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10 anni per costruire uno spazio sociale...
ora riprendiamoci la cittą!

Ci hanno presi per pazzi quando nel 1998 è nata l’idea di creare un centro sociale autogestito a Pavia, una città dormitorio con la puzza sotto il naso, forse perché ultimo buco del culo del mondo, in cui qualsiasi problema sembra sembra sempre troppo lontano per destare dalla propria teledipendeza una popolazione sonnolenta e svogliata. L’abbiamo fatto, nonostante i molti politicanti e burocrati che a turno hanno cercato di impedirlo. Ma mentre questi sono passati, alcuni riciclati, altri sonoramente trombati, il Barattolo è rimasto ed è oggi uno spazio libero con 10 anni di storia alle spalle.

Ma è sempre più difficile lavorare per cambiare una città e una società rese ancora più impaurite, indifferenti e intolleranti dalla criminalizzazione di ogni forma di pensiero critico, dalla precarietà delle proprie esistenze, e da un allarme sicuritario che si desta solo nei confronti dei “luridi immigrati” e non quando ad ammazzare è la mafia, un figlio della patria con svastica sul giubbotto o lo stato, come avvenuto al G8 di Genova.

Se ti sei stancato di guardare la Tv, di spendere la paghetta-salario in qualche bar e senti il bisogno di fare qualcosa per cambiare le cose, se anche tu cerchi uno spazio dove incontrarsi, discutere, promuovere eventi culturali o anche solo riscoprire il piacere della socialità partecipa al C.S.A. Barattolo!

Ciclofficina popolare - I ciclopi

La ciclofficina popolare è un luogo per ripare, costruire e modificare biciclette, aperto a tutte le persone che desiderano rendersi autonome nella manutenzione della propria bici.
Un luogo per moltiplicare uso, conoscenze, visibilità, consapevolezza dell'utilizzo della bici come mezzo di trasporto urbano e non.
Per liberarsi dai meccanismi consumistici "compra/butta/ricompra/ributta", dagli sprechi, dall'inquinamento acustico e dell'aria, dagli idrocarburi e dalle guerre, da regole, divieti e patente a punti...

LIBERA IL TUO VELOCIPEDE!

Ogni giovedì pomeriggio presso il CSA Barattolo.

INFO: 347-0413196, ciclopi@csabarattolo.org

12-13 Giugno 2005 - Referendum sulla fecondazione assistita

Viene prima l’uovo o la gallina?

Viene prima la gallina!
Il 12 e il 13 giugno siamo chiamati a votare per il referendum che si propone di abolire alcune parti della legge 40 sulla fecondazione assistita. Noi voteremo sì perché non abbiamo alcun dubbio: la gallina viene prima dell’uovo! In un paese in cui diritti fondamentali garantiti dalla nostra costituzione, come la salute, l’istruzione, la libertà d’opinione e il diritto a una vita dignitosa vengono sistematicamente svenduti da governanti la cui unica etica è la logica del profitto individuale anche la libertà di scelta consapevole della donna viene ora messa pericolosamente in discussione. Ecco allora che un governo fatto di ex-piduisti, politici conniventi con la mafia, teorici della guerra preventiva e dell’odio razziale, veste ora i panni del predicatore ergendosi a pladino dell’eticità per accontentare le pressioni delle componenti integraliste del mondo cattolico.
La legge 40 non solo rende l’embrione un soggetto giuridico, ma va oltre equiparando esplicitamente i diritti dell’embrione a quelli della madre: un’insieme di cellule che sarebbero incapaci di svilupparsi autonomamente senza il supporto della genitrice ha, secondo questa legge, la stessa importanza di una donna matura e consapevole. La donna viene così privata della sua libertà di scelta e dei suoi diritti fondamentali. Per esempio, la decisione di non mettere al mondo un bambino con gravi malformazioni è considerata da coloro che sostengono questa legge come estremamente grave, poco importa se dopo la nascita del bambino la madre si troverà da sola ad affrontare la difficile situazione. Come può parlare di “diritto alla vita” uno stato che non si pone nemmeno il problema di promuovere un’efficace politica a sostegno delle famiglie con figli handicappati. Chi se non la donna può scegliere per sé e per il suo bambino?

