche giovanili, Rodolfo Faldini - lo ha detto anche l’Arpa, nonostante l’insonorizzazione». «Le regole vanno rispettate - dice il sindaco Alessandro Cattaneo - Questi ragazzi sono dei privilegiati: sono una cinquantina e hanno questi spazi, a fronte di oltre 30mila giovani in tutta la città. Questa decisione comunque non significa voler togliere il Barattolo ai giovani».
La rottura definitiva si è consumata in due giorni. Venerdì il divieto al concerto per il concorso delle band giovanili e la proposta di farlo al Nirvana o a Spaziomusica a spese del Comune. Sabato il divieto non rispettato. «Quando, dopo cinque mesi, abbiamo organizzato il concerto e ci siamo rifiutati di annullarlo o spostarlo al Nirvana, locale dell’assessore Bobbio Pallavicini, hanno deciso di cacciarci», scrivono i ragazzi del Barattolo in un comunicato, che invita a una manifestazione «in difesa degli spazi sociali e contro la politica della giunta» sabato 20 febbraio. «Avevamo chiesto di rivedere il regolamento inadeguato per una struttura per iniziative giovanili - aggiungono - come risposta ci hanno intimato di non fare più musica».
Cosa succederà adesso? Il Comune tramite i suoi legali comunicherà la decisione alle associazioni. Che potranno rivolgersi a un collegio arbitrale per opporsi. Venuta meno la convenzione le associazioni devono «riconsegnare il bene come lo hanno ricevuto», si legge nel testo. Non ci saranno vigili a sbararre l’ingresso, ma a giugno il Barattolo dovrà essere vuoto.
«Non possiamo scendere a patti e non possiamo cedere al ricatto - dice Faldini - vogliamo creare spazi che possano essere frequentati e che siano idonei ad attività tollerate dai residenti». In questi mesi sono stati avviati contatti con il ministero della gioventù per un bando che permette di costruire capannoni attrezzati per la musica e le attività giovanili. «Vogliamo dare spazio a tutti - aggiunge Faldini - anche ai Corsari (promotori del concerto, ndr) ma serve tempo».
Stamattina si decide sulla convenzione
Musica nonostante la diffida In giunta il caso Barattolo
PAVIA. Concerto perfettamente riuscito al Barattolo sabato sera: tanti partecipanti, niente frizioni con i vigili che, dopo aver parlato con gli organizzatori, hanno ritirato i fogli con i nominativi dei 70 organizzatori dell’evento e ne sono andati senza interromperlo. Ma il concerto era pur sempre vietato, e l’amministrazione aveva inviato una formale diffida minacciando la sospensione della convenzione. Se ne parlerà stamattina in giunta. «Siamo soddisfatti - spiega Alessandro Cajani, dei Corsari, il collettivo che insieme ad altre quattro associazioni gestisce lo spazio di via dei Mille -, sono venuti tanti a sostenerci e con i vigili c’è stato un buon dialogo. Abbiamo dimostrato che la struttura è idonea ai concerti, fuori non si sentiva nulla e abbiamo dovuto far aprire le porte per far sentire che la musica era iniziata». Ma la vicenda non finisce qui. Cosa accadrà al centro sociale autogestito nato 12 anni fa? L’assessore all’istruzione e politiche giovanili Rodolfo Faldini spiega: «In giunta visioneremo il verbale dei vigili urbani e le eventuali segnalazioni della questura. E valuteremo quali provvedimenti adottare: per il momento possiamo solo constatare l’atteggiamento nei confronti di una diffida formale». Il Comune contesta la decisione di svolgere un concerto senza autorizzazione, senza licenza di pubblico spettacolo, «in oltraggio alla convenzione sottoscritta dai gestori del Barattolo che, dopo i rilievi dell’Arpa del 2006, imponeva lo stop ai concerti in quanto la struttura, nonostante l’insonorizzazione, non era idonea ad arginare l’impatto dei decibel». E continua: «Le infrazioni sono palesi, già nella diffida si parlava di recesso dalla convenzione. Ora la giunta farà le sue riflessioni e arriverà il provvedimento formale. Non vogliamo censurare le associazioni, ma occorre rispettare le regole che ci si dà». (a.gh.)
Comune vs Barattolo: è battaglia legale PDF Stampa E-mail
Tuesday 09 February 2010
ImageDopo la manifestazione svoltasi sabato sera presso il centro sociale “Il Barattolo” e per la quale non era stata concessa alcuna autorizzazione da parte del Comune, la Giunta ha deciso di recedere dalla convenzione con i Corsari avviando gli atti giuridici e amministrativi conseguenti.
“Quei locali –dichiara Rodolfo Faldini, Assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Pavia- non sono idonei, come dimostrato anche dall’Agenzia Regionale per l’Ambiente, ad ospitare certe manifestazioni."
"I ragazzi hanno ragione a reclamare degli spazi, ma non è possibile che un’amministrazione appena insediata possa individuare attrezzare uno spazio idoneo. Bisogna dare tempo la tempo. Alternative plausibili, come Spaziomusica, erano state offerte, magari con tempi differenti rispetto a quelli reclamati dai Corsari. Il proprietario di Spaziomusica si era detto disponibile ad ospitare, da aprile, alcuni eventi organizzati dai ragazzi del Barattolo. Noi siamo ben animati da propositi di confronto e dialogo, di armonia, di concordia e cooperazione, ma non è possibile scendere a patti con chi, politicamente, si mette in una posizione di scontro e non di confronto, infrangendo delle regole previste sia nella convenzione che, soprattutto, nelle Leggi della Repubblica. Non possiamo scendere a patti e l’istituzione che rappresentiamo non può scendere al confronto cedendo ai ricatti. Vogliamo creare spazi che possano essere frequentati e che siano idonei ad effettuare varie attività che siano anche tollerate e ben accettate dai residenti. Se i Corsari hanno il diritto di reclamare la possibilità di fare musica, dobbiamo anche tenere presente quali sono i diritti del resto della popolazione. Su questo vogliamo trovare spazio e maniera di confrontarci. Non esiste alcun atteggiamento di natura censoria, se non nei confronti di chi vuole urtare e rompere le regole, imponendo una maniera di fare politicca che è antidemocratica e antipopolare. Abbiamo avviato contatti con il Ministero della Gioventù perché Pavia possa accedere ai finanziamenti ministeriali (disponibili in primavera), partecipando ad un bando che prevede la costruzione di capannoni attrezzati per musica e attività giovanili. Questo tipo di risultato va costruito nel tempo, non può essere immediato e deve essere commisurato dalla pazienza di chi, attualmente, utilizza uno spazio inidoneo per certe iniziative. Voglio ricordare che a giugno il contratto di locazione andrà in scadenza e una forzatura come quella di sabato scorso, rappresenta un tentativo di imporre e non confrontarsi in maniera civile e rispettosa delle regole, così come vorrebbe un pacifico e costruttivo confronto per dare ai giovani Pavia, e non solo ad una parte di essi, la possibilità di fare musica in un luogo idoneo e pubblico, ma soprattutto aperto a tutti”.
Non fate musica al Barattolo Altra protesta in Borgo
Leggiamo sulla Provincia del 25 gennaio delle iniziative sul «Manifesto della musica libera» al Barattolo e della «minaccia» di ricominciare con i concerti nella struttura comunale dei via dei Mille 130. Ricordiamo che l’Arpa, nell’accertare l’inquinamento acustico dei concerti al Barattolo, ha giudicato l’edificio completamente inidoneo per lo svolgimento di attività musicali. Sempre sulla Provincia leggiamo anche le dichiarazioni dell’assessore Faldini sul divieto di fare musica al Barattolo! Finalmente l’Amministrazione comunale è attenta al rispetto della legalità e dei cittadini. La vicenda del Barattolo è cosa nota in città ma vale la pena ricordare alcuni episodi. L’Arpa chiamata dai residenti accertò l’inquinamento acustico proveniente dall’attività musicale del Barattolo e ingiunse all’Amministrazione comunale, proprietaria dell’edificio di via dei Mille 130, di farla cessare. Per anni il provvedimento dell’Arpa, notificato al Comune nel 2006, rimase lettera morta e i concerti, nonostante le denunce e le diffide dei cittadini, continuarono con grave disagio per i residenti. Per «musica al Barattolo» si intendono ondate ossessive di frastuono sparato a 120/140 decibel nel cuore della notte in un luogo dove le case dei residenti distano a non più di 50 metri dalla fonte di rumore. Ricordiamo che quando una qualsiasi persona intende aprire un locale dove si faccia musica (dal vivo o con strumentazione ad alto volume), deve rispettare tutta la normativa sull’inquinamento acustico e individuare la sede in un’area idonea in base alla zonizzazione acustica del comune. Perché questo non deve avvenire per il Barattolo? L’attività che lì si svolge si è forse al di sopra e al di fuori della legalità?
Emilia Benfante Ettore Brusotti Silvana Debiaggi e Cinzio Milanesi per il Comitato residenti di Borgo Ticino
Data: 07-02-2010 Autore: CSA Barattolo |
Rassegna stampa locale in ordine cronologicoMartedì 2 marzo
Il sindaco: giovani e regole nella città da svegliare
Alessandro Cattaneo *
In questi giorni assisto ad un dibattito particolarmente acceso, incentrato sulla vivacità culturale di Pavia e sull’universo giovanile della città. Al centro della discussione, indubbiamente, c’è la recente decisione dell’amministrazione comunale sul caso del Barattolo. Convenzione che garantiva ad alcune associazioni la gestione della struttura comunale di via dei Mille, conosciuta appunto come Barattolo. Su questo, dopo aver letto sul giornale una lettera aperta indirizzata a me, una prima riflessione per fare chiarezza: la nostra è stata una scelta basata su valutazioni oggettive e su regolamenti chiari, che nulla c’entra con valutazioni soggettive sulle iniziative portate avanti con queste associazioni. Da anni alcune regole che valgono per chiunque utilizzi una struttura comunale non venivano rispettate e, inoltre, queste associazioni non hanno dimostrato la volontà di rispettarle in futuro. Per questo non potevamo che decidere di recedere dalla convenzione. Le regole sono uguali per tutti e derogare solo per alcuni è sempre un atto di grave ingiustizia da parte di un governo della città. Il nostro futuro. Detto questo, il problema è più complesso e non si riduce, come è evidente da parte delle associazioni del Barattolo, a una battaglia politica che porta inevitabilmente a un «muro contro muro». Qui c’è in ballo qualcosa di molto più serio: il futuro di questa città, che non può prescindere da fondamentale ruolo dei tantissimi giovani che animano Pavia. Fin dai primi giorni al Mezzabarba, ma anche in campagna elettorale, sono stato chiaro: Pavia deve «svegliarsi», dopo 15 anni in cui le precedenti amministrazioni l’hanno progressivamente «addormentata», svilendo l’enorme potenziale legato alle proposte culturali delle associazioni giovanili e non tenendo minimamente conto dei più di 25.000 studenti universitari che per questa città sono un importante valore aggiunto. Nuova marcia. Pavia sotto questo aspetto deve cambiare marcia e per noi continua a essere una priorità. Si parla, quindi, di proposte e di soluzioni e anche in questo caso ho sentito alcune voci che mi hanno fatto riflettere. Su tutti, vorrei soffermarmi su un concetto che considero sbagliato in partenza, in base al quale, secondo alcuni, la città tornerebbe viva e vissuta semplicemente nel momento in cui l’amministrazione comunale darà «spazi» ai giovani. Quella degli «spazi» ai giovani sta diventando una filastrocca che, tuttavia, parte da un presupposto sbagliato: i giovani in una città non sono una specie sui generis che necessita di spazi o riserve nei quali poter esprimersi. Abbandoniamo la mentalità per cui la città rinasce soltanto se si trova un capannone o uno scantinato in cui i giovani possono fare tutto quello che vogliono e, magari, non rispettare le regole. Sono convinto che questo sia un approccio che sminuisce il ruolo che i giovani devono avere in una comunità cittadina. Lo sviluppo. Una città non è mai suddivisa in compartimenti stagni e in categorie separate l’una dall’altra: una comunità, al contrario, cresce e realizza le proprie vocazioni soltanto se si sviluppa in modo armonico, attraverso un’unione di intenti e obiettivi comune a tutti. Per questo non si creda che sia sufficiente «dare uno spazio» ai giovani per far rivivere Pavia: in questo caso, sarebbe fin troppo facile. Il problema, invece, riguarda lo sviluppo generale della città, che parte dall’Università e arriva al commercio, che va dall’urbanistica fino alle politiche giovanili, dalla scuola all’associazionismo, dalle proposte al rispetto delle regole. Proprio pochi giorni fa ho partecipato al meeting a Leuven del gruppo Coimbra, un’associazione che raggruppa una quarantina di città universitarie d’Europa medio-piccole e simili a Pavia: mi sono confrontato in quel contesto con sindaci e rettori di tutta Europa e tanti esempi di altre città che hanno saputo far crescere al proprio interno una vivacità giovanile costruttiva sono indicativi. La programmazione. Non è bastato consegnare a un gruppo di giovani le chiavi di una stanza di proprietà del Comune, è servita invece una programmazione intelligente che, a medio-lungo termine, è riuscita a far convivere in modo armonico le esigenze dei giovani con quelle del resto della città. Noi siamo al governo di Pavia da sei mesi e non crediamo nelle bacchette magiche: forse, da qualcuno, se avessimo continuato a permettere a un paio di associazioni di non rispettare le regole in via dei Mille, saremmo stati considerati amministratori sensibili alle esigenze dei giovani di Pavia. Sono convinto che ci sia molto di più, che ai giovani di Pavia serva molto di più e che il percorso per costruire una città più viva e vissuta sia molto più serio. Da parte nostra, abbiamo intrapreso iniziative concrete che sono state apprezzate dalla città: il magazine «PaviaComeDoveQuando», per esempio, ha proprio l’obiettivo di mettere in rete e far conoscere a tutti l’offerta culturale proposta dalle tante realtà cittadine che è nostro dovere valorizzare. E’ uno strumento utile che sta riscontrando un’ampia partecipazione da parte dei cittadini e di chi organizza eventi di ogni tipo a Pavia: certamente è un’iniziativa che crescerà, ma non era mai stata pensata prima d’ora. Castello aperto. E poi il Castello Visconteo, che a partire da questa primavera apriremo di più alla città e a chi vorrà usufruirne, così come a breve stileremo un nuovo regolamento per l’assegnazione a condizioni più vantaggiose e accessibili degli spazi pubblici alle associazioni e ai gruppi che hanno qualcosa di interessante da proporre. Da quando ci siamo insediati, inoltre, stiamo portando avanti un dialogo importante con l’Università, che in questa sfida deve essere partner e protagonista. Il Ticino, infine, con le sue sponde che, sempre a partire dalla primavera di quest’anno, vogliamo trasformare in luoghi che i cittadini di Pavia possano davvero vivere appieno, perché purtroppo da troppi anni questa città non considera il proprio fiume come il «gioiello» che merita di essere. Tanti progetti. Le idee, insomma, sono tante e i progetti sono ben definiti, ma sono tante anche le iniziative concrete che abbiamo già messo in campo e che proporremo. In tutto questo, come è e come è sempre stato da quando siamo al governo della città, il dialogo con le realtà cittadine non mancherà mai, così come non è mancata da parte nostra la volontà di confronto con le associazioni che gestivano la struttura di via dei Mille. Una volontà di dialogare che, lo dicono i fatti, da parte loro non è stata reciproca.
