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COSTRUIAMO IL QUARTIERE SOCIALE

Pavia è una città in fase di ristrutturazione: le attività produttive industriali sono ormai soppiantate dal terziario e dai centri commerciali, in un processo che comporterà forti rivolgimenti nella struttura urbana e nella vita quotidiana di tutti noi.
In questa trasformazione, caratterizzata purtroppo da molteplici casi di speculazione edilizia, appaiono del tutto trascurate le esigenze sociali dei cittadini; se è essenziale riqualificare economicamente la nostra città, soprattutto in un momento di crisi occupazionale, non va dimenticato che la dimensione sociale e solidale è ciò che differenzia una comunità urbana da un semplice agglomerato di uffici e supermarket.
Il problema che si pone è dunque la creazione di spazi dove la collettività possa esprimere le proprie necessità di solidarietà, di cooperazione e di creatività: in sintesi, di vita sociale al di fuori delle pure logiche produttive. In quest'ottica si colloca il progetto "COSTRUIAMO IL QUARTIERE SOCIALE", una proposta concreta per il recupero delle ex-aree industriali, viste come un patrimonio della città intera, ai cui bisogni devono essere, almeno in parte, destinate.
Pensiamo innanzitutto, ma non solo, alla ex-Snia-Viscosa, una distesa di edifici da anni in totale abbandono, in attesa di modificazioni nel P.R.G., che consentano una sua trasformazione in uffici e in quartieri residenziali: è accettabile che la città, che per decenni ha subìto gli effetti inquinanti della ex-fabbrica di sostanze tossiche, non abbia oggi diritto, in quanto collettività, ad un risarcimento in termini di spazi sociali liberi? Crediamo che, senza impedire un parziale recupero di tale area in senso commerciale, sia un diritto della comunità pavese la destinazione di una consistente parte delle aree dismesse ad uso collettivo.
Il nostro progetto prevede la realizzazione di quello che chiamiamo un "Quartiere sociale", ovvero di un luogo dove le energie creative e solidali di Pavia si possano incontrare, avendo lo spazio materiale per agire; proponiamo quindi che, nella ex-Snia-Viscosa ed in altre aree, trovino collocazione le seguenti realtà:
1) sedi per le associazioni del volontariato;
2) sedi per associazioni culturali e del tempo libero;
3) centri sociali autogestiti;
4) sale per concerti, spettacoli e per prove musicali;
5) spazi di verde pubblico;
6) alloggi per studenti, per immigrati, per giovani coppie;
7) botteghe del commercio equo e solidale;
8) botteghe dell'autoproduzione giovanile e del piccolo artigianato;
9) mercatino delle pulci;
10) punti di ristoro gestiti da cooperative giovanili;
11) laboratori di ricerca sociale sul territorio, collegato all'università.

Questo, naturalmente, non è che un riduttivo elenco delle molteplici potenzialità che possono svilupparsi una volta che sia stato offerto loro uno spazio.
Il territorio è infatti la risorsa fondamentale sulla quale, oggi più che mai, si gioca il destino economico e sociale della città e dei cittadini: il suo uso, la sua ridelimitazione, non possono prescindere dalle esperienze vitali della comunità urbana; anzi, queste esigenze possono essere il motore di nuove e produttive trasformazioni, delle quali il "Quartiere Sociale" può essere un simbolo ed un elemento trainante.
Il "Quartiere Sociale" può essere infatti visto da diverse e complementari prospettive:
1) come concreto recupero alla collettività delle aree dismesse, al di fuori di logiche speculative;
2) come quartiere che riunisce quelle attività produttrici dei cosiddetti "servizi alla persona", cioè quelle indispensabili funzioni di assistenza ai disagiati, di socializzazione giovanile, di interscambio culturale, di riflessione sul territorio, che contribuiscono ad elevare la qualità della vita e che possono essere, in buona misura, gestite dai cittadini stessi, ferma restando la partecipazione attiva dell'Amministrazione cittadina, che non deve estraniarsi dal settore;
3) come laboratorio sociale, nel quale sperimentare concretamente nuove sinergie, frutto dell'incontro solidale di esperienze diverse, ma comunque orientate al bene collettivo; un laboratorio che abbia dunque anche la funzione culturale di studiare i mutamenti in corso e di diffondere i propri risultati;
4) come simbolo della città che vogliamo, rispettosa delle esigenze sociali, e non solo di quelle economiche, e in grado di affrontare la sfida per la costruzione di una comunità urbana solidale e integrata, ma al tempo stesso arricchita dalle differenze in essa presenti.