Perché votare sì ai 4 referendum

1- Per consentire nuove cure:
L’attuale legge vieta ai ricercatori di utilizzare cellule staminali prelevate da embrioni non utilizzati. La ricerca sulle staminali è fondamentale per combattere malattie come il cancro, la sclerosi, l’Alzheimer, il parkinson, il diabete ecc. Si tratta di problemi che, solo in Italia, investono circa 12 milioni di persone a cui la legge 40, così com’è, sottrae una speranza fondata di guarigione

2- Per la tutela della salute della donna:
La legge prevede che possano essere prodotti al massimo 3 embrioni e vieta il loro congelamento. Ciò significa che la donna viene sottoposta a lunghe cure ormonali necessarie per generare gli ovuli da fecondare. Tra tutti gli embrioni così prodotti ne vengono scelti solo tre e gli altri, invece di
essere congelati per essere utilizzati in caso di insuccesso del primo impianto, vengono letteralmente cestinati. In caso di insuccesso la donna è così obbligata a sottoporsi nuovamente ad una vera e propria tempesta ormonale, con gravi rischi per la sua salute. Inoltre la diagnosi pre-impianto perde qualsiasi utilità poiché gli embrioni vanno impiantati anche nel caso in cui la diagnosi abbia mostrato un elevato rischio di malattie genetiche. Una volta impiantato l’embrione malformato l’unica possibilità di scelta per la donna è quindi l’aborto terapeutico. Questo è ad esempio il pericolo a cui vanno incontro le coppie portatrici di malattie genetiche.

3- Perché l’embrione non può avere gli stessi diritti di una donna:
La legge 40 assicura al concepito gli stessi diritti della genitrice e di ogni persona nata parlando esplicitamente di "diritti di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito”. In questo modo attacca il principio della libertà di scelta autonoma della donna e si compie così il primo passo verso la messa in discussione del diritto all’aborto che, riconosciuto dopo una battaglia civile e culturale, ha permesso di sottrarre la donna da una condizione di clandestinità e segregazione.

4- Per la fecondazione eterologa
La fecondazione eterologa è una pratica a cui si ricorre solo in casi di grave sterilità.
Si tratta di una tecnica che consente la fecondazione assistita anche utilizzando gameti di donatori esterni alla coppia. La legge attualmente la vieta categoricamente. Ma impedire a una coppia di ricorrere a un donatore esterno può produrre solo due effetti: vietare per sempre alla donna di quella coppia di partorire o costringerla, se la coppia può permetterselo economicamente, a recarsi in uno dei paesi dove la fecondazione eterologa è consentita. La differenza di disponibilità economiche è quindi un forte limite per la libertà di scelta dei cittadini e in particolare delle donne.

1° Maggio 2005 - May Day

RILANCIARE L’OFFENSIVA DEI PRECARI PER LA CONQUISTA DEL POTERE SI PUO’ !

Il governo pensava probabilmente di avere neutralizzato qualsiasi velleità rivoluzionaria nelle nuove generazioni, attraverso la repressione sanguinosa, lo sberleffo, il silenzio sui gruppi più organizzati. Ebbene, si sbagliava !
Si sbagliava a considerare i centri sociali luoghi per rivoluzionari in pensione, persi nei ricordi, in attesa di “qualcosa qualcuno la sorte o perchè no la morte....”.
Invece molto ribolle nelle teste dei nuovi artefici del destino dello stato e un po’ di quel molto è saltato fuori con l’offensiva portata avanti dal santo precario San Precario, anche a Pavia.
Scintille di un nuovo ardore rivoluzionario hanno brillato sia in Università, dove l’improvvisa epifania del Santo ha scombussolato i piani di marcketing tra Ateneo e imprese nel giorno della vetrina delle aziende in Università, guadagnandosi pure la prima pagina della “provincia” e pisciando sulle pietre angolari che reggono le idee neoliberiste dell'iniziativa (“noi vi diamo i cervelli a basso costo, voi ci date la garanzia d’attingere dal nostro serbatoio di materia grigia e ci fate un “catò” di pubblicità”)., sia all’Esselunga il giorno prima della mayday.
Esselunga, solo il nome terrorizza millanta di lavoratori giovani e precari in tutto il Paese .
Il giorno prima della mayday il Santo Precario, portato in processione nel tempio blasfemo del consumo, ha lanciato i suoi strali contro i detentori del potere nell’Azienda Totale Esselunga e i suoi Kapò, ha irradiato, di contro, aura positiva verso i dannati delle casse e i disperati degli scaffali, e ha fatto assaggiare la sua immaterialità ai buttafuori del centro commerciale, mercenari assoldati al solo scopo di non far penetrare la realtà della lotta sociale all’interno di tali strutture.
Il giorno uno di maggio: MAYDAY MAYDAY: una massa sociale rivoluzionaria si è buttata in strada, con la sua rabbia ma anche la voglia di divertirsi perchè gioia è rivoluzione !
Il santo è pronto a colpire in ogni momento. Attenti , sfruttatori della plebe !
Non determinerete più il nostro tempo, il tempo nostro sarà determinato da noi.