*sindaco di Pavia
Domenica 28 febbraio
Pavia sia sempre città aperta»
Pavia
Ecco la lettera aperta indirizzata al sindaco di Pavia Alessandro Cattaneo. Egregio signor sindaco, siamo associazioni di storia e natura diversa, di differente orientamento culturale e sociale e di varie opinioni politiche. Agiamo nel campo della promozione culturale ed artistica, della partecipazione giovanile, della salvaguardia dell’ambiente, della tutela dei diritti dei minori, della solidarietà internazionale, eccetera. Operiamo da molti anni nella nostra città e provincia, radicate nel territorio e tra la gente e riteniamo di rappresentare un elemento di vitalità, di impegno e servizio verso la nostra comunità. Il Barattolo. Abbiamo deciso di scriverle, unitamente a singole ed apprezzate personalità cittadine impegnate in campo educativo, accademico, artistico e sociale, per stimolare un dibattito sulla recente decisione della giunta comunale di Pavia di revocare la convenzione con le associazioni che da molto tempo gestiscono le attività del centro sociale giovanile Barattolo. In questi 12 anni presso il Barattolo si sono realizzate numerose occasioni di incontro, socialità, dibattito. Di parte, certamente, ma altrettanto certamente all’insegna della partecipazione e dell’impegno del mondo giovanile. Hanno trovato spazio al Barattolo diversi gruppi e associazioni locali e straniere che di spazio non ne avevano. Si sono anche realizzati veri e propri servizi per la collettività: dalla riparazione delle biciclette per promuovere una viabilità sostenibile, alla distribuzione alle famiglie di cibo sano e biologico; dalla promozione delle bande musicali giovanili al sostegno scolastico per i ragazzi in difficoltà. E’ un luogo che è stato frequentato da migliaia di giovani e tra questi anche molti studenti forestieri che sono a Pavia per studiare nella nostra Università. I diritti. A volte le iniziative promosse al Barattolo, non molto conformiste, possono aver dato fastidio o dispiacere a qualcuno, a qualche politico o a qualche residente per la musica troppo alta, ma non ricordiamo particolari episodi di cui si possa stigmatizzare l’esistenza. Sono certamente diritti dei residenti la quiete e il sonno ma ci sembra che anche altri locali cittadini hanno a volte determinato analoghe proteste. Occorre come sempre saper conciliare interessi diversi. Però non è credibile che si sia tolleranti quando i locali sono frequentati da giovani vestiti alla moda e con tanti soldi in tasca e si diventa al contrario super-rigorosi se i frequentanti sono invece ragazzi squattrinati e un po’ «diversi». Inoltre sono già stati spesi soldi pubblici e privati per l’insonorizzazione del locale e pensiamo quindi che questo problema sia ormai superato. Fossarmato. Alcuni mesi fa, dopo le dolorose vicende che hanno riguardato i Rom, è stato chiuso l’unico vero «Centro di accoglienza» pubblico della città, quello di Fossarmato. Un Centro di cui dovremmo andare tutti fieri. In circa 20 anni sono transitati di lì centinaia di cittadini immigrati, molti dei quali (anche grazie a quel servizio di accoglienza dove si tenevano corsi di lingua, attività di orientamento o feste multietniche con la partecipazione della gente del quartiere) ora vivono e lavorano a Pavia, ben integrati nella nostra comunità, insieme alle loro famiglie. Oggi purtroppo il Centro è chiuso. Ne sono state murate le porte e le finestre. Come simbolo di accoglienza per il futuro... non c’è che dire. E così adesso, come da copione, è venuta l’ora del Barattolo. Accoglienza. Una città che chiude da un lato gli spazi di accoglienza e di solidarietà e dall’altro gli spazi di incontro e di socialità, è una città che davvero fa tristezza, una città che ci appare impaurita, imbarbarita e ripiegata su se stessa. Il futuro di Pavia non sta nel chiudere ciò che esiste ma al contrario nello sforzo creativo di rafforzare ciò che abbiamo e di aprire ciò che ancora non c’è. Nuovi spazi, nuove opportunità, nuove occasioni di partecipazione, nuove idee, nuovi entusiasmi. Invece che «far tacere» occorrerebbe al contrario «dare voce». Invece di «allontanare» bisognerebbe saper «porsi in ascolto». Soprattutto se parliamo del mondo giovanile. I giovani. Egregio signor sindaco, lei è uno dei primi cittadini più giovani d’Italia. Faccia onore alla sua età! Non si lasci trasformare in pochi mesi di potere in un noioso e triste bacchettone, senza fantasia, senza voglia di rischiare, senza colore (o peggio di un colore solo). Un noto filosofo che insegna alla nostra Università ha scritto che una cultura ed una politica che rifuggono il confronto con chi è diverso, con chi dissente o non si «conforma», è una cultura/politica priva di fede nelle sue radici e senza speranza nel futuro. E’ nei fatti e negli esiti una cultura mortifera. A Pavia abbiamo invece molto bisogno di vitalità, di spazi, di arte e di diversità per non morire di realtà. Ora il dialogo. La invitiamo quindi, rispettosamente, a non sottrarre al dialogo ed alla società la realtà del Barattolo, immaginando soluzioni capaci di coinvolgere nella gestione di questo spazio sociale sia le associazioni che lo gestiscono sia ulteriori soggetti interessati. La invitiamo inoltre a promuovere incontri pubblici di confronto, veri ed aperti ad esiti non preconfezionati, per capire, tutti insieme, cosa fare di buono e di nuovo per i tanti giovani che vivono e vengono a vivere e studiare nella nostra città. E per «capire» avrà certamente bisogno di confrontarsi con i giovani come Lei, quelli che le assomigliano, ma anche con tutti gli altri, che non le assomigliano affatto. E’ del resto proprio questa molteplicità la ricchezza e la forza di una polis. E’ proprio questa molteplicità la bellezza della vita e della gioventù.
Ass. Ci siamo anche Noi; C.a.f.e; Comitato Pavia Asti Senegal; Comitato Prov. per l’Unicef; Coop. Progetto Con-tatto; Coop. Sociale Arke’; Fildis - Federazione Italiana Laureate e Diplomate - Pavia; Giovani Protagonisti a Pavia; Gruppo Acqua Pavia; Gas - Gruppo Acquisto Solidale Pavia; Kronstadt; Legambiente - Il Barcè; Officina Multimediale Pavese; Sottovento; Spaziomusica; Usciamo dal silenzio Andrea Fumagalli, Cristina Papetti, Daniela Bonanni, Enrico Mosconi, Fausta Degani, Gaia Mosconi, Gianni Vaggi, Giovanni Giovannetti, Gisella Bellotti, Luigia Favalli, Mariella della Patrona, Marta Ghezzi, Marta Mosconi, Mauro Cecchetto, monsignor Gianfranco Poma, Nadiya Potsky, Roberto Mancero, Salvatore Veca e Tullio Bernardiniz
Il Gas sul Barattolo «Non condividiamo»
Dopo le adesioni alla battaglia del centro sociale Barattolo di via dei Mille, che sta per essere sfrattato dal Comune che non rinnoverà la convenzione, arrivano anche le prime dissociazioni. Prima fra tutti, quella del Gruppo di Acquisto Solidale 1 di Pavia che si riuniva nei locali del Barattolo. «Il direttivo - scrivono in una nota - manifesta estraneità ai toni del volantino “Noi illegali, voi delinquenti” diffuso dal collettivo CSA Barattolo nei giorni scorsi all’interno del quale l’associazione è citata». E continua: «Il gruppo di acquisto solidale è un’associazione di promozione sociale determinata a portare avanti con l’amministrazione comunale un dialogo costruttivo nel rispetto delle regole, della legalità e delle differenze». I Gastronauti invece, restano solidali.
Domenica 21
In 250 sfilano per il Barattolo
Anna Ghezzi
PAVIA. Hanno sfilato oltre 250 ragazzi ed esponenti di partiti ed associazioni contro la chiusura del centro sociale autogestito Barattolo, decisa dalla giunta Cattaneo dopo il concerto «vietato» e ugualmente svolto. Imponente lo schieramento delle forze dell’ordine: polizia, carabinieri, polizia locale. Evitati per un soffio gli scontri con alcuni militanti di Forza Nuova in piazza. La maggioranza erano studenti medi e universitari, ma c’erano anche la Federazione della Sinistra, Insieme per Pavia, Cgil, Giovani Comunisti, Giovani del Pd. E ancora il Sottovento, Udu e Radio Aut, tra gli altri. «Non siamo 100 privilegiati - gridavano i ragazzi - siamo molti di più. Ma ci limitiamo a sfilare per i nostri diritti in maniera pacifica, perché tutto questo denaro pubblico speso per mobilitare tutta questa polizia?». Tra gli striscioni tanta ironia: «Meglio uno di noi che un Centinaio di voi», e ancora in dialetto: «Sindic, muchela lì, al Baratul resta chì». Ma non si dimentica l’ex sindaco: «Capitelli decaduta, non assolta». «Ricordiamo al sindaco cos’è la legalità», hanno scandito i giovani davanti ai cinema chiusi, dove hanno appeso uno striscione “Noi cinema popolare, voi speculazione edilizia» per ricordare che dove c’era il cinema Corso sorgeranno appartamenti. «Ricordiamo che la moglie del suo “padrino politico”, Lady Abelli, ha patteggiato per il reato di riciclaggio», hanno urlato dal megafono. In piazza il corteo si è fermato e ha formato un cordone di sicurezza rivolto alla decina di militanti di Forza Nuova, fermate anche davanti in corso Mazzini in prossimità dell’Università dove è stato affisso uno striscione contro l’aumento delle tasse deliberato dal consiglio d’amministrazione, davanti al Mezzabarba e poi il corteo si è mosso verso il Barattolo, dove ieri sera c’è stato un altro concerto dopo quello che ha provocato la rescissione della convenzione. Pablo Genova (Federazione della Sinistra) spiega: «Solidarietà per la grave minaccia verso il Barattolo e quelle associazioni che hanno fatto e fanno tanto in una città dove mancano gli spazi per attività fuori dalle logiche di mercato». Paolo Ferloni aggiunge: «Il Barattolo non entra e non può entrare in una logica fatta di bianco e nero: ha molti grigi, ospita associazioni, in città servirebbero altri spazi così». E Walter Veltri: «Dopo la chiusura dei quartieri, quella del Barattolo: che spazi restano di discussione?». Mauro vanetti dei Giovani Comunisti riflette: «Cattaneo ha tolto la maschera di sindaco giovane e sta dimostrando una continuità con la giunta Capitelli in merito alle politiche giovanili, con attacchi agli spazi di socialità: questa è la prima manifestazione in cui la sinistra va allo scontro con la giunta». E la Cgil: «Una città che non sa mantenere gli equilibri rischia di far esplodere le contraddizioni: il barattolo è come le sedi di associazioni e sindacati un tassello del tessuto sociale». Intanto il Barattolo va avanti: «Alcuni ragazzi del Borgo che frequentano il Csa stanno raccogliendo le firme dei borghigiani per dimostrare che il problema lì non è il Barattolo e che la maggior parte del Borgo non è contro di noi», spiega Lorenzo Spairani.