Si pone dunque la necessità di investire nel sociale e nelle sue relazioni con il territorio: un progetto che mira al coinvolgimento propositivo delle energie più innovative presenti nella realtà urbana, un'idea che necessita dell'apporto effettivo di molteplici risorse, affinché sia possibile la sua realizzazione.
Il problema principale è, naturalmente, di natura economica: il progetto del "Quartiere Sociale" non può basarsi sull'autofinanziamento; inoltre, date le premesse al nostro discorso (basate sulla rivendicazione di precisi diritti dei cittadini alla socialità) la collaborazione attiva dell'Amministrazione Pubblica è da considerarsi indispensabile. Ma il costo della realizzazione non deve essere accollato unicamente all'Ente Pubblico: la partecipazione delle associazioni, dei singoli cittadini, della Regione, di eventuali sponsor privati, è una condizione altrettanto imprescindibile, oltre che un'occasione concreta di mettere sul campo nuove e fruttuose sinergie produttive. In questo senso è significativo l'esempio di quelle realtà, come il Centro Sociale Leoncavallo, che stanno avviando una transizione verso il settore delle imprese sociali, in collaborazione con l'Amministrazione Pubblica e con alcuni attori economici privati.
Si può dunque proporre una attuazione del progetto che prevede le seguenti fasi:
1) ristrutturazione del settore in collaborazione con le associazioni di volontariato (che possono fornire manodopera e consulenze), con i privati cittadini (si può istituire un fondo-solidarietà), con la Regione (essendo un progetto-pilota di grande valore simbolico ed effettivo, è possibile la richiesta di finanziamenti, anche nell'ottica del crescente peso dato dalle Amministrazioni regionali al cosiddetto Terzo Settore), con gli enti privati (che possono sponsorizzare l'iniziativa) e con l'Università (che può studiare soluzioni socio-architettoniche funzionali al progetto).
2) destinazione del settore, che già il P.R.G. riserverebbe ai servizi, a "Quartiere Sociale", che preveda l'assegnazione gratuita, o ad affitto simbolico, degli spazi e la gestione dei medesimi delegata alle varie associazioni e gruppi presenti nel Quartiere stesso, secondo il principio della massima autogestione possibile, ovvero dell'elevata responsabilizzazione dei cittadini. Si potranno studiare forme di cogestione anche per quanto riguarda l'amministrazione degli alloggi per studenti, giovani coppie e immigrati.
Per le attività commerciali e produttive che saranno presenti nel Quartiere (botteghe del commercio equo e solidale, autoproduzione giovanile, punti di ristoro...) saranno studiate soluzioni appropriate che tengano innanzitutto conto del carattere socialmente orientato di tali realtà. La forma giuridica della cooperativa sociale è probabilmente la più adatta (in attesa di una legislazione in merito) per quelle che potrebbero diventare "imprese sociali". Dovrà infine essere garantita la non istituzionalizzazione dei Centri Sociali Autogestiti, luoghi che derivano la propria forza e creatività proprio dalla libera aggregazione;
3) periodico monitoraggio del funzionamento del Quartiere (in tal senso sarebbe utilissimo un laboratorio di ricerca sociale, collegato all'Università) e studio delle possibilità di estensione del progetto ad altre aree urbane.

Naturalmente il progetto "Costruiamo il Quartiere Sociale" è al momento solo una bozza, ma riteniamo che vi siano le potenzialità per la sua realizzazione, con l'apporto indispensabile di due volontà, quella sociale e quella politica, ma anche con una dose di intelligenza e di coraggio da parte degli enti privati.
Uno dei passi più importanti è comunque l'attiva e duratura partecipazione dei cittadini a tutte le fasi del progetto, tramite suggerimenti, critiche e sostegno, soprattutto all'insorgere delle inevitabili difficoltà del percorso. Qui si gioca la riappropriazione della politica da parte della comunità: non delega totale, non pure aspettative, bensì reale coinvolgimento nella progettazione e nella gestione del bene, più che mai essenziale, costituito dal territorio in cui viviamo.
Il progetto del "Quartiere Sociale" vuole essere anche questo: un laboratorio produttivo di nuove e sinergiche forme di partecipazione.

Co.R.S.A.Ri.
Città Solidale


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