25 aprile 2005: primavera di bellezza!

IL PERCORSO VERSO IL 25 APRILE

Poche volte il percorso verso il 25 aprile è stato tanto coerente e compatto, anche se sostenuto, purtroppo, quasi unicamente dal barattolo: ricordiamo lo spettacolo “mai morti” con Bebo Storti organizzato dai folletti urbani, la serata più mostra dedicata a Fausto, Iaio e Dax e la bella esposizione, organizzata dai giovani comunisti, su Ferruccio Ghinaglia, riguardo al quale ricordiamo anche il presidio con posa dei fiori il pomeriggio del 21.
Grande e tempestiva anche la sensibilizzazione in città (manifesti, adesivi, tazebao).

MANIFESTAZIONE DEL MATTINO

Pochi ricordano un 25 aprile con tante rosse bandiere, bisognava aspettare il sessantesimo per ritirare fuori il glorioso tricolore con la stella rossa al centro, a ricordo delle brigate Garibaldi ? Pare di sì, e senza neanche poche polemiche da parte di chi aveva paura, anche e soprattutto a sinistra, di un 25 aprile finalmente di lotta.
Ma anche chi remava contro alla fine si è dovuto arrendere davanti alle numerose persone presenti dietro al camioncino del csa barattolo, che con la sua musica ricordava la matrice comunista di buona parte della Resistenza.
Ai lati dello striscione “RESISTENZA” le bandiere palestinesi, kurde, dell’EZLN, ricordavano chi ancora oggi attende un suo “25 aprile”.
Da segnalare che durante il corteo sono stati cambiati i nomi delle vie: strada nuova è diventata “strada Davide Cesare ucciso dai fascisti nel 2003”, piazza Vittoria “piazza Carlo Giuliani, partigiano ucciso dallo stato nel 2001” ed inoltre sono stati ricordati Auro Bruni, Fausto e Iaio, Giorgiana Masi ecc, questo per ricordare gli antifascisti morti ben dopo il 25 aprile 1945.
Da segnalare, infine , che la banda “ufficiale” non ha fatto “il piave” venendo incontro alla nostra richiesta(vedere dopo lettera alla provincia pavese).e che il vigile, per una volta, ha infilato le corone nel posto giusto.

Al pomeriggio

Al pomeriggio le dolci note dei lumpen, degli hippie killers, degli atarassia e dei los fastidios hanno deliziato gli antifascisti presenti, mentre sotto i portici di Piazza della Vittoria la mostra dei giovani comunisti su Ferruccio Ghinaglia dava l’occasione ai presenti di ripercorrere gli anni violenti dell’avvento del fascismo.
Il concerto ha visto una grande presenza giovanile pronta a rotolarsi e a scontrarsi al coro di " mille pugni al cielo ".
Niente forza italia durante il corteo al mattino e niente nazi al concerto del pomeriggio hanno creato le condizioni migliori per una giornata di festa, di lotta e di sensibilizzazione.


Riprendiamoci il futuro

Di contro alle insulse campagne pubblicitarie del periodo elettorale, condite da faccioni attaccati in ogni angolo della città, noi, del centro sociale Barattolo, contrapponiamo le nostre “faccine”, piccoli A3 che sfidano le pareti dei Berlusconi, dei Nola e dei Pesato.
A differenza di quelle, le nostre riportano storie vere, di gente che tenta di vivere, in alcuni casi di sopravvivere, nella nostra città. Sono migranti, giovani precari, disoccupati che ogni giorno si scontrano con nuove difficoltà dettate da una società sempre meno “civile” e sempre più egoista.
Sfidiamo i facili slogan sul genere del “sono cresciuto con voi” con la cronaca del vivere quotidiano di una fascia , tra l’altro, sempre più ampia di popolazione.
Da gesto sporadico e di denuncia il nostro lavoro di cronisti fedeli di quello che viviamo o ci viene raccontato ha intenzione di muoversi in una direzione più operativa: nuove faccine stanno per essere attacchinate sui muri di Pavia, faccine di gente che ha deciso di “giocarsi la faccia” per far sapere che cosa non va e che cosa si può fare per cambiare il corso degli eventi.
Faccine che invitano a nuove mobilitazioni faranno presto capolino, e dietro ad ogni faccina persone che non riescono più a mandar giù ingiustizia.


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