Cattaneo: «Dialogo difficile senza regole»
PAVIA. Il sindaco Alessandro Cattaneo ribadisce: «Difficile un dialogo con chi non rispetta le regole. Avevamo chiesto il calendario delle iniziative per capire quali fare e non è stato mai portato, sul concerto c’erano alternative: se si vuole contrastare sempre, non staremo a guardare». E ancora: «Sono gli unici giovani che hanno uno spazio, cento su 30mila. Porteremo la questione al Comitato per la sicurezza». Sicurezza? «Intorno al Barattolo si sono create le situazioni più gravi», risponde il sindaco. Il Barattolo infatti è stato incendiato ed è in corso un procedimento verso un esponente di Forza Nuova per gli scontri del 2008. «La chiusura non è un’azione contro gli spazi giovanili - prosegue -. Io credo a città vissute nel contesto urbano: stiamo riformando le regole per accedere agli spazi comunali, con facilitazioni e sconti per under 25».
Sabato 20
Barattolo, oggi il corteo alle 15
PAVIA. Oggi alle 15 dal piazzale della stazione partirà il corteo cittadino contro lo «sfratto» del Barattolo: «Un modo per coinvolgere la città e ribadire il problema degli spazi», spiegano gli organizzatori. I ragazzi del centro sociale, al grido «Noi illegali, loro delinquenti» sfileranno lungo il corso diretti sotto le finestre di palazzo Mezzabarba per poi tornare verso Strada Nuova e arrivare fino a via dei Mille in quella che è ancora la loro sede. Al momento, fino a giugno secondo quanto deliberato dalla giunta nelle scorse settimane a seguito del concerto non autorizzato. Tra le ragioni della contestazione il fatto che il Comune rimproveri ai ragazzi sia un uso priovatistico del Barattolo sia di averlo concesso anche ad associazioni non firmatarie della convenzione con il Comune. (a.gh.)
lettera Alla Provincia Pavese di Emanuele Barosselli
CENTRO SOCIALE Chi mente e chi specula tirando al Barattolo
Sulla Provincia del 17 febbraio, nello spazio riservato ai lettori, non ho potuto fare a meno di leggere quanto scritto dalla signora Emilia Benfante (che ricopre cariche politiche nel centro destra) e dal sig. Cinzio Milanesi. Non nascondo quanta rabbia mi ha suscitato leggere le ennesime calunnie e falsità sul Barattolo. Ho 30 anni e da qualche anno mi sono trasferito a Pavia e frequento quello che l’amministrazione comunale ha definito un «ghetto frequentato da 30 privilegiati». In questi anni ho visto centinaia di giovani, decine di associazioni e gruppi organizzare eventi, incontrarsi e fare iniziative al centro sociale Barattolo, il tutto senza lucro alcuno e in maniera totalmente volontaria, aprendo ogni iniziativa a tutta la cittadinanza. Senza contare che le spese per la gestione dello spazio (circa 2mila euro l’anno) sono regolarmente pagate al Comune da quel ristretto gruppo di ragazzi che da 12 anni si è sobbarcato gli oneri di quello spazio, senza mai chiedere un euro a nessuno. Ma ritorniamo alle lettere dei «vicini». Si fa riferimento al problema acustico e di gestione del verde. Partiamo dal rumore, io sabato 6 febbraio al Barattolo c’ero e ho assistito anche al dialogo che i ragazzi in maniera educata e moderata hanno tenuto con la polizia municipale davanti al cancello. Dopo un’ora di confronto e alla domanda delle forze dell’ordine se si sarebbe tenuto o meno il concerto, gli è stato fatto notare che la musica era gia iniziata da un’ora! Non c’è stato alcun intervento dell’Arpa, anzi i ragazzi si sono informati dai vigili se avevano la possibilità di chiedere loro una rilevazione acustica per dimostrare che il problema non esiste! La rilevazione a cui i due vicini fanno riferimento (quella del 2006) è stata fatta prima che il locale fosse completamente insonorizzato e invito tutti a farsi un giro e vedere di persona la presenza di pannelli infrangi rumore alle finestre e alle porte. La struttura è a norma in tutto e per tutto, tant’è che da anni il Comune, nella fascia pomeridiana, ha dato in gestione il Barattolo a Babele, un’associazione di volontari che lavora con bambini e adolescenti. Vorrei anche precisare che il Comune aveva proposto di spostare il concerto non a Spazio Musica (che non aveva dato la disponibilità avendo il calendario dei concerti strapieno per mesi) ma al Nirvana, locale di proprietà di un’assessore di questa giunta! Ma come, il Comune con i soldi dei contribuenti avrebbe pagato un suo assessore per far fare il concerto nel suo locale? Quantomeno bizzarro. Sul problema del verde concordo con Cinzio sulla gestione democratica del parco antistante il centro, ci mancherebbe! Ma mi risulta che a nessuno è mai stato vietato di entrare, anzi! E lo scorso anno più di un’iniziativa aperta alla cittadinanza (BioPavia, mercati a Km 0 e laboratori per bambini) è stata realizzata in quell’area verde, organizzata dalle associazioni, senza alcun intervento comunale, con successo e soddisfazione di tutti quelli che senza pregiudizio alcuno vi hanno partecipato. E chi pensate che tagli l’erba, poti le piante, non permette alla gente di parcheggiarvi e cerchi di tenere pulito e in ordine quel pubblico parco? Di certo non il Comune ma il solito gruppo di ragazzi, i cosiddetti Corsari. Smettiamola con i pregiudizi e le calunnie nei confronti di chi per anni ha dato vita e colore a quello spazio, facendo tutte quelle iniziative che a Pavia non possono più essere svolte perché non creano profitto e nessuno vi può lucrare.
venerdì 19
Domani il corteo per il Barattolo
PAVIA. Un corteo cittadino contro lo sfratto del Barattolo, ma anche un modo per coinvolgere la città e ribadire il problema degli spazi. Domani pomeriggio alle 15 dal piazzale della Stazione si snoderà per le strade del centro la manifestazione sintetizzata nei volantini con lo slogan: «Noi illegali loro delinquenti». I ragazzi del centro sociale sfileranno dalla stazione verso corso Cavour, diretti a palazzo Mezzabarba. Per poi tornare indietro e percorrere Strada Nuova in direzione di via dei Mille, in quella che per il momento è ancora la loro sede. Perché la manifestazione? Lo spiega Alessandro Cajani, che fa parte di una delle associazioni del Barattolo, i Corsari: «Innanzitutto vogliamo difendere uno spazio con dodici anni di storia - spiega - anche se ci definiscono come dei “privilegiati” abbiamo sempre offerto un servizio gratuito a tutta la città. Non c’è mai stato da parte nostra un uso privatistico della struttura, ma siamo sempre stati aperti alle altre associazioni, dal teatro al Gruppo di acquisto solidale. C’è un lungo elenco di realtà cittadine - aggiunge Cajani - La contraddittorietà sta nel fatto che ci contestano un uso privatistico del Barattolo ma anche di aver dato questi spazi ad associazioni non firmatarie della convenzione». La giunta ha deciso nelle scorse settimane di non rinnovare l’accordo, quindi da giugno il centro sociale Barattolo dovrà essere vuoto. Contro questa decisione sfileranno i ragazzi domani pomeriggio. «Ma critichiamo la giunta anche per le promesse fatte e non mantenute - spiega Cajani - per esempio c’era l’idea di usare i bagni pubblici per uno spazio dedicato ai giovani e invece ci faranno un parcheggio». Difende uno spazio cittadino è l’obiettivo del corteo. «Siamo partiti proprio da questa idea - aggiunge Cajani - quella di difendere uno spazio che negli anni ha dato la possibilità ai cittadini di confrontarsi sui problemi della città. Oggi questa è una voce che dà fastidio e non è questione di disturbo della quiete pubblica». (ma.br.)
Giovedì 18 febbraio
IL BARATTOLO Una città per i giovani ma il sindaco non ci sta Vorrei partire da un’affermazione del «nostro» sindaco Alessandro Cattaneo riguardo il Csa Barattolo: per l’attuale amministrazione i giovani che lo gestiscono sono dei privilegiati e quindi per ristabilire l’uguaglianza tra chi non fa e chi invece fa, è cosa buona e giusta azzerare tutto. Rispondo con il buon senso? Mi piacerebbe vivere in una città dove organizzare concerti, cicli di film d’essai, incontri di varie associazioni, cioè produrre cultura, non fosse vissuto come un privilegio ma una delle normali espressioni della vita civile, dove il compito della politica vissuta in positivo sia moltiplicare le occasioni di incontro culturale fuori dai circuiti commerciali e non averne paura perché non omologabili: non è la stessa cosa suonare in uno spazio «autonomo», come logica conclusione di un lavoro compiuto giorno per giorno, o in un locale commerciale, bar o discoteca che sia. Vorrei continuare ricordando a tutti le dichiarazioni d’intenti del «nostro» sindaco durante la campagna elettorale che, necessitando di una smarcatura dalla giunta Capitelli che, non diversamente, voleva chiudere quest’unico spazio di autonomia culturale, riconosceva un bisogno della città tutta, universitaria, storica, a vocazione turistica, eccetera, di aprirsi ai giovani con spazi dedicati, promettendo un clima di cooperazione, pluralismo, bla, bla, bla. In concreto cosa mette sul piatto, oltre ai finanziamenti erogati agli oratori? Qual è il progetto per i giovani del centro città, delle periferie, dell’università? Mi scuso ma mi sfugge. In realtà quali sono le vere ragioni? Dovete rispondere a qualche cittadino che vi chiede la sua chiusura perché sono brutti sporchi e cattivi? Un consiglio: non si misurerà il vostro buongoverno con qualche telecamera, qualche sgombero di poveracci o di giovani... Capitelli docet! Fate le vostre scelte per una città migliore su temi quali l’inquinamento, la cementificazione, il lavoro, questo è il compito!
Stefania Vilardo Insieme per Pavia
Mercoledì 17
PAVIA, BARATTOLO/1 Questi giovani non hanno rispettato le regole Leggo sulla Provincia Pavese di domenica 14, la lettera di Giovanni Giovannetti e rimango stupita, anzi addolorata. Di Giovanni (che conosco da 30 anni) ho sempre stimato il coraggio, l’intelligenza e l’onestà intellettuale. Ma la lettera pubblicata oggi non segue, secondo me, questi tre principi cardine ma si muove in una logica di conformismo che da Giovanni mai mi sarei aspettata. Avrei desiderato che i fatti (dico i fatti) fossero stati alla base delle sue considerazioni ma così non è stato. Infatti ciò che ha mosso i cittadini in questi anni non sono stati pregiudizi politici nei confronti del Barattolo ma elementi oggettivi: il degrado degli spazi e del verde (documentati da numerose foto) e l’inquinamento acustico accertato dall’Arpa nel 2006 e confermato dai rilievi effettuati la sera dell’ultimo concerto il 6 febbraio scorso. E’ quindi oggettivamente falsa la dichiarazione contenuta nella lettera di domenica che al Barattolo non si viola la normativa antirumore: la si viola eccome e l’Arpa l’ha di nuovo accertato. E ancora i fatti. L’Amministrazione comunale ha consentito sino ad oggi che il Barattolo continuasse le sue attività richiedendo solo di non fare musica, questo per rispetto della normativa anti rumore e per consentire una forma di civile convivenza con i cittadini residenti, un minimo di rispetto dunque. Quando è stato programmato l’ultimo concerto, il Comune ha offerto varie alternative tra cui Spazio Musica (per il cui utilizzo l’Amministrazione si sarebbe sobbarcato i costi), ma i Corsari hanno detto no e con un atteggiamento arrogante e prepotente, nel totale disprezzo dei disagi arrecati ai cittadini, hanno fatto il concerto al Barattolo violando le regole poste dal Comune oltre quelle di civile convivenza. Questi i fatti, Giovanni, e allora dimmi chi è il debole e chi il forte in questa situazione. Chi subisce e ha subito in questi anni? Chi ha infranto criteri di rispetto reciproco? Su questo e non su altro vorrei confronto e non conformismo. Emilia Benfante Pavia PAVIA,
BARATTOLO/2 I vicini protestano da anni E mai nessuno è intervenuto Con riferimento alla lettera firmata dal sig. Giovannetti, e più in particolare ai cenni dall’estensore della stessa riguardanti l’area comunale di via dei Mille n. 130 (impropriamente denominata Barattolo), come cittadino di Pavia ed anche come residente in Borgo Ticino via dei Mille n. 157, tengo a precisare ed a comunicare ai lettori quanto segue. La lettera, di evidente impostazione politica visti i contenuti in merito ai quali non intendo entrare, accomuna alcune considerazioni appunto politiche alla situazione di via dei Mille 130, tentando di confondere le idee ai lettori. In sintesi: molti residenti in Borgo Ticino, pertanto cittadini maggiormente coinvolti rispetto ad altri data la vicinanza dell’area alle rispettive abitazioni, da anni (precisamente 12!), hanno più volte auspicato l’osservanza delle comuni regole di convivenza, non ricevendo in tutta risposta dalle precedenti amministrazioni che si sono succedute dal 1997 al 2009 alcuna tutela. E’ assolutamente scorretto, sia nei miei confronti, anche se mi trovassi solo (cosa che non è), e di molti residenti, nonchè maldestra nei confronti dei lettori, il tentativo di strumentalizzare la questione portandola sul piano politico e non indicare che tutti, dicasi tutti, gli organi competenti hanno espresso parere di inidoneità dei locali per la maggior parte delle attività svolte nel corso di 12 anni. Il tutto è ovviamente agli atti. Personalmente sono certo che non sia un parere di pochi (attenzione, mi riferisco ai residenti, che sono cittadini e per di più a diretto contatto con i disagi), come il sig. Giovannetti lascia malevolmente intendere. Con ogni propabilità il Giovannetti è supportato da chi non è a conoscenza dei fatti, nè della situazione di illegalità svolta da alcuni fruitori della struttura... Diciamo che si tratta di cittadini che non sono obbligati a sopportare rumori di apparente somiglianza alla musica. E’ importante che si sappia che nell’area esiste una magnifico giardino con piante secolari che potrebbe essere aperto a tutta la cittadinanza. Credo sia il più nobile e democratico utilizzo dell’area e in questo senso mi impegnerò, anche come singolo cittadino, in quanto a me non serve raccogliere consensi «partitici», a promuovere un’idea. Cinzio Milanesi Pavia PAVIA, IL CASO La campana della carta danneggiata da dicembre Ai primi dello scorso dicembre, qui a Pavia, per un errore nello svuotamento e riposizionamento dei cassonetti della spazzatura all’incrocio tra via Manara e viale Sicilia, la campana della carta è rimasta gravemente danneggiata e quindi rimossa, ma non sostituita. Il 15 dicembre ho telefonato all’Asm e gentilmente mi è stato risposto che si sarebbe provveduto. Il 7 gennaio ho ritelefonato, solita risposta gentile: si sarebbe provveduto secondo l’ordine degli interventi. Ultima elefonata il 15 febbraio, la risposta non cambia. La mancata sostituzione di una campana della carta da due mesi e mezzo spinge a tre domande (nella speranza di ottenere non solo una gentile risposta ma anche un celere intervento): 1. Dobbiamo pensare che la storia della raccolta differenziata sia una bufala solenne? 2. Dobbiamo pensare alla assoluta inefficienza di un’ azienda incapace di sostituire una campana della carta in 75 giorni (finora)? 3. Dobbiamo sospettare che si pensi di riportare tale incombenza nell’ambito delle attività della Protezione Civile (se non interventi di emergenza almeno organizzazione di grandi nonché piccoli eventi)? Fernando Rotondo Pavia
Martedì 16
Non solo il Barattolo
Pierangela Fiorani / p.fiorani@laprovincia / pavese.it
Caro direttore, sento il bisogno di fare alcune considerazioni anche dopo l’ultima lettera del signor Giovanni Giovannetti. Prima di tutto, è singolare scoprire che Pavia è il crocevia di attività fortemente illegali, dalla mafia alla camorra e al narcotraffico. Ancor più singolare è poi sapere che il tutto avviene con la connivenza di chi è deputato a controllare e reprimere questi loschi traffici «ignorati persino dalla locale Procura», come Giovannetti dice. Sento peò il bisogno di segnalare che Pavia ai giovani non offre «solo» il Barattolo. A Pavia esistono ad esempio circa 300 associazioni di volontariato iscritte alla Consulta Pavese. Il problema principale per tutti è la carenza di volontari, soprattutto di giovani. Allora mi permetto di dare un consiglio a tutti coloro che, senza il Barattolo, si sentiranno persi. Rivolgetevi alla Consulta del Volontariato (la sede è proprio di fronte al Barattolo) e chiedete l’elenco delle associazioni. Ci sono tante persone a Pavia che hanno bisogno di aiuto, di assistenza, di amicizia. Per esempio l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla che conosco bene e che mi sta particolarmente a cuore, ha tre posti per «volontari in servizio civile» e ogni anno si fa molta fatica a coprirli: forse molti giovani neanche conoscono queste realtà o, se le conoscono, non prendono neppure in considerazione il fatto di mettere a disposizione degli altri, gratis o per scarso guadagno, un po’ del loro tempo e dei loro talenti. E allora perchè non darsi da fare per promuovere una «cultura della solidarietà»? Basta accusare, è ora di darsi da fare senza aspettare che altri facciano qualcosa al nostro posto. Tutte le associazioni attendono fiduciose. Marco Sacchi Pavia Prendo spunto dalla seconda parte della lettera del nostro lettore che con molta partecipazione segnala la forte necessità di nuovi giovani «arruolati» nelle associazione di volontariato. Sono tante. Sono davvero una grande realtà ramificata in città e nell’intera provincia. Tutti aiutano davvero tante persone in molti modi. Il nostro giornale anche quest’anno ha rilanciato l’iniziativa «Vota l’associazione più amata» che, oltre ad essere un bel gioco, una bella competizione che mobilita migliaia di simpatizzanti per l’una o l’altra realtà solidale, è un modo per far emergere e poter raccontare il più possibile ciò che si muove nell’immenso e mai abbastanza valorizzato mondo del volontariato. Venerdì sera al teatro di San Martino festeggeremo le associazioni che sono state segnalate con più tagliandi. Sarà un momento di ulteriore conoscenza per tutti coloro che vorranno esserci.
Lunedì 15
Cattaneo, il sindaco giovane vuole una città chiusa Il sindaco Cattaneo vuole chiudere un luogo di ritrovo per i giovani? Dopo il taglio alle linee degli autobus urbani (soprattutto quelli serali) è l’ennesima dimostrazione che vuole una città chiusa su sé stessa e soprattutto chiusa ai giovani. Una città dove i giovani vadano a scuola, e basta, e dove gli studenti universitari vadano a lezione, paghino gli affitti delle case dei pavesi e non si divertano. Anzi, divertirsi possono, ma nei locali dell’assessore Antonio Bobbio Pallavicini, e non in luoghi pubblici come il Barattolo. Ci sentiamo pertanto in dovere di difendere il diritto degli giovani pavesi ad avere un luogo di aggregazione comune e pubblico, nel quale si possano divertire e contemporaneamente possano proporre a tutta la cittadinanza iniziative culturali innovative e accattivanti. Probabilmente una riflessione sulla questione della scarsa vivibilità della zona deve essere affrontata dal sindaco, ma attraverso un tavolo di confronto che sappia concertare i differenti interessi dei giovani, delle associazioni e dei residenti. Tale comportamento evidenzia l’ulteriore dimostrazione del fatto che questa giunta preferisce nascondere i problemi invece di affrontarli. Noi, giovani democratici, a questa giunta guidata da un sindaco giovane eppure così distante dai giovani della propria città (o almeno da quelli non ritenuti di serie A), vogliamo opporci con forza. I giovani del Pd Pavia
Domenica 14
La Cgil: «Il caso Barattolo preciso segnale della giunta»
PAVIA. Il Barattolo continua a far discutere in città, con posizioni favorevoli e contrarie alle decisioni della giunta comunale. «Il Barattolo sarà riconsegnato ai pavesi, e non gestito da una certa Pavia bene che usufruisce di una risorsa comune a spese dei contribuenti». A parlare è Matteo Mognaschi, capogruppo di Lega Nord in consiglio comunale al Mezzabarba. Mognaschi segue la questione Barattolo dal 2005, quand’era vice presidente del comitato di quartiere Pavia Storica, e il riferimento è ai Corsari. Concorde con la scelta dell’amministrazione di revocare la convenzione, Mognaschi pensa alle proposte da sottoporre all’assessore Rodolfo Faldini: «Penso che Faldini abbia gestito ottimamente la situazione Barattolo, mentre i Corsari hanno sprecato alcune occasioni buone di dialogo. Dopo quasi 15 anni il Barattolo può tornare a essere a uso di tutti: in particolare penso alle associazioni giovanili studentesche e universitarie che non hanno risorse, ma anche alle associazioni di volontariato che potrebbero trovare qui un punto di riferimento. La revoca della convenzione porta a un rinnovo della città in linea con le scelte dell’amministrazione». Dalla Cgil, invece, arriva piena solidarietà al Centro Sociale Barattolo, che da giugno verrà chiuso. «La giunta proprio affrontando la questione del Barattolo ha voluto dare il segno della svolta - scrivono dalla Camera del Lavoro -. Era uno degli obiettivi, con quello della “tabula rasa” delle contraddizioni sociali che toccano ogni città benestante, arrivando a gestire nell’arco di pochi mesi decine di sfratti per morosità, emarginando sempre più le fasce deboli della società, le quali riceveranno, quando va bene, solo elemosine una tantum, ma mai progetti di affrancamento». I rapporti tra Cgil e Barattolo sono nati al Social Forum di Genova: «Abbiamo conosciuto quei giovani ed è stato importante anche per noi, perché la cultura del lavoro e della solidarietà si incontrava con quella rappresentata della critica radicale al sistema di ingiustizie che governa il mondo. La città di Pavia non ha un centro di aggregazione per i giovani, se si eccettua appunto Il Barattolo; di sera solo qualche bar aperto, pochi cinema, strade deserte e un po’ di desolazione, nonostante la città universitaria abbia portato da noi molti ragazzi e ragazze. Questa idea di città va ridiscussa perché non rispondente a nessuna delle città, anche di piccole dimensioni, che annoverano Università, Istituti scolastici, tanti giovani, molti anziani, donne e lavoratori». (a.gh., c.pel.)
IL BARATTOLO Pavia che non sente le mafie e si scaglia sui più deboli Aumenti, iperspeculazioni immobiliari e finanziarie, contiguità con chi ricicla il denaro sporco, mancato rispetto delle regole da parte della pubblica amministrazione... Pavia città pulita da mafie e malaffare? Nell’agenda di Alessandro Cattaneo e Gianmarco Centinaio questi argomenti stentano a farsi largo. Sembra pagare di più la demagogia: no, Pavia pulita da zingari, poveri, giovani e chiunque riproponga intendimenti più sobri su vita e consumi: princìpi che lo stesso papa Benedetto XVI ci invita a perseguire, ma se la pratica del consumo consapevole passa dal centro sociale autogestito «Barattolo», allora non va più bene, e questi temerari amministratori deboli con i forti e forti con i deboli ora lo vogliono chiudere, con atto d’imperio e buttando la chiave. A Fossarmato, la porta murata di un centro che si dice di accoglienza è la metafora di una città che guarda ai danarosi e ai faccendieri, la tranquilla capitale nazionale dei vorticosi movimenti di denaro e degli sportelli bancari (a Pavia se ne contano 62, uno ogni 1.130 abitanti!), nonostante l’assenza di attività produttive; il capoluogo di un territorio sul quale abbondano rifiuti inquinanti e radioattivi nocivi per la salute; la punta avanzata della monnezza-connection, segnalata nella moltitudine di inchieste milanesi torinesi veronesi calabresi spezzine livornesi astigiane genovesi e mai pavesi, inchieste che incrociano a Pavia. Secondo il procuratore distrettuale antimafia Ferdinando Pomarici, questi sono chiari indicatori della penetrazione mafiosa, insieme al frequente cambio di proprietà degli esercizi commerciali e allo spaccio di «speed» e coca, sempre più palpabile sia in centro che in periferia. Segnali tuttavia ignorati dalla locale Procura e dall’amministrazione comunale, che invece focalizza su zingari e giovani e altri poveracci da spennare abolendo le fasce di esenzione per mense e asili. Allora sotto con il «Barattolo», anche se non spacciano, non rubano, non ricilano denaro sporco ma producono cultura rispettando la normativa antirumore. L’attività culturale e ricreativa del «Barattolo» è tra le poche alternative serali, economiche e di qualità, in una città che ai giovani offre quasi niente: niente cinema, niente spazi, niente di niente. E infatti al Centro sociale del Borgo ci vanno un po’ tutti. Sarà, ma anche tra gli abitanti del Borgo Ticino c’è chi li difende, in aperta polemica con altri residenti che invece vorrebbero vedere «restituire il lascito Negri ai cittadini» (e questi giovani che sono, se non cittadini?). Altro che avversarli. L’amministrazione dovrebbe promuoverne di analoghi, chiavi in mano, in centro e nei quartieri: i luoghi dell’incontro e del dialogo a volte non facile tra pubblica amministrazione e realtà giovanili, rapporto che oggi sfuma tra le nebbie di anonime periferie slegate dal centro cittadino, periferie che nella migliore delle ipotesi consegnano i nostri ragazzi ai consumi costosi nei bar e nei pub, il regno delle slot machines (Pavia ne conta una ogni 55 abitanti, più del triplo della media nazionale). Non è un caso se il rapporto 2003 della commissione antimafia rileva che «a Pavia il controllo criminale del territorio non segue la via del “pizzo” ma quella del videopoker». Al Barattolo non si incontrano slot machines: che sia questo il problema? Giovanni Giovannetti Pavia
Giovedì 11
«Così si perde un servizio per la città»
PAVIA. Regole non rispettate? I ragazzi del Barattolo lo ammettono. Però ribadiscono la loro posizione: «Avevano chiesto di rivedere il regolamento perché non è compatibile con attività giovanili». Per il momento resta tutto come prima, almeno fino a giugno di spostamenti non ce ne saranno. «Però la città e soprattutto i giovani rischiano di perdere tante attività». A decisione ormai presa, resta l’ipotesi del collegio arbitrale. «Vedremo, noi sappiamo di aver violato delle regole - spiega Alessandro Cajani - ma avevamo chiesto di rivedere questo regolamento, a partire dagli orari a quello sulla somministrazione di cibo e bevande. E’ vero che sono regole che dipendono dallo scarso coraggio della giunta precedente, ma si sono rifiutati di ascoltarci». Prima del 2002 (anno del regolamento) panini e bibite si potevano vendere perché le attività erano per gli associati, con tessera. Ora non più. Contro la decisione della giunta sabato 20 sarà organizzata una manifestazione. «A Pavia quello degli spazi è un problema reale - sottolinea Lorenzo Spairani - le associazioni hanno difficoltà a trovare posti in cui incontrarsi». E il Barattolo martedì sera ha ospitato il comitato cittadino contro il processo breve e ieri sera gli oltre 70 rappresentanti delle associazioni che compongono «Pavia città aperta». Alternative ai locali di via dei Mille? «Contiamo che questo spazio rimanga alla città, che sia aperto a tutti e quindi anche a noi - spiega Lorenzo Spairani - e speriamo anche che tornino sui loro passi». Emanuele Barosselli, ferroviere impegnato nella Cgil sottolinea cosa si rischia di perdere. «Siamo qui da dodici anni e funzioniamo. Dimostreremo con i fatti che non siamo cinquanta persone. Ospitiamo tante associazioni. Il Gas è nato al Barattolo e coinvolge 150 famiglie - spiega Emanuele - Poi c’è la ciclofficina: non c’è niente di simile in città». Poi c’è il cineforum. «I cinema continuano a chiudere e noi offriamo sempre un servizio gratuito - aggiunge Emanuele -. Non dimentichiamo l’opportunità per le band emergenti: non avrebbero altri posti in cui esibirsi». (ma.br.)
Mercoledì 10
LE TAPPE
PAVIA. Oggi la convenzione è firmata da cinque associazioni: Babele che organizza attività per i minori usa i locali di giorno, Corsari, Pavia in serie a, Gnu funk e Ciclopi li usano la sera. La fondazione. Il Barattolo è stato fondato dai Corsari 12 anni fa. Inizialmente era un collettivo all’interno del progetto «Quartiere sociale», concentrato sulla riqualificazione delle aree dismesse. La convenzione. Il Barattolo si è costituito associazione per firmare la convenzione con il Comune per utilizzare il capannone in via dei Mille. Il regolamento è stato firmato tra il 2000 e il 2001, quando l’assessore di riferimento era Francesco Adenti. L’ultimo rinnovo. Nel 2008 la convenzione è stata rinnocata sulla base del precedente regolamento. Ed è stata formalizzata la presenza delle altre associazioni, oltre ai Corsari, all’interno del Barattolo. Scadrà a giugno e non sarà rinnovata. Ieri la decisione del Comune di recedere parzialmente, senza «toccare» Babele.
Barattolo, si chiude
Rottura definitiva dopo il concerto vietato
Marianna Bruschi
PAVIA. Il Comune ha deciso: da giugno le associazioni dovranno lasciare il Barattolo. Non tutte, Babele, che svolge attività pomeridiane per bambini e adolescenti, potrà restare. Gli altri no. E «gli altri» sono i promotori del concerto di sabato sera, che ha rappresentato la rottura del dialogo. Dal Comune era arrivato il divieto ai concerti a luglio, ribadito per quello di sabato. «Non hanno rispetatto le regole», spiega l’assessore Faldini. Ora si cambia. Tra le associazioni (Corsari, Gnu Funk, Ciclopi e Pavia inserie A) e il Comune c’era una convenzione per usare i locali di via dei Mille. La giunta ieri ha deciso di porvi fine. Era già in discussione, ancora di più dopo il concerto, vietato, di sabato. «Non è un luogo adatto ai concerti - spiega l’assessore alle politiche giovanili, Rodolfo Faldini - lo ha detto anche l’Arpa, nonostante l’insonorizzazione». «Le regole vanno rispettate - dice il sindaco Alessandro Cattaneo - Questi ragazzi sono dei privilegiati: sono una cinquantina e hanno questi spazi, a fronte di oltre 30mila giovani in tutta la città. Questa decisione comunque non significa voler togliere il Barattolo ai giovani». La rottura definitiva si è consumata in due giorni. Venerdì il divieto al concerto per il concorso delle band giovanili e la proposta di farlo al Nirvana o a Spaziomusica a spese del Comune. Sabato il divieto non rispettato. «Quando, dopo cinque mesi, abbiamo organizzato il concerto e ci siamo rifiutati di annullarlo o spostarlo al Nirvana, locale dell’assessore Bobbio Pallavicini, hanno deciso di cacciarci», scrivono i ragazzi del Barattolo in un comunicato, che invita a una manifestazione «in difesa degli spazi sociali e contro la politica della giunta» sabato 20 febbraio. «Avevamo chiesto di rivedere il regolamento inadeguato per una struttura per iniziative giovanili - aggiungono - come risposta ci hanno intimato di non fare più musica». Cosa succederà adesso? Il Comune tramite i suoi legali comunicherà la decisione alle associazioni. Che potranno rivolgersi a un collegio arbitrale per opporsi. Venuta meno la convenzione le associazioni devono «riconsegnare il bene come lo hanno ricevuto», si legge nel testo. Non ci saranno vigili a sbararre l’ingresso, ma a giugno il Barattolo dovrà essere vuoto. «Non possiamo scendere a patti e non possiamo cedere al ricatto - dice Faldini - vogliamo creare spazi che possano essere frequentati e che siano idonei ad attività tollerate dai residenti». In questi mesi sono stati avviati contatti con il ministero della gioventù per un bando che permette di costruire capannoni attrezzati per la musica e le attività giovanili. «Vogliamo dare spazio a tutti - aggiunge Faldini - anche ai Corsari (promotori del concerto, ndr) ma serve tempo».
Centinaio: «Bene, l avevamo promesso agli elettori»
PAVIA. La chiusura del Barattolo era uno dei punti caldi della campagna elettorale dell’attuale amministrazione. Una promessa. In particolare della Lega. Che non nasconde una certa soddisfazione. «Dopo dodici anni che i Corsari infrangono la legge finalmente il Comune ha preso una decisione», dice Gian Marco Centinaio, vice sindaco e assessore. «Lo dico non solo come assessore, come esponente della Lega e come vice sindaco - sottolinea - ma soprattutto come cittadino che per anni ha denunciato all’opinione pubblica questa situazione». «Ai miei elettori in campagna elettorale avevo promesso che lo avremmo chiuso - aggiunge Centinaio - E poi se la sono voluta loro: il Comune gli aveva teso la mano, aveva dato una possibilità, ma loro hanno rinunciato». La giunta di ieri pomeriggio, secondo il vice sindaco che non era presente per altri impegni, come ha spiegato, «ha preso una decisione che serviva da tempo». «E’ successo quello che, come Lega, avevamo detto - spiega il vice sindaco - c’era un accordo tra i Corsari e l’assessore Faldini per rispettare delle regole, ma non è andata così».
Genova: «Si perde un centro di aggregazione positivo»
PAVIA. Solidarietà al Barattolo. Da parte della Federazione della sinistra pavese. «Per noi, come abbiamo sempre detto, il Barattolo è un bene prezioso per la città e anzi auspichiamo un aumento dei centri sociali per giovani, lavoratori, pensionati, centri di aggregazione che siano fuori dalla opprimente logica del mercato e del profitto. In tutto ciò è in gioco l’agibilità democratica della nostra città sempre più limitata dai sindaci-sceriffo». Parole firmate da Pablo Genova, segretario cittadino Prc Pavia (Patrito della rifondazione comunista) e Aldo Scarioni, segretario cittadino Pdci Pavia (Partito dei comunisti italiani). Solidarietà espressa anche con ironia in una lettera, firmata sempre da Genova e Scarioni, che immagina una città piena di possibilità per i giovani. Uno scenario però solo immaginario: «Cosa ci cambia un centro sociale in meno, in una città così ricca di occasioni di aggregazione, specie per i più giovani? Siamo certi che la cittadinanza intera, oltraggiata nella propria dignità dai trasgressivi concerti al Barattolo, non potrà che ringraziare l’amministrazione per aver posto fine a tali intollerabili abusi».
Barattolo, si chiude. Il Comune manda lo sfratto
PAVIA. Da giugno le associazioni dovranno lasciare il Barattolo. Tutte tranne Babele che svolge attività pomeridiane per bambini e adolescenti. Lo ha deciso ieri la giunta di Cattaneo. La rottura definita dopo il concerto di sabato sera: era stato vietato ma si è tenuto lo stesso. A pagina 15
Martedì 9
Musica nonostante la diffida In giunta il caso Barattolo
PAVIA. Concerto perfettamente riuscito al Barattolo sabato sera: tanti partecipanti, niente frizioni con i vigili che, dopo aver parlato con gli organizzatori, hanno ritirato i fogli con i nominativi dei 70 organizzatori dell’evento e ne sono andati senza interromperlo. Ma il concerto era pur sempre vietato, e l’amministrazione aveva inviato una formale diffida minacciando la sospensione della convenzione. Se ne parlerà stamattina in giunta. «Siamo soddisfatti - spiega Alessandro Cajani, dei Corsari, il collettivo che insieme ad altre quattro associazioni gestisce lo spazio di via dei Mille -, sono venuti tanti a sostenerci e con i vigili c’è stato un buon dialogo. Abbiamo dimostrato che la struttura è idonea ai concerti, fuori non si sentiva nulla e abbiamo dovuto far aprire le porte per far sentire che la musica era iniziata». Ma la vicenda non finisce qui. Cosa accadrà al centro sociale autogestito nato 12 anni fa? L’assessore all’istruzione e politiche giovanili Rodolfo Faldini spiega: «In giunta visioneremo il verbale dei vigili urbani e le eventuali segnalazioni della questura. E valuteremo quali provvedimenti adottare: per il momento possiamo solo constatare l’atteggiamento nei confronti di una diffida formale». Il Comune contesta la decisione di svolgere un concerto senza autorizzazione, senza licenza di pubblico spettacolo, «in oltraggio alla convenzione sottoscritta dai gestori del Barattolo che, dopo i rilievi dell’Arpa del 2006, imponeva lo stop ai concerti in quanto la struttura, nonostante l’insonorizzazione, non era idonea ad arginare l’impatto dei decibel». E continua: «Le infrazioni sono palesi, già nella diffida si parlava di recesso dalla convenzione. Ora la giunta farà le sue riflessioni e arriverà il provvedimento formale. Non vogliamo censurare le associazioni, ma occorre rispettare le regole che ci si dà». (a.gh.)
Mercoledì 27 gennaio
PAVIA, I CONCERTI Non fate musica al Barattolo Altra protesta in Borgo Leggiamo sulla Provincia del 25 gennaio delle iniziative sul «Manifesto della musica libera» al Barattolo e della «minaccia» di ricominciare con i concerti nella struttura comunale dei via dei Mille 130. Ricordiamo che l’Arpa, nell’accertare l’inquinamento acustico dei concerti al Barattolo, ha giudicato l’edificio completamente inidoneo per lo svolgimento di attività musicali. Sempre sulla Provincia leggiamo anche le dichiarazioni dell’assessore Faldini sul divieto di fare musica al Barattolo! Finalmente l’Amministrazione comunale è attenta al rispetto della legalità e dei cittadini. La vicenda del Barattolo è cosa nota in città ma vale la pena ricordare alcuni episodi. L’Arpa chiamata dai residenti accertò l’inquinamento acustico proveniente dall’attività musicale del Barattolo e ingiunse all’Amministrazione comunale, proprietaria dell’edificio di via dei Mille 130, di farla cessare. Per anni il provvedimento dell’Arpa, notificato al Comune nel 2006, rimase lettera morta e i concerti, nonostante le denunce e le diffide dei cittadini, continuarono con grave disagio per i residenti. Per «musica al Barattolo» si intendono ondate ossessive di frastuono sparato a 120/140 decibel nel cuore della notte in un luogo dove le case dei residenti distano a non più di 50 metri dalla fonte di rumore. Ricordiamo che quando una qualsiasi persona intende aprire un locale dove si faccia musica (dal vivo o con strumentazione ad alto volume), deve rispettare tutta la normativa sull’inquinamento acustico e individuare la sede in un’area idonea in base alla zonizzazione acustica del comune. Perché questo non deve avvenire per il Barattolo? L’attività che lì si svolge si è forse al di sopra e al di fuori della legalità? Emilia Benfante Ettore Brusotti Silvana Debiaggi e Cinzio Milanesi per il Comitato residenti di Borgo Ticino
Lunedì 25 gennaio
Barattolo-Comune ai ferri corti
Marianna Bruschi
PAVIA. Niente musica al Barattolo. Così da settembre su decisione del Comune. Ma i ragazzi del centro sociale sono pronti al «Concorso sconcertante» che ha già cinque anni di storia. Ma se infrangeranno il divieto sembra essere a rischio il rinnovo della convenzione. I ragazzi del Barattolo hanno preparato un «Manifesto della musica libera» a cui hanno già aderito 64 band. «Per i musicisti in erba ci sono pochissime opportunità di esibirsi dal vivo - spiegano - e da quasi 12 anni il Barattolo ha organizzato e gestito una fervente attività musicale». I concerti sono anche un modo per autofinanziarsi. E da quando a settembre il Comune ha vietato la musica, la voce «bilancio» è diventata ancora di più un problema. «Il Comune aveva detto che avrebbero messo a disposizione altri spazi - spiegano dal Barattolo - ma non è stato così. La nostra risposta è di riprendere la programmazione musicale partendo dal nostro concorso che offre la possibilità ai gruppi di esibirsi e farsi conoscere». Prima data il 6 febbraio con la presentazione del concorso «Sconcertante» e poi quattro serate con le esibizioni delle band in gara, e il finale. Il «però» di questa decisione è che così si andrà contro il divieto del Comune. «Noi abbiamo dato un’indicazione precisa - spiega l’assessore Rodolfo Faldini, che ha la delega alle politiche giovanili - basta musica. Quello che verrà deciso a giugno sulla convenzione dipenderà anche da come sarà il confronto in questi mesi». Insomma, se si va contro il divieto, il rinnovo della convenzione - che già adesso ai ragazzi e alle associazioni che hanno sede al Barattolo sembra lontana - sarà più difficile. «Prima di arrivare a una decisione così definitiva però - precisa Faldini - voglio verificare eventuali richieste dello spazio, se esistono altri progetti. Non ho preclusioni su dialogo e confronto, purché sia fatto con correttezza, e devo dire che fino a questo momento c’è stato il rispetto sull’indicazione che abbiamo dato per quanto riguarda la musica». Un divieto indipendente da quello già fissato dalla convenzione che regola gli orari di chiusura (non oltre la mezzanotte). Sempre a settembre tra le possibili alternative come spazio da dedicare alla musica si era parlato di un centro di aggregazione giovanile al Cravino. «Su questo non siamo riusciti a trovare un accordo con il privato - spiega Faldini - ma abbiamo un paio di progetti per far fare musica ai ragazzi che stiamo valutando».
strana chicca del 3 gennaio
Marciapiedi con le buche
PAVIA. Marciapiedi a gruviera. Non solo per la neve. Arrivano dai lettori alcune segnalazioni. La prima riguarda un marciapiede in viale Gorizia, «in particolare il tratto sinistro della prima parte del viale, venendo da corso Garibaldi verso via Scopoli». Anni fa, ricorda il lettore, «il marciapiede era stato rotto per permettere lavori di adeguamento della rete fognaria. Al termine era stato posto uno strato di cemento “ a rattoppo” del canale scavato per i lavori. ed il famoso rattoppo tale è rimasto». Il marciapiede è ancora un susseguirsi di avvallamenti e gobbe, particolarmente pericolose per chi cammina. «Il pericolo riguarda soprattutto le persone anziane - fa notare il lettore -. Mia madre, ottantenne, ha timore di uscire di casa e di inciampare e così la pensano anche altri vicini. Io stesso, che ho 40 anni, devo stare ben attento a dove metto i piedi, specie la sera, quando l’illuminazione del viale è talmente velata dagli alberi, che rende quasi impossibile vedere il marciapiede». Non si presenta meglio un altro tratto di marciapiede, trasformato di recente in pista ciclabile. Lo segnala un altro lettore. «Si tratta del tratto che dai portici arriva fino a via Vanzini per circa duecento metri - scrive il residente nella sua e-mail - Tranne un cartello non vi è segnaletica orizzontale che la individui come pista ciclabile. Inoltre il marciapiede è un immondezzaio, con rifiuti di vario tipo, vetri e bisogni lasciati dai cani, che richiedono una capacità di fare lo slalom anche senza la bicicletta. Ora che non c’è più il Barattolo, non c’è neanche più la possibilità di dare la colpa a loro». Resta il fatto che quasi nessuno si avventura in bici sul marciapiede e finisce per pedalare nella trafficatissima via Dei Mille. (m.g.p.)
Data: 07-02-2010 Autore: CSA Barattolo |
Cronistoria Rapporti Comune-CSAUna storia dei rapporti col comune per tutti coloro che ce l'hanno chiesto.
1997-2006
Il Barattolo nasce dall'iniziativa del collettivo Co.r.s.a.ri. come tappa del loro progetto per un Quartiere Sociale (ancora oggi reperibile sul sito). Era l'autunno del 1997 e in comune c'era la prima giunta albergati. Lo spazio era stato ristrutturato qualche tempo prima con i fondi della regione o dell'Unione Europea per farne un centro giovanile. Ai tempi in cui sono entrati i corsari era vuoto e inutilizzto, fatto salvo un personaggio che faceva plastici della tangenziale. L'assessore di riferimento era Eligio Gatti.
Un anno dopo la nascita i Co.r.s.a.ri, dopo una lunga, e non indolore, discussione interna diventano associazione cooperante col comune (sì lo sappiamo…fa un po' ridere la denominazione), condizione per poter stipulare una convenzione ed avere in gestione lo spazio. Nel frattempo conviviamo per un annetto con Pietro Ferrari e la sua associazione Aiutiamoli (divenuta poi Aiutiamoci..) che, dopo alcune mire espansionistiche, ottiene altri spazi e lascia il Barattolo.
A differenza di quanto sostenuto dall'amministrazione, ci vorrà molto più tempo del previsto per arrivare al traguardo della convenzione, perchè di fronte alle obiezioni dell'opposizione e alle diffidenze interne alla stessa maggioranza di centro-sinistra per le posizioni critiche molto spesso assunte dai corsari, manca il coraggio e la volontà di portare la discussione in consiglio comunale, passo reso necessario dalla mancanza di un regolamento di utilizzo della struttura che ci dicevano essenziale per poter stipulare la convenzione, in parte credo motivato dalla volontà di non dare l'impressione di lasciare ai corsari carta bianca. Nel frattempo la questione è passata nelle mani del nuovo assessore alle politiche giovanili Francesco Adenti.
In quel periodo accettiamo a malincuore (non avendo alcuna garanzia di poter rientrare) di sospendere le attività per diversi mesi per permettere i lavori strutturali di insonorizzazione delle mura e del soffitto, oltre che l'installazione delle porte anti-incendio. E' un periodo abbastanza teso in cui facciamo anche qualche capatina in consiglio con azioni simboliche (le “magliette bianche” per gli spazi sociali, cugine delle “tute bianche” dei disobbedienti). Dopo un mese dalla riapertura il Barattolo brucia a causa di un attentato incendiario di matrice neofascista. Appena predisposto il dissequestro i corsari, in modo del tutto autonomo e nonostante il parere contrario dell'amministrazione, incominciano a rimettere a posto la struttura pulendo la fuliggine che aveva completamente coperto ogni angolo dello spazio, ripiastrellando le parti di pavimento rotte e ridipingendo completamente la struttura. A cose fatte questo ha permesso all'amministrazione di risparmiare diverse (forse decine ma non vorrei esagerare) migliaia di euro rispetto al preventivo iniziale (forse andrebbe ricordato più spesso). Alla fine per illuminazione fuori e sistema d'allarme hanno speso circa 3.000 euro, anche se ne hanno fatti comparire 14.000...
E' il 2002 e in quell'anno finalmente viene portata in consiglio la questione del regolamento: il risultato è frutto di un compromesso tra maggioranza e opposizione (ma forse sarebbe maglio dire interno alla maggioranza perchè i numeri ci sarebbero pure stati). Viene formalizzato l'affitto di 2200 e qualcosa euro all'anno (che sembrerà poco ma ricordate che siamo tutti volontari, che teniamo prezzi bassi e ingressi a offerta per ovvie finalità sociali ecc.). Viene fissato un orario rigido di chiusura (non al pubblico, a tutti, noi compresi) alla mezzanotte (anche nei week-end), viene stabilito l'obbligo di non servire bevande e cibi ai frequentatori (cosa che invece prima potevamo fare, a norma di legge, facendo associare le persone che partecipavano agli eventi organizzati). Per darvi l'idea dell'assurdità che ha condotto alla stesura di questo documento: nel regolamento c'è scritto esplicitamente che non è possibile stabilire la sede dell'associazione al barattolo (perchè?) ma, è stata inserita (su proposta di Adavastro, allora segretario dei ds, e del consigliere Marchitelli) come grande conquista la possibilità di mettere il nome dell'associazione sulla cassetta delle lettere. Questo regolamento, salvo forse qualche minima modifica (di cui però non ho memoria) è lo stesso in vigore oggi ed è la prima causa delle violazioni che noi siamo obbligati a fare per svolgere effettivamente quelle attività rivolte ai giovani che costituiscono la finalità (secondo lascito) del locale. La convenzione iniziale, oltre ad essere subordinata ai limiti fissati dal regolamento, li inaspriva ulteriormente dal momento che non ci riconosceva una gestione completa dello spazio ma fissava tempi assai ristetti (se non ricordo male i pomeriggi infrasettimanali e pomeriggio più sera nel week end) e poneva la condizione che gli eventi fossero destinati "ai soli soci".
Segue un periodo sostanzialmente calmo in cui gli screzi col comune non arrivano mai a mettere a repentaglio la sopravvivenza stessa del posto (fatta salva una volta in cui abbiamo dovuto nascondere le porte per evitare che l'operaio cambiasse le chiavi…ma era più una risposta divertente che altro) anche in virtù della forza che in quel periodo hanno i movimenti e del ruolo che il Barattolo si è ritagliato al loro interno.
2006-2008
Negli anni successivi passiamo sotto Bengiovanni, Fantoni con una breve parentesi sotto la Capitelli che, dopo poco, si stufa rifiutandosi di incontrarci a più riprese (date le critiche che le avevamo mosso, non solo sulla "questione Barattolo") La convenzione (che fino allora era di durata annuale) è scaduta da diverso tempo e noi siamo tornati ad essere abusivi. Intanto è nato il comitato dei residenti borgo (che dovrebbe in realtà chiamarsi "comitato di 4 tra i residenti del borgo" come dimostrano le firme nelle lettere che continuano a mandare) e con Fantoni ci si decide di affrontare il problema delle regole che non rispettavamo cercando di individuare delle soluzioni. Per mettere a tacere i 4 vicini ,che si fanno forza di una rilevazione arpa del 2006 (che si sono sempre rifiutati di farci vedere) acconsentiamo ancora una volta, nonostante i vigili non avessero mai riscontrato violazione dei limiti acustici (sfido chiunque a trovare anche solo un verbale in cui dicano il contrario), a sospendere le attività per fare ulteriori lavori di insonorizzazione (cambio dei pannelli isolanti sul soffitto e frangirumore sulle finestre) che abbassano di molto l’impatto acustico della musica rendendolo di fatto NULLO dalla strada. L'assessore pensa inizialmente di poter migliorare la situazione solo modificando la convenzione (mentre noi dicevamo da anni che era il regolamento prima di tutto a dover essere cambiato) ma dopo un certo periodo anche Fantoni conviene che senza cambiare regolamento il resto non ha molto senso. Tuttavia per cambiare il regolamento si doveva passare per il consiglio comunale ed era chiaro che non c'era la volontà politica da parte del resto della giunta, sindaco in testa. Poco dopo i problemi interni alla giunta nei rapporti con rifondazione inducono Fantoni alle dimissioni e lo sostituisce la Nizzoli. Con lei non si parla nemmeno di regolamento e ci si pone il problema di rispondere alle crescenti critiche sul nostro uso abusivo della struttura stipulando la convenzione il prima possibile. In questa convenzione ci sono alcuni elementi nuovi, viene riconosciuto formalmente per la prima volta la presenza di altri gruppi che già partecipavano alla gestione dello spazio (gnufunk, ciclofficina popolare, Pisa) e si inserisce Babele stabilendo una distinzione nei tempi di gestione per cui Babele ha tutto i giorni fino alle 19.00 (o un'orario del genere, scusate non ce l'ho sottomano) e le altre associazioni gestiscono il posto nelle fasce orarie successive (senza riferimenti ad ulteriori spartizioni tra di esse). I tempi brevi imposti dall'amministrazione dopo l'elaborazione della bozza definitiva, avevano bloccato l'idea di inserire anche il Gruppo di acquisto solidale, che avrebbe avuto bisogno di un mese per elaborare un progetto esplicitamente rivolto ai giovani da inserire nel "progetto Barattolo" a cui aderivano le altre 4 associazioni. Altre novità: viene eliminato il vincolo a fare iniziative "solo per i soci" e si prolunga la durata di due anni. Si introduce (o si conferma, potrei anche sbagliarmi) l’obbligo di annunciare con 15 giorni d’anticipo (pena possibilità di rescissione immediata della convenzione) le attività. Una misura volta a permettere il controllo (e la possibilità di intervenire ponendo veti) sulle attività svolte all’interno.
Ora immagino la domanda: “se non eravate d’accordo e sapevate di non poterle rispettare perché avete sottoscritto tali norme?” Semplice, perché se non l’avessimo fatto ci saremmo trovati ad essere totalmente abusivi e senza nemmeno uno straccio di garanzia, ci saremmo cioè trovati nella situazione in cui siamo oggi (con la convenzione annullata dal comune) già dai primi giorni della nuova giunta, se non (molto probabilmente) da ancora prima…
2009 in poi…
Veniamo così al capitolo rapporti con la giunta Cattaneo: o ottobre abbiamo fatto girare, inviato al comune e pubblicato sui giornali un documento in cui ci dicevamo disponibili a discutere alcune questioni legate alle modalità con cui gestiamo il posto facendo anche notare che per i concerti ad esempio c’eravamo già dati un codice di autoregolamentazione su orari, frequenze, volumi ecc…Tuttavia chiedevamo, invece che soffermarsi sulle nostre infrazioni, di ridiscutere le norme del regolamento e della convenzione, di cui ho già parlato, in quanto chiaramente incompatibili con qualsiasi forma di aggregazione (non solo giovanile). Risposta di Faldini: “voi non avete diritto di chiedere nulla, siete qui perché noi vi abbiamo convocato per dire che dovete rispettare ogni virgola di ciò che avete firmato. Inoltre abbiamo una rilevazione dell’arpa fatta 3 mesi fa che attesta che siete ancora fuori dai limiti, quindi lo spazio non è adatto a fare musica” Siccome nel periodo indicato da Faldini non avevamo NESSUNA attività gli ho chiesto di farmi vedere la rilevazione e mi sono sentito rispondere che “non ne avevamo diritto”. A mesi di distanza sia Faldini che i vicini citano ancora solo la rilevazione del 2006 (badando bene di non specificare che risale a prima degli ultimi lavori) dal momento che l’altra evidentemente non è mai esistita. Gli stessi vigili attestano che non abbiamo mai superato i limiti in ogni controllo che hanno fatto. E’ seguito quindi un incontro con Cattaneo e l’assessore in cui sono stati ribaditi i concetti dell’incontro precedente e ci è stato comunicato 1- che la convenzione non ci sarebbe stata rinnovata comunque a giungo, cascasse il mondo. 2- che stavano pensando a dare in gestione il Barattolo ad “una cooperativa” (chiaramente pagandola dato l’affitto che paghiamo noi gli fanno schifo…) la gestione del locale in modo da permettere comunque ai giovani che ne facciano richiesta di svolgerci le proprie iniziative. Notare che pochi giorni prima eravamo stati contattati da un emissario di una nota cooperativa di Pavia che gestisce tutti i service delle iniziative culturali in città e che ha tra i due fondatori un membro attivo del pdl, amico di infanzia di Cattaneo, che ha svolto la sua campagna elettorale. Sostanzialmente volevano sondare la nostra disponibilità con una proposta identica a quella che 2 giorni dopo ci avrebbe fatto il sindaco. Chiaramente abbiamo gentilmente risposto che questo non ci interessava perché non vogliamo semplicemente fare musica ma avere uno spazio aperto a tutti per discutere e agire, costruire qualcosa in modo libero e indipendente da ogni forma di censura comunale.
Qualche giorno dopo l’incontro in comune abbiamo saputo da un articolo sulla Provincia Pavese che il comune ci aveva imposto il divieto di fare musica promettendo ai giovani di Pavia spazi per fare musica (il mercato coperto, un nuovo spazio al cravino). Chiaramente erano promesse pretestuose e oggi i posti promessi sono stati destinati ad altro e tutto è caduto nel dimenticatoio.
Pertanto dopo mesi abbiamo deciso di ripartire con un’iniziativa dal forte significato sociale: il concorso sconcertante per le giovani band pavesi (giunto alla 6° edizione), per dar loro la possibilità di farsi conoscere in una città in cui non hanno spazi al di fuori delle (economicamente dispendiose) sale prove. Il concerto di sabato era l’appuntamento di lancio del concorso. Così come l’interruzione della musica ci è stata comunicata a mezzo stampa dal comune,così anche la ripartenza è stata da noi comunicata a mezzo stampa (consapevoli che avrebbero comunque trovato un appiglio legale per cacciarci). Siamo stati convocati e ci hanno chiesto di 1-annullare il concerto di sabato scorso 2-sospendere l’organizzazione del concorso per poter valutare la possibilità di farlo in altri spazi privati (ovviamente da pagare) che aveva già contattato e di cui millantava di aver ricevuto la disponibilità: uno di questi era spazio musica che, sentito da noi la sera stessa, ha negato di aver dato la disponibilità a Faldini (sentito solo al telefono) sia per la diversità che caratterizza le nostre iniziative da quelle di un locale privato sia per pure e semplici incompatibilità di calendario; l’altro era il Nirvana, locale che, oltre ad essere frequentato da personaggi particolarmente avvezzi a far saluti romani, è di proprietà dell’assessore Bobbio Pallavicini. Potete immaginare la nostra risposta…
Come conseguenze di questo incontro, che è servito loro per ribadire che siamo noi brutti e cattivi e non vogliamo alcun dialogo, giovedì ci hanno mandato una pattuglia dei vigili urbani che ci ha impedito di svolgere il cineforum dietro minaccia di denuncia penale per il responsabile formale dei corsari. Nel frattempo abbiamo saputo da fonte certa che il comune aveva organizzato una “retate” della polizia per sabato mattina, momento in cui di solito le famiglie del gruppo di acquisto solidale (che formalmente sono abusivi) si ritrovano al Barattolo per le consegne degli ortaggi. Per fortuna per questo sabato non era in programma ma alcuni di noi erano comunque presenti e hanno potuto confermare un continuo e inusuale movimento di volanti delle forze dell’ordine in via dei mille.
Sabato, consapevoli che ciò sarebbe nuovamente successo, abbiamo predisposto un elenco di 58 persone che si dichiaravano responsabili dell’organizzazione del concerto sollevando da ogni responsabilità i responsabili delle associazioni. Come previsto i vigili sono arrivati per svolgere controlli. Un gruppo espressamente incaricato li ha fermati sulla soglia del Barattolo spiegando loro l’inopportunità di un intervento all’interno della struttura, dato il clima suscitato dall’ennesima intimidazione del comune. Molte persone (circa un centinaio)intervenute per il concerto sono uscite e, prima che la situazione si inasprisse, sono state convinte dagli organizzatori a tornare all’interno e a continuare la festa. Nel frattempo i vigili, confrontatisi col comandante, hanno constatato l’inopportunità di un loro intervento dentro la struttura e, in un clima assolutamente sereno, come testimoniato dai video che abbiamo girato, hanno riconosciuto la responsabilità mostrata dagli organizzatori nell’evitare ulteriori inutili tensioni. Hanno inoltre riscontrato la TOTALE assenza di disturbo dalla strada tanto che, per convincerli del fatto che la musica fosse iniziata già da un pezzo, abbiamo dovuto aprire le porte sulla facciata davanti del Barattolo onde riuscire a sentire un minimo di rumore.
Come volevasi dimostrare il giorno dopo Cattaneo e Faldini hanno comunicato l’intenzione di proporre in giunta la rescissione della convenzione. Lunedì pomeriggio si è riunita la giunta e ha deliberato la rescissione immediata della convenzione dei corsari, di gnufunk, dei ciclopi e di PISA.
Data: 06-02-2010 Autore: CSA Barattolo |
avvisaglie di quel che ci aspettaQuesta sera al Barattolo doveva svolgersi il cineforum popolare, un'iniziativa che prosegue da diversi mesi, nata dalla volontà di colmare il vuoto culturale creato dalla progressiva scomparsa di cinema in città. Purtroppo non è stato possibile proiettare il film in programma perchè una pattuglia della polizia locale, su mandato del comune, è stata inviata a contestare i reati di violazione del diritto d'autore e organizzazione di un evento pubblico senza l'autorizzazione da parte del sindaco (!!!). Di fronte alla prospettiva di una nuova denuncia penale a carico dei responsabili delle associazioni che gestiscono il centro sociale abbiamo preferito sospendere la proiezione e riunirci in assemblea con tutti i presenti a cui abbiamo spiegato la grave minaccia che pende sul Barattolo. Come molti di voi sanno il Barattolo non ha mai avuto vita facile con gli organi di governo della città. La nuova giunta ha da subito negato qualsiasi forma di dialogo rifiutandosi di riconoscere il valore sociale del nostro operato e barricandosi dietro il rispetto delle regole (che, di fatto, ci impedirebbero di svolgere una qualsivoglia attività rivolta ai giovani e alla cittadinanza) per mascherare la volontà politica di porre fine all'esperienza di un Centro Sociale Autogestito a Pavia. Ad ottobre ci è stato comunicato, a mezzo stampa, un diktat che ci imponeva di non fare più musica al Barattolo mentre parallelamente (e strumentalmente) il comune comunicava l'intenzione di aprire spazi più idonei per fare musica e di ritirare le ordinanze antibivacco. Promesse destinate a cadere nel vuoto. Di fronte al vuoto culturale creato da tale provvedimento abbiamo deciso di ripartire, in barba ai divieti, con la programmazione musicale, organizzando il "concorso sconcertante", un'iniziativa (al sesto anno di vita) rivolta ai giovani band pavesi per permettere loro di suonare e farsi conoscere. Sabato si svolgerà al Barattolo un concerto pensato per pubblicizzare il concorso. Questo evento è stato anticipato dalla consegna durante l'ultimo consiglio comunale di una petizione firmata da oltre 60 gruppi musicali. La risposta del comune non si è fatta attendere. L'irruzione di stasera al cineforum è stata, per stessa ammissione della polizia locale, il preambolo del pugno duro che il comune intende adottare fin dal concerto di sabato. Sappiamo già che cercheranno di impedirci di svolgere il concerto e che, se dovessimo rifiutarci di chinare il capo di fronte a questa ennesima intimidazione, rischieremo di andare incontro a pesanti conseguenze sia a livello individuale che collettivo.
La sopravvivenza del C.S.A. Barattolo dipende in modo cruciale dalla risposta che, tutti coloro che continuano a credere nella necessità di un centro sociale a Pavia, sapranno dare fin da questo sabato.
Per questo chiediamo a tutti coloro che condividono il percorso che, tra mille difficoltà, abbiamo tentato di intraprendere in questi anni, di non lasciarci soli e di far sentire il proprio dissenso contro l'ennesimo tentativo di eliminare un piccolo, ma fondamentale, spazio di libertà.
Per questo è necessaria anche la vostra presenza questo sabato sera.
"È a Madame Giustizia che dedico questo Concerto, in onore della vacanza che sembra aver preso da questi luoghi e per riconoscenza all'impostore che siede al suo posto." V, V for Vendetta
Data: 05-02-2010 Autore: CSA Barattolo |
Nonostante tutto RicominciamoNonostante tutto Ricominciamo
Da settembre 2009 il sindaco e l'assessore alle politiche giovanili Faldini hanno imposto al CSA il blocco dei concerti. Il vero scopo di questa scelta è portare alla chiusura l'unico spazio sociale autogestito per giovani e non solo che ha fatto dell'antirazzismo, della libera circolazione dei saperi,della partecipazione attiva e del consumo critico alcuni dei propri principi fondamentali.
L'amministrazione comunale, negli incontri avuti, si è dimostrata chiusa verso ogni forma di dialogo limitandosi ad imporci unilateralmente divieti, senza ascoltare le nostre ragioni e senza riconoscere il valore per Pavia delle nostre attività.
Dopo mesi di silenzio obbligato e dopo le promesse mai mantenute del comune (spazi alternativi per fare musica e cultura, ritiro delle ordinanze liberticide e delle varianti al regolamento di polizia urbana ecc.) non siamo disposti ad accettare queste imposizioni e le pretestuose motivazioni forniteci a mezzo stampa.
Per questo oggi vogliamo colmare il vuoto culturale che la giunta ha creato in città con i propri provvedimenti riportando la musica al C.S.A. Barattolo.
Per questo abbiamo lanciato la campagna “libera musica in libero spazio” e raccolto con soddisfazione moltissime adesioni di gruppi musicali e artisti. Tutti d'accordo nel voler difendere l'importanza del C.S.A. Barattolo come unica realtà di libera espressione culturale in una città dormitorio come Pavia.
La petizione verrà consegnata pubblicamente al consiglio comunale e alla cittadinanza intera. Il giorno XXXXX del primo consiglio comunale.
Speriamo che il buon senso prevalga sui pregiudizi e sulle promesse elettorali e che quindi si riconosca il valore delle attività e delle opportunità che il barattolo da 12 anni offre a tutti i Pavesi.
A febbraio ci sarà il primo concerto di rilancio dove verrà presentata la VI edizione del concorso Sconcertante aperto a tutte le band emergenti.
Vi invitiamo a partecipare numerosi al presidio in consiglio comunale e alla consegna della petizione.
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Data: 13-01-2010 Autore: CSA Barattolo |
Manifesto della musica liberaDa settembre senza trattative e senza possibilità di replica l'amministrazione comunale ha imposto che nessun concerto sia svolto al CSA Barattolo.
Per non interrompere questa fantastica esperienza, opportunità sia per i pavesi che per tutti i gruppi indipendenti, vi chiediamo di sottoscrivere il seguente appello. Il “MANIFESTO DELLA MUSICA LIBERA” verrà utilizzato all'interno della campagna per restituire alla città il diritto alla musica: una volta completata la petizione sarà consegnata alla stampa locale e in consiglio comunale.
Se vuoi sostenerci manda una mail a musica@csabarattolo.org.
Cogliamo l'occasione per invitare chi abita in zona a partecipare alle prossime mobilitazioni per riportare la musica al CSA Barattolo. Chiediamo in oltre a tutti i gruppi / associazioni che firmeranno la lettera di mettere sul proprio space il logo della campagna.
MANIFESTO DELLA MUSICA LIBERA
Come ogni pavese potrebbe facilmente dirvi, la città non eccelle nell'offerta di eventi culturali e ricreativi; questo nonostante l'alto numero di studenti medi e universitari.
Per musicisti in erba sono pochissime le opportunità di esibirsi dal vivo, come d'altra parte si contano sulle dita di una mano i locali in tutta la provincia dove un appassionato può godersi musica dal vivo .
Da quasi 12 anni ormai il C.S.A Barattolo ha organizzato e gestito una fervente attività musicale, nella forma di concerti, jam session, laboratori musicali e corsi per principianti.
Tutto questo è stato possibile grazie a molti giovani che hanno creduto in un progetto aperto alla musica libera e si sono impegnati attivamente, impiegando le proprie forze per organizzare eventi stimolanti per la realtà giovanile della città.
I prezzi popolari, il lavoro volontario e l'autogestione sono le prerogative per la rivitalizzazione di musica e cultura senza fine di lucro, volte ad 'aprire il palco' a band indipendenti ed artisti che, seppur validi, spesso faticano a trovare spazi in cui esibirsi.
Il CSA Barattolo è riuscito ad offrire un servizio indispensabile che sarebbe lecito aspettarsi dallo stesso Comune. A testimonianza di ciò l'alta partecipazione alle iniziative musicali: molte band anche alle prime armi hanno potuto esibirsi davanti un vasto e partecipe pubblico.
Si è inoltre riusciti ad instaurare collaborazioni durature con associazioni, band o singoli e ad organizzare appuntamenti fissi annuali, come il concorso 'Sconcertante' arrivato alla IV edizione.
Il CSA Barattolo è stato anche capace di attrarre artisti d'alto livello e noti: Ivan della Mea, Al Mukawama, Bisca, Derozer, Arpioni, Succo Marcio, Giuliano Palma, DJ Scratchy (The Clash),Camerini, Brusco,Vito War, Los Fastidios,Babaman, Mascarimiri, Skruigners , Claudio Lolli , Folkabbestia e altri ancora.
Alla luce di questo chiediamo che sia riconosciuto l'oggettivo valore dell'attività musicale all'interno del C.S.A. Barattolo. Le precedenti amministrazioni hanno realizzato negli anni diversi interventi di insonorizzazione: bussola all'ingresso, muri fonoassorbenti, controsoffittatura, pannelli alle finestre, porta antincendio e adattando l'impianto elettrico allo scopo.
Oggi il Barattolo è luogo idoneo a sviluppare la nostra idea di musica libera.
Perchè privare artisti, appassionati e giovani tutti di questa opportunità?
CSA BARATTOLO_Comitato di Liberazione Musicale
Sul sito saranno inserite le date delle mobilitazioni.
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Data: 04-11-2009 Autore: CSA Barattolo - Comitato di liberazione musicale |
Discorso per il 25 aprileBuon giorno a tutti, vi chiediamo due minuti di attenzione prima dell’inizio delle celebrazioni ufficiali e degli interventi istituzionali per esprimere alcune riflessioni che noi, e le persone che con noi hanno dato vita a questo spezzone all’interno del corteo, abbiamo prodotto e condiviso in occasione di questo 25 aprile. Purtroppo quest’interruzione, che forse da qualcuno verrà vista come un’intromissione o un atto di arroganza è l’unico modo che abbiamo, di fronte al silenzio, all’indifferenza e all’insofferenza mostrata dalle istituzioni, per condividere anche con voi, partigiani e cittadini antifascisti che siete qui oggi, il nostro pensiero.
E’ ormai da molti anni che ribadiamo la necessità che il 25 aprile torni ad avere un significato più profondo della semplice celebrazione di una ricorrenza, perché è da molti anni che i valori e le libertà conquistate tramite la lotta partigiana e sanciti dalla nostra costituzione sono sotto attacco. Mentre da un lato si nega il ruolo determinante della resistenza partigiana nella liberazione dell’Italia dall’oppressione del regime nazi-fascista, si fanno appelli alla riconciliazione e all’oblio e si propongo disegni di legge volti ad equiparare i martiri della resistenza con i morti della repubblica di Salò, nelle nostre strade si assiste al ritorno delle forme più becere di violenza fascista.
Lo scorso ottobre Pavia ha subito l’ennesima aggressione squadrista: durante una serata al Centro Sociale Barattolo organizzata da un collettivo universitario, una quindicina di militanti incappucciati iscritti al partito fascista di FN si è mosso dalle sede e ha aggredito con spranghe e tirapugni un gruppo di ragazzi spedendone ben 7 all’ospedale. In quell’occasione la cittadinanza democratica e antifascista, confluita in una grande manifestazione spontanea di solidarietà, aveva denunciato le responsabilità delle istituzioni locali, comune, questura e prefettura, che avevano permesso l’apertura della loro sede rifiutandosi d’intervenire, incuranti dei timori e delle preoccupazioni espresse già da tempo. Avevamo chiesto che le istituzioni prendessero una posizione netta di condanna della violenza fascista e che si impegnassero ad impedirne la riapertura. In risposta abbiamo avuto solo il silenzio di chi era troppo preso e a gestire gli equilibri di potere di una giunta ormai allo sbando e l’imbarazzo di chi conta ancora tra le proprie fila nostalgici della ventennio fascista. Nel frattempo, quegli stessi squadristi, oggi in cerca di una nuova sede, hanno organizzato poche settimane fa raid notturni contro i negozi gestiti da migranti e hanno coperto la città di scritte razziste e xenofobe.
La possibilità che il processo contro questi loschi individui venga archiviato dalla magistratura, rischia di far passare un messaggio estremamente pericoloso: la violenza squadrista a Pavia è accetta e impunita.
Ma siamo anche consapevoli che questa non è che la punta dell’iceberg e che il fascismo non si esprime solo in queste espressioni di violenza becera, frutto dell’ignoranza e dell’alienazione.
Esso ha trovato altre forme per imporsi, ancor più pericolose perché meno evidenti, mascherate dalle finalità di sicurezza, di decoro, di quiete pubblica. È fascista una legge che limita e impedisce il diritto allo sciopero dei lavoratori, è fascista una legge che nega le cure mediche a uomini e donne immigrati clandestinamente, sono liberticidi e fascisti i regolamenti comunali, approvati anche qui a Pavia, che negano la possibilità di far vivere gli spazi sociali, di sperimentare forme di aggregazione libera e di promuovere un’idea di cittadinanza che non si limiti allo schema lavora e consuma; quegli stessi regolamenti, mascherati come atti burocratici, si pongono ora anche l’obiettivo politico di uccidere il diritto a manifestare, imponendo l’obbligo di richiedere il permesso alla questura con un mese d’anticipo ed esponendo chi disobbedisce a pesantissime sanzioni amministrative e, non dubitiamo, penali.
Di questi temi difficilmente oggi sentirete parlare da parte di chi forse è qui presente solo perché si avvicina la campagna elettorale e che di questo scempio è complice se non responsabile.
A questi personaggi va tutto il nostro sdegno, a voi cittadini l’augurio di un buon 25 aprile e l’invito a lavorare ogni giorno per farlo rivivere nelle nostre città, a voi partigiani la nostra immensa gratitudine e la promessa di continuare a lottare per difendere e incrementare le libertà da voi conquistate.
“Ma allora c’è la storia . C’è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall’altra. Da noi niente va perduto, nessuno sparo, pur uguale ai loro, m’intendi? Nulla va perduto, tutto servirà, se non a liberare noi, a liberare i nostri figli, a costruire un’umanità senza più rabbia, serena, in cui si possa non essere cattivi.
L’altra è la parte dei gesti perduti, degli inutili furori, perduti e inutili anche se vincessero, perché non fanno storia, non servono a liberare ma a ripetere e perpetuare qual furore e quell’odio, finché dopo altri dieci, o cento, o mille anni si tornerebbe così, noi e loro, a combattere con lo stesso odio anonimo negli occhi e pur sempre, forse senza saperlo, noi per redimercene, loro per restarne schiavi. Questa è la lotta. Una spinta di riscatto umano, elementare, anonimo, da tutte le nostre umiliazioni.: per l’operaio dal suo sfruttamento, il contadino dalla sua ignoranza.
Il nostro lavoro politico dovrebbe essere questo, utilizzare anche la nostra miseria umana, utilizzarla contro sé stessa, per la nostra redenzione, così come “gli altri” utilizzano la miseria per perpetuare la miseria, e l’uomo contro l’uomo” (Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno)
Data: 25-04-2009 Autore: CSA Barattolo |